stelline.gif (2987 byte)

In questi anni la vita di molti bambini è cambiata.

EDUS  Ong - Organizzazione Non Governativa riconosciuta
dal Ministero degli Esteri (MAE)

 

 
  

   CHI SIAMO  Progetti  Emergenza   Adozioni a distanza   News Edus   YouTube Edus 
Iniziative  Fund raising  Adotta un'opera  Stampa  Foto EDUS    
Che fare sul sito


Più forte di Ebola 

  Clicca qui per leggere la testimonianza di Elio Croce

"Deve un uomo - un medico, un infermiere - rischiare la vita per aiutare un altro uomo a  soffrire e a morire dignitosamente?

Testimonianza di Elio Croce - missionario comboniano addetto
al St. Mary’s Lacor Hospital di Gulu in Uganda

 24 maggio 2002 ore 20.45 Sala 2 Centro Servizi Culturali S. Chiara - Trento

Incontro promosso da AVSI e Medicina e Persona

Medicina e Persona

Medicina e Persona è un’associazione che nasce nel 1999 a Milano. A Trento comincia ad operare nel 2001. Scopo principale e quello di difendere il carattere professionale dell'esperienza di lavoro in sanità, intesa come risposta personale, libera e responsabile, al bisogno della persona malata ed, in quanto tale, dipendente dalla qualificazione, dalla dedizione e dall'impegno di chi la esercita. Sito internet www.medicinaepesona.org

 

Elio Croce

Elio Croce, cinquantacinquenne italiano di Moena, è un missionario comboniano che da trent’anni lavora nel Nord Uganda. Diplomato in Italia come perito metalmeccanico capo tecnico, specializzato in manutenzione e riparazione di apparecchiature ai raggi X ed elettromedicali, è attualmente responsabile dis servizi e della manutenzione nell'ospedale St. Mary a Lacor, uno dei più moderni ed efficienti presidi medici dell’Africa tropicale.

Una voce dall'Uganda

da una lettera di Elio Croce, padre comboniano, in servizio presso il St. Mary Hospital di Lacor in Uganda (Gulu 15-10-00)

Carissima D.,
sabato l’altro, per il morbo di Ebola, è morto un infermiere e il cadavere è rimasto insepolto per due giorni per aspettare l’arrivo di un suo fratello. Una grande imprudenza. Nel frattempo mercoledì moriva un’altra allieva infermiera per lo stesso male, così i morti tra gli infermieri sono diventati tre nel giro di dieci giorni. Fin da domenica il dottor Matthew ha contattato le autorità politiche e sanitarie e ha dovuto arrabbiarsi per far capire che la situazione è grave. Intanto ha già preso le misure di emergenza per evitare il contagio: ha fatto isolare due stanzoni e ha fornito medici e infermieri di maschere e vestiti di protezione. Martedì e mercoledì sono arrivate due delegazioni ufficiali, ma a mani vuote, senza informazioni su come comportarsi e senza aiuti. Così Matthew giovedì ha organizzato un incontro con tutti i medici, spiegando la strategia da adottare: svuotare tutti i reparti, esclusi i casi più gravi; ricevere solo le emergenze; disinfettare continuamente i letti e il personale con soluzione di varechina spruzzata con le pompe a mano (quelle dei contadini).

[….] Mentre si svolgeva l’incontro con i medici, hanno avvisato Matthew che erano arrivati finalmente gli esperti tanto attesi, inviati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Ma anche queste due persone erano venute solo per vedere che cosa stava succedendo. A questo punto il dottor Matthew ha perso le staffe e li ha letteralmente buttati fuori dall’ospedale dicendo che non sapeva che cosa farsene di gente che veniva per “vedere”, dopo quattro giorni che aveva chiesto aiuto, tre infermieri erano già morti e la gente nei villaggi veniva decimata. Nel frattempo le infermiere sono state prese dal panico di essere contagiate, si sono rifiutate di entrare nei reparti e volevano tornare a casa nei propri villaggi. Allora i medici le hanno riunite e hanno spiegato loro che c’è questo virus emorragico che uccide. Poiché nessuno sa chi può essere già stato contagiato e chi no, se si fossero disperse per tornare a casa avrebbero potuto portare il male con sé, con effetti devastanti nel loro clan e tra i loro parenti. D’altra parte il posto migliore per essere curate in caso di contagio, era proprio qui nell’ospedale di Lacor.

[….] La caposala, che si chiama Maria, fin dal primo giorno ha preso in mano la situazione e si è prodigata senza risparmio assistendo in tutto le persone colpite. Sono pazienti che vomitano, hanno diarrea, perdono sangue da tutte le parti e devono essere puliti in continuazione, 24 ore su 24. Sul suo esempio anche infermiere e studenti si sono dati da fare. Anche adesso, comunque, l’assistenza alle persone colpite si basa sul volontariato. Oggi abbiamo dovuto aprire un altro stanzone perché i malati sono in continuo amento, siamo arrivati a 24. Quattro sono morti tra la notte scorsa e questa mattina, due questo pomeriggio. Per fortuna molti recuperano. Il virus sembra meno aggressivo quando colpisce di nuovo, si attenua passando da una persona all’altra. Tra le persone colpite ci sono altri tre nostri infermieri, ma per ora sembra che abbiano superato la crisi. Per tutti è chiaro che questo virus è stato portato dai soldati di ritorno dallo Zaire. Le ragazze che andavano con loro sono state le prime vittime e poi hanno contagiato tutte le loro famiglie. Il contagio sembra che venga per contatto, così nessuno si stringe più la mano. Nonostante questo ci sono ancora molti parenti dei malati che dormono in ospedale invece che fuori: preferiscono morire di Ebola che essere portati via dai ribelli.

Un forte abbraccio a tutti, sperando che non sia l’ultimo.
Frate Elio

 


Elio Croce
Più forte di Ebola
Diario dall’epidemia in Uganda

ISBN: 88-8155-215-9, pp. 216,
Il diario di Elio Croce, missionario comboniano nell’ospedale St. Mary’s Lacor (Gulu, Uganda), dove si affronta il virus Ebola responsabile della tragica epidemia che ha devastato il Paese, fino al gennaio 2001. L’ospedale, fondato dal dott. Piero Corti, è divenuto famoso in tutto il mondo per il coraggio di medici, infermieri e missionari nell’aiutare la popolazione. In molti sono morti: perfino il direttore del centro, Matthew Lukwiya. Da cristiano Croce combatte la sua battaglia convinto che ci sia un senso e che Dio lo conosce. Scienza, fede e cuore hanno sconfitto Ebola: come racconta nell’introduzione Blaine Harden, inviato del New York Times.

 

  Testimonianze    Mostre Edus    Convegni Edus   I nostri link     Link amici Link sostenitori

 Servizio Civile  Firma il libro degli ospiti Cosa dicono i nostri visitatori

 

  Guida al sito

 

EDUS - Educazione e Sviluppo Via  Zambra 11 - 38100 Trento CF 96029230222l  Mail
Tel +39 0461 407020 - Fax +39 0461-407024
Per informazioni telefoniche sulle adozioni a distanza +39 0547/360811
Trattamento dei dati - Privacy Disclaimer

Demo Dynamic HTML: esempio pratico Aggiungi il nostro sito ai tuoi preferiti CLICCA QUI

Adotta un'opera on line: scegli il progetto che vuoi tu!

Ultimo aggiornamento del sito effettuato  il: 15 maggio, 2008