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Vidra
è un villaggio a 20 km da Bucarest che ospita, attualmente, 80 bambini
abbandonati, di età compresa tra i 9 e i 14 anni,
affetti da Aids.E’ l’orfanotrofio di provenienza degli 8 bambini
della casa di accoglienza di Chiajna.
Il
primo progetto realizzato da Avsi nell’orfanotrofio di Vidra, era volto
alla ricerca delle famiglie di origine dei bambini
per un reinserimento familiare o, almeno, per riallacciare i rapporti
con esse, ma i risultati ottenuti ( una bambina ha riallacciato i rapporti
con la famiglia che si limita a visite saltuarie e un’altra è tornata in
famiglia per un breve periodo, per essere poi nuovamente abbandonata in un
ospedale di Bucarest) ci hanno persuaso della necessità di mutare
direzione.E’ nato così il progetto di una casa di accoglienza che vuole
riprodurre il modello della famiglia naturale e, contemporaneamente, un
progetto educativo all’interno dell’orfanotrofio che prevede attività
dirette con i bambini (gite in città, partecipazione ad attività del
centro ricreativo di Bucarest, attività artistico-espressive,etc.) e il
sostegno agli educatori (attraverso l’inserimento di altre figure
professionali che possano seguire più da vicino i bambini più problematici
e consentire un più adeguato rapporto educatore-bambini - che era di 1:15 -
e un lavoro quindicinale d’equipe per il trasferimento di competenze
professionali).
Ho
iniziato ad occuparmi di Vidra nell’ ottobre del’99 insieme a Claudia
che seguiva il progetto di deistituzionalizzazione. Al nostro arrivo i
bambini, pur avendo da molto superato l’età, erano fermi alla scuola
materna in quanto erano
visti come totalmente definiti dalla loro malattia e per i quali non
era possibile intravedere nessuna evoluzione perché avevano una speranza di
vita che si aggirava intorno agli 11– 12 anni.
La
notizia dell’apertura di una casa di accoglienza per loro ha suscitato una
grande opposizione da parte del personale medico e, inizialmente, negli
educatori. Temevano che la riduzione del numero dei bambini
nell’orfanotrofio comportasse una riduzione di personale e una esposizione
dell’orfanotrofio, abbandonato a se stesso, ai controlli delle istituzioni
(ufficio di igiene, ministero dell’istruzione,etc.) infatti, dovendo
autorizzare il trasferimento dei bambini nella casa, le istituzioni
avrebbero esaminato la loro situazione nell’orfanotrofio e sarebbero
emerse tante inadempienze e trascuratezze.
Dal
giorno in cui il Dipartimento di Protezione del Bambino ha comunicato alla
direzione dell’ospedale-orfanotrofio la lista dei bambini per i quali si
chiedeva il trasferimento nella casa, mi
è stato tante volte negato l’accesso nell’orf. per le consuete attività,
con vari pretesti, e, per poter riaccadere all’orfanotrofio, ero costretta
a ricorrere all’intervento del direttore del Dipartimento di Protezione
del Bambino. In seguito al passaggio dell’osp-orfanotrofio dalla tutela
del ministero della Sanità alla Agenzia Nazionale per la Protezione del
Bambino che, in linea con la politica nazionale, operava nella direzione
della deistituzionalizzazione,è mutata la direzione a Vidra: non più dei
medici ma di un dipendente del Dipartimento di Protezione del Bambino.
Questo
ha agevolato il nostro lavoro ma ha portato il personale di Vidra a
ricorrere ad altri mezzi, ancora più subdoli, per ostacolarci:hanno puntato
sui bambini e sulla possibilità che loro avevano di rifiutarsi di lasciare
l’orfanotrofio.
Sfruttando
la loro posizione hanno cercato di far venire sensi di colpa ai bambini
ricordando loro che quando altri li avevano abbandonati solo loro li avevano
accolti e fatti crescere, che noi li avremmo portati in un posto
brutto e non gli avremmo dato da mangiare, che non avrebbero avuto le
medicine che gli davano a Vidra e che sarebbero morti in breve tempo.
Noi
non siamo mai intervenuti direttamente sui bambini a controbattere a queste
accuse che ci venivano rivolte e che i bambini stessi ci riferivano, ma
abbiamo continuato a stare con loro, prendendoci cura di loro fino negli
aspetti più particolari, proponendo uscite in città per acquisti di
vestiario (esperienza mai fatta prima);attività di autonomia per le bambine
più grandi che, iniziando ad avere oggetti personali,
desideravano imparare ad aver cura delle loro cose ,e procurando
visite specialistiche per i bambini che avevano problemi di vista e udito,
dotandoli poi degli ausili necessari.
Man
mano che i lavori per
l’apertura della casa procedevano mostravamo ai bambini le foto della
casa; quando andavamo in gita cercavamo di passare davanti alla casa perché
potessero vederla e si tranquillizzassero.
La coppia che sarebbe andata a vivere nella casa di Chiajna, ha
iniziato a recarsi nell’orfanotrofio per conoscere i bambini e
familiarizzare con loro.Da queste visite sono nati dei rapporti, delle
preferenze che hanno hanno portato a un mutamento dei criteri iniziali di
selezione dei bambini che sarebbero andati a vivere in casa.Il figlio
naturale della coppia, Andrei, ha fatto subito amicizia con Cristin di Vidra
(che non era inizialmente nella lista) e ha chiesto insistentemente che
Cristin andasse in casa.Cristin, a sua volta, era molto legato a Catalin e
ha chiesto che nella casa ci fosse anche lui.Abbiamo cercato di rispettare
queste preferenze perché il trasferimento in casa fosse l’esito naturale
di una storia e non qualcosa di estraneo o imposto.
I
bambini hanno iniziato a frequentare la casa in modo graduale: inizialmente
li portavamo lì per un pranzo e una passeggiata, poi hanno cominciato a
trascorrere lì dei week-end . Intanto, al ritorno da queste esperienze, i
bambini raccontavano agli altri dell’orfanotrofio quello che avevano
vissuto e così tutti continuavano a chiedere di poter venire in casa.
Razvan, uno dei bambini più grandi e più seguiti
ha chiesto di andare nella seconda casa con un gruppo di sui amici e
pensiamo che per febbraio potrà trasferirsi nella casa di Pipera. Ionel, un
bambino di 13 anni, in qualità di rappresentante, ci ha consegnato una
lista di nomi di bambini che ci chiedevano di aprire una casa per loro.
Ionel mi aveva chiesto di portar via degli scatoloni che erano già pronti
per il trasloco. Speriamo di esaudire presto anche lui! Monica, la
bambina più grande della lista ,è riuscita a vedere la casa solo il giorno
della sua inaugurazione e non riusciva a capacitarsi che quella casa era per
lei. Purtroppo Monica è deceduta pochi giorni fa dopo una lunga
ospedalizzazione e prima di morire ci ha detto che la cosa più bella che le
è capitata nella vita è stata di essere dentro “quella lista” e che
l’unica cosa che le rincresce e che non ha mai potuto dormire una notte
nel letto della sua camera.
7 dicembre
2001
Porzia
Esposito
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