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Presentazione delle Tende di Natale 2001-2002

Testimonianza di Porzia Esposito dall'orfanotrofio di Vidra in Romania, vicino a Bucarest


Venerdì 7 dicembre 2001 ore 20.45 presso la Sala Kofler a Cognola hanno portato la loro testimonianza Porzia Esposito, Responsabile del progetto educativo dell'orfanotrofio di Vidra (vicino a Bucarest) e Alberto Repossi, responsabile AVSI dei progetti AVSI in Africa e Medio Oriente.

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Di seguito  riportiamo alcune fotografie che ha illustrato Porzia Esposito per raccontare la sua esperienza nel progetto educativo di Vidra ed una descrizione del progetto.

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Vidra è un villaggio a 20 km da Bucarest che ospita, attualmente, 80 bambini abbandonati, di età compresa tra i 9 e i 14 anni,  affetti da Aids.E’ l’orfanotrofio di provenienza degli 8 bambini della casa di accoglienza di  Chiajna.

Il primo progetto realizzato da Avsi nell’orfanotrofio di Vidra, era volto alla ricerca delle famiglie di origine dei bambini  per un reinserimento familiare o, almeno, per riallacciare i rapporti con esse, ma i risultati ottenuti ( una bambina ha riallacciato i rapporti con la famiglia che si limita a visite saltuarie e un’altra è tornata in famiglia per un breve periodo, per essere poi nuovamente abbandonata in un ospedale di Bucarest) ci hanno persuaso della necessità di mutare direzione.E’ nato così il progetto di una casa di accoglienza che vuole riprodurre il modello della famiglia naturale e, contemporaneamente, un progetto educativo all’interno dell’orfanotrofio che prevede attività dirette con i bambini (gite in città, partecipazione ad attività del centro ricreativo di Bucarest, attività artistico-espressive,etc.) e il sostegno agli educatori (attraverso l’inserimento di altre figure professionali che possano seguire più da vicino i bambini più problematici e consentire un più adeguato rapporto educatore-bambini - che era di 1:15 - e un lavoro quindicinale d’equipe per il trasferimento di competenze professionali).

Ho iniziato ad occuparmi di Vidra nell’ ottobre del’99 insieme a Claudia che seguiva il progetto di deistituzionalizzazione. Al nostro arrivo i bambini, pur avendo da molto superato l’età, erano fermi alla scuola materna in quanto  erano  visti come totalmente definiti dalla loro malattia e per i quali non era possibile intravedere nessuna evoluzione perché avevano una speranza di vita che si aggirava intorno agli 11– 12 anni.

La notizia dell’apertura di una casa di accoglienza per loro ha suscitato una grande opposizione da parte del personale medico e, inizialmente, negli educatori. Temevano che la riduzione del numero dei bambini nell’orfanotrofio comportasse una riduzione di personale e una esposizione dell’orfanotrofio, abbandonato a se stesso, ai controlli delle istituzioni (ufficio di igiene, ministero dell’istruzione,etc.) infatti, dovendo autorizzare il trasferimento dei bambini nella casa, le istituzioni avrebbero esaminato la loro situazione nell’orfanotrofio e sarebbero emerse tante inadempienze e trascuratezze.

Dal giorno in cui il Dipartimento di Protezione del Bambino ha comunicato alla direzione dell’ospedale-orfanotrofio la lista dei bambini per i quali si chiedeva il trasferimento nella casa,  mi è stato tante volte negato l’accesso nell’orf. per le consuete attività, con vari pretesti, e, per poter riaccadere all’orfanotrofio, ero costretta a ricorrere all’intervento del direttore del Dipartimento di Protezione del Bambino. In seguito al passaggio dell’osp-orfanotrofio dalla tutela del ministero della Sanità alla Agenzia Nazionale per la Protezione del Bambino che, in linea con la politica nazionale, operava nella direzione della deistituzionalizzazione,è mutata la direzione a Vidra: non più dei medici ma di un dipendente del Dipartimento di Protezione del Bambino.

Questo ha agevolato il nostro lavoro ma ha portato il personale di Vidra a ricorrere ad altri mezzi, ancora più subdoli, per ostacolarci:hanno puntato sui bambini e sulla possibilità che loro avevano di rifiutarsi di lasciare l’orfanotrofio.

Sfruttando la loro posizione hanno cercato di far venire sensi di colpa ai bambini ricordando loro che quando altri li avevano abbandonati solo loro li avevano  accolti e fatti crescere, che noi li avremmo portati in un posto brutto e non gli avremmo dato da mangiare, che non avrebbero avuto le medicine che gli davano a Vidra e che sarebbero morti in breve tempo.

Noi non siamo mai intervenuti direttamente sui bambini a controbattere a queste accuse che ci venivano rivolte e che i bambini stessi ci riferivano, ma abbiamo continuato a stare con loro, prendendoci cura di loro fino negli aspetti più particolari, proponendo uscite in città per acquisti di vestiario (esperienza mai fatta prima);attività di autonomia per le bambine più grandi che, iniziando ad avere oggetti personali,  desideravano imparare ad aver cura delle loro cose ,e procurando visite specialistiche per i bambini che avevano problemi di vista e udito, dotandoli poi degli ausili necessari.

Man mano che  i lavori per l’apertura della casa procedevano mostravamo ai bambini le foto della casa; quando andavamo in gita cercavamo di passare davanti alla casa perché potessero vederla e si tranquillizzassero.

La  coppia che sarebbe andata a vivere nella casa di Chiajna, ha iniziato a recarsi nell’orfanotrofio per conoscere i bambini e familiarizzare con loro.Da queste visite sono nati dei rapporti, delle preferenze che hanno hanno portato a un mutamento dei criteri iniziali di selezione dei bambini che sarebbero andati a vivere in casa.Il figlio naturale della coppia, Andrei, ha fatto subito amicizia con Cristin di Vidra (che non era inizialmente nella lista) e ha chiesto insistentemente che Cristin andasse in casa.Cristin, a sua volta, era molto legato a Catalin e ha chiesto che nella casa ci fosse anche lui.Abbiamo cercato di rispettare queste preferenze perché il trasferimento in casa fosse l’esito naturale di una storia e non qualcosa di estraneo o imposto.

I bambini hanno iniziato a frequentare la casa in modo graduale: inizialmente li portavamo lì per un pranzo e una passeggiata, poi hanno cominciato a trascorrere lì dei week-end . Intanto, al ritorno da queste esperienze, i bambini raccontavano agli altri dell’orfanotrofio quello che avevano vissuto e così  tutti continuavano a chiedere di poter venire in casa. Razvan, uno dei bambini più grandi e più seguiti  ha chiesto di andare nella seconda casa con un gruppo di sui amici e pensiamo che per febbraio potrà trasferirsi nella casa di Pipera. Ionel, un bambino di 13 anni, in qualità di rappresentante, ci ha consegnato una lista di nomi di bambini che ci chiedevano di aprire una casa per loro. Ionel mi aveva chiesto di portar via degli scatoloni che erano già pronti  per il trasloco. Speriamo di esaudire presto anche lui! Monica, la bambina più grande della lista ,è riuscita a vedere la casa solo il giorno della sua inaugurazione e non riusciva a capacitarsi che quella casa era per lei. Purtroppo Monica è deceduta pochi giorni fa dopo una lunga ospedalizzazione e prima di morire ci ha detto che la cosa più bella che le è capitata nella vita è stata di essere dentro “quella lista” e che l’unica cosa che le rincresce e che non ha mai potuto dormire una notte nel letto della sua camera. 

7 dicembre 2001 

Porzia Esposito

 

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Ultimo aggiornamento del sito effettuato  il: 04 marzo, 2010