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Ouma
Alfred
Alfred e’ un ragazzo di 12 anni e vive in Paicho,
uno dei 33 campi per sfollati, IDPs (Internal
Displeased People Camps), nel distretto di Gulu.
Il padre e’ stato rapito ed ucciso dai ribelli del’LRA
(Lord Resistance Army) diversi anni fa. La madre
sopravvive coltivando un piccolo terreno nei pressi
del campo IDP di Paicho.
Una notte, nella prima settimana di Giugno ’02 i
ribelli dell’LRA durante una delle varie incursioni
in Paicho, rapiscono Alfred, togliendolo dalla
madre.
Alfred viene poi trasferito in uno dei tanti piccoli
campi di training militare che i ribelli hanno
allestito nella regione Acholi, e costretto con la
violenza a diventare un giovane combattente.
Parte del trainig include commettere atrocita’ ed
Alfred pena la sua morte, e’ forzato ad uccidere un
suo coetaneo.
Dopo circa un mese di vita con i ribelli, durante un
attacco alla citta’ di Gulu, in un quartiere
chiamato Pece, i soldati dell’ esercito ugandese
UPDF (Uganda People Defence Force) sparano ad Alfred,
colpendolo alla gamba.
Il resto dei ribelli fugge e lui rimane sul terreno.
La ferita e’ grave e l’esito sara’ una amputazione
sotto il ginocchio della gamba sinistra.
Dopo l’operazione Alfred viene ospitato in un centro
per il recupero dei bambini soldato in Gulu e dopo
qualche settiamana viene inviato al nostro
Orthopaedic Workshop per essere protesizzato.
Durante la sua permanenza all’O/W oltre che alla
protesizzazione dell’arto amputato e al trattamento
fisioterapico necessario, si e' provveduto ad
assistere Alfred anche da un punto di vitsa
psicologico.
I sensi di colpa per i crimini commessi, le
brutalita' e la violenza subite hanno determinato
una condizione psicologica instabile e con frequanti
manifestazioni di aggressivita'.
Alfed e' rimasto con noi quasi due mesi durante i
quali abbiamo lavorato per recuperare la sua voglia
di vivere, di giocare e studiare cosi come un
ragazzo della sua eta' ha il diritto di fare.
E stato difficile incoraggiarlo all'uso della
protesi ma dopo qualche settimana Alfred ha
cominciata addirittura a provare a giocare a
pallone.
Dopo la dimissioni dal Laboratoio Ortopedico, stiamo
collaborando ora con GUSCO per reintrodurre Alfred
in una scuola.
Lawino
Susan
Susan ha 16 anni, orfana di padre e madre.
Viveva in un piccolo villaggio in una isolata zona
del distretto di Pader quando i ribelli dell'LRA
l'hanno rapita.
Era la prima settimana di ottobre del 2001.
Data in moglie ad un comandante del gruppo dei
ribelli, in pochi mesi viene addestrata all'uso del
fiucile.
A quanto ci racconta, partecipo' a molti attacchi
sia nei campi di sfollati che in villaggi Acholi nei
distretti di Pader e Gulu rendendosi responsabile
della morte di diversi innocenti.
Un giorno pero', nel mese di maggio del 2002, Susan
calpesta una mina e l'esplosione provoca una
profonda ferita che le costera' un amputazione sotto
il ginicchio della gamba destra.
I ribelli l'abbandonano alla sua sorte. Susan viene
trasportata in ospedale da alcuni civili. Dopo
qualche mese viene trasferita al nostro Workshop.
Susan e' un caso molto raro. Lei infatti ricorda con
piacere il tempo trqscorso nelle fila dei ribelli
dell'LRA. Accampamenti improvvvisati, le fughe
improvvise dagli attacchi dell'esercito, i
combattimenti. Tutto questo si e' impresso nella sua
memoria come parte di una vita avventurosa dove lei
stessa ricopriva (essendo una delle mogli di un capo
gruppo) un ruolo di importante.
Ma tutti noi sentivamo e percepivamo come sotto le
ceneri di un apparente nostalgia, si celava il
dolore e l'angoscia per le esperienze vissute
insieme ai ribelli. Per questa ragione con il resto
dello staff abbiamo deciso di rimboccarci le maniche
e di provarle "tutte" pur di poterle mostrare una
"alternativa" alla vita che lei ancora desiderava.
Aggressiva, con frequenti incubi pieni di violenza e
terrore e convinta di essere posseduta da uno
spirito maligno e' stata tutt'altro che cooperativa.
Era contenta ogni volta che sentiva uno sparo (le
ricordava la vita con i ribelli) e si dispiaceva
continuamente della amputazione semplicemente per il
fatto che non avebbe pottuto piu' combattere.
Il lavoro con Susan e' stato difficile e lungo.
Ma giorno dopo giorno il contatto con la gente la
riportava ad una dimensione di rapporti umani basati
sul rispetto e la autostima e non sulla violenza e
la brutalita’.
Il grosso scalino da superare rimaneva pero’ lo
spirito cattivo, "Jok" in Acholi.
Il dilemma era su come poter "scacciare" lo spirito
maligno che la "obbligava" ad essere cattiva con gli
altri e con se stessa. A volte sembrano infiniti gli
stratagemmi che la nostra mente elabora per
nasconderrci a noi stessi. In ogni caso decidemmo di
seguire il bisogno di Susan senza elaborarlo con
linguaggi a lei non consoni.
Dopo diverse sedute senza risultato con canti
tradizionali contro gli spiriti malvagi, decidemmo
di provare con un rito di esorcismo vero e proprio.
Portammo Susan (con il suo consenso) nella chiesa "Holy
Rosary" di Gulu dove due padri procedettero al rito.
Durante l'esorcismo Susan visualizzava i visi delle
persone uccise che cercavano di afferrarla e di
ucciderla a loro volta. Dopo un paio di ore di
convulsioni e grida, "jok", lo spirito malvagio
lascio' sconfitto dalle preghiere, il corpo di
Susan.
Dopo altre settimane di lavoro con lei, notammo un
repentino cambiamento. La sua mente non era piu’
proiettata nel passato (vita con i ribelli) ma al
futuro (desideri e bisogni per una nuova vita) ed
anche gli incubi erano cessati del tutto.
Ora Susan e' stata reintegrata nella sua famiglia e
ha ripreso a condurre una vita basata
sull'importanza di un sano rapporto con gli altri e
con noi stessi.
La protesi in questo le ha garantito un nuova
autonomia nelle attivita' quotidiane facilitando
notevolmente il processo di recupero psicologico.
Okello
Hosua
Dobbiamo molto ad Hoscua in quanto le sua tenacia
e' tutt'ora un esempio per tutti noi.
Okello e' un ragazzo orfano di 13 anni. Molto
intelligente frequentava con successo la scuola di
Anaka, un villaggio nell'estremo nord del distretto
di Gulu. Il padre e' morto durante l'epidemia di
Ebola nel 2001mentre la madre e' morta in un
incidente stradale.
Un giorno del mese di aprile 2002, il camion che
viaggiava verso la cittadina di Gulu in cui Okello
era letteralmente stipato insieme a molta altra
gente, si ribalta. Trentanove persone perdono la
vita e Okello perde entrambe le gambe, con una
amputazione bilaterale sopra le ginocchia.
La prima volta che esaminammo il caso di Okello
durante il suo ricovero in ospedale, trovammo un
ragazo chiuso in se stesso che ci confido’ che una
volta fuori dall'ospedale si sarebbe suicidato.
Non sottovalutammo la sua disperazione e la nostra
assistente sociale comincio' a visitare
periodicamnete Okello fin al momento in cui non e'
stato possibile ospitarlo nell'ostello del
Laboratorio Ortopedico di Gulu. Durante I colloqui
con lui Margaret Arach (la assistente sociale) ha
cercato di infondere sopratutto speranza.
Okello e’ il primogenito della sua famiglia e di
conseguenza e’ il responsabile del resto dei
fratelli in assenza dei genitori.
La acquisita disabilita’ era per Okello una vero
disonore di fronte al ruolo di capo famiglia che di
fatto deve ricoprire.
Molto aggressivo e pessimista rispetto al suo
futuro, ci incoraggiava pero' a lavorare con dei
rari ma preziosi momenti di allegria che da lui si
propagava a tutti noi e agli altri pazienti
dell'ostello. E lentamente la rabbia legata alla sua
distgrazia si e' trasformata in pura caparbieta' e
coraggio.
Il futuro per Okello ha cosi acquistato lentamente
un profilo piu' accessibile e dolce.
Tornare a scuola, essere iscritto ad un corso di
tecnico (falegname, calzolaio o altro), trovare un
impiego che permetta di prendersi cura del resto
della sua famiglia, questi sono ora i suoi
obiettivi.
Okello e’ ancora con noi poiche’ la zona da cui
proviene e’ ora in mano alle forze ribelli (LRA).
Stiamo quindi cercando di inserirlo in una scuola
che sia facilmente accessibile e confortevole.
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