stelline.gif (2987 byte)

In questi anni la vita di molti bambini è cambiata.

EDUS  Ong - Organizzazione Non Governativa riconosciuta
dal Ministero degli Esteri (MAE)

Membro del network AVSI International

 

 
  

   CHI SIAMO  Progetti  Emergenza   Adozioni a distanza   News Edus   YouTube Edus 
Iniziative  Fund raising  Adotta un'opera  Stampa  Foto EDUS    
Che fare sul sito


TESTIMONIANZE: Quando vince l’educazione

 Archivio articoli    2001    2002     2003    2004   2005     2006    2007


QUATTRO VITE.
Quattro ragazzi che ce l’hanno fatta. Ernest, Mimoza, Dinho, Agnes. Dalla Sierra Leone al Kosovo, passando per
Brasile e l’Uganda, quattro storie ai confini mondo che insegnano molto: l’educazione vince sopra ogni cosa. Sempre

Clicca qui se vuoi effettuare una donazione on line

 

Brasile - Dinho

Ho visto tanti bambini  che cadevano in  acqua dalle palafitte  e poi morivano perché fulminati dai fili della corrente”.
Un lampo negli occhi. Il sorriso svanisce. “Ho negli occhi la morte e la violenza. L’infanzia di tutti noi”. Il “noi” sta per favelados, il popolo delle bidonville, delle città informali in Brasile. Ma quelle che ci vengono descritte ora sono diverse dalle solite case abusive fatte di cartone o di plastica, con il tetto traballante.
Quelle descritte qui sono peggio, perché appoggiate su gambe lunghe e fatiscenti direttamente sull’acqua. Sono le palafitte di Novos Alagados, nell’insenatura di Ribeira Azul a Salvador de Bahia, in Brasile.
Quando non hai neppure la possibilità di occupare un pezzo di terra abusivamente, non ti resta che il mare, l’acqua di nessuno. E allora nascono le palafitte. E con loro storie di vita. Il ragazzo che parla ha 27 anni. Si chiama Dinho, o meglio José Eduardo Ferreira Santos.
“Avevo 15 anni quando mi si avvicinò un sacerdote, don Giancarlo, chiedendomi cosa stessi facendo”. Era il 1992 e Dinho, poverissimo, viveva a Novos Alagados con la famiglia. Un pasto completo lo mangiava un giorno sì e uno no.
“Ero sul sagrato della chiesa quando don Giancarlo si è avvicinato a me. Gli ho spiegato quello che facevo, dove vivevo, come vivevo. L’ho rivisto e lui mi ha aiutato”.
Dal quel momento la vita di Eduardino cambia. Un italiano che neppure lo conosce, lo mantiene negli studi.
Dinho riesce a studiare e alla fine si laurea in pedagogia e ha iniziato un Dinho, 27 anni, insegnante in Brasile.
master in Educazione. Ora guarda incantato la sua baia e pensa al lavoro ancora da fare. Con i cooperanti dell’AVSI si prende cura di tutti i bambini e ragazzi della zona del Centro educativo.
“Vorrei cambiare la vita dei miei ragazzi, come don Giancarlo ha cambiato la mia. In che modo? Incontrandoli e facendoli studiare”.

Sierra Leone - Ernest e padre Berton.

L’unica possibilità per la nostra salvezza e sviluppo in Sierra Leone è di educare la nostra  gente in modo che tutti possano avere la libertà che tutto il mondo sta cercando”. L’educazione prima di tutto e sopra ogni cosa. Chi ci parla è Ernest Sesay, 27 anni, e la sua casa è in Sierra Leone, Africa. E’ laureato in scienze dell’educazione, sposato con un figlio, è responsabile AVSI del progetto di una scuola a Freetown.

Dopo essersi laureato, Ernest ha seguito un corso di specializzazione in psicologia, in modo da poter operare al meglio all’interno dei programmi dedicati al recupero degli ex bambini soldato.

Nato nella cittadina di Bumbuna, Ernest è cresciuto con Padre Berton, il missionario saveriano, da oltre 40 anni in Sierra Leone. Da 18 anni Padre Berton, ha dato vita alla fondazione “Family Homes Movement”, un’associazione, sostenuta da AVSI, di famiglie che riceve in affido i bambini abbandonati della Sierra Leone.
Sono 22 le famiglie che in questi anni, con padre Berton e la collaborazione di Ernest, hanno già reinserito nella società più di 4mila bambini. Nella terra di Ernest, la Sierra Leone, la guerra è finita nel 2001, lasciando un paese devastato e allo sbando. Molti sono i bambini che, non avendo ritrovato la famiglia, non sanno cosa fare né dove andare. “Sono tutti i ragazzi che i ribelli del Ruf (Fronte unitario rivoluzionario) hanno rapito, drogato, obbligato a combattere”.

Ernest è stato rapito dai guerriglieri del Ruf, ma non ama troppo raccontarlo “Era il 1999, il periodo durante il quale i guerriglieri eliminavano gli studenti universitari e rapivano i bambini. Sono rimasto prigioniero un mese nel bush e ho rischiato di essere fucilato.

Fortunatamente, poi, sono riuscito a fuggire”. Oggi Ernest è coordinatore al St. Michael, il centro di recupero degli ex bambini soldato di Padre Berton. “Qui da noi ci sono i bambini delle guerre senza famiglia. Il nostro Centro svolge un importante lavoro di sostegno psicologico, per farli vivere una vita normale.” Ernest Sesay insegnante in Sierra Leone.
 

Kosovo - La storia di Mimoza

Allo scoppio della guerra non ho mai temuto per me stessa.

Ciò che mi ha fatto più soffrire è stata la continua minaccia psicologica della violenza sui miei parenti”. Chi ci parla è Mimoza Gojani, nata a Pristina nel 1984 e la guerra a cui fa riferimento è quella del Kosovo del 1999. “I miei ricordi iniziano con ’92. In quell’anno tanti albanesi furono licenziati dal lavoro e fra questi anche mio padre. Io ero in seconda elementare e la suola fu divisa in due tramite un muro: una parte molto piccola per noi bambini albanesi, la parte più grande per i serbi, che però erano molti di meno”.

Mimoza frequenta la quarta liceo scientifico e vive a Pristina con la sua famiglia “...Noi bambini albanesi eravamo troppi e così finivamo nei corridoi. - ricorda Mimoza - L’anno successivo qualcuno sparse del veleno nelle classi di molte scuole della città per impedire ai bambini di frequentare le lezioni. Eravamo tutti spaventati”.

La Tv non trasmetteva più in lingua albanese.Nel 1997 gli studenti iniziarono a protestare. Era in gioco la libertà di espressione e delle scuole del popolo albanese. Gli scontri con la polizia serba iniziarono a Drenica e con loro arrivarono i primi profughi. “Un giorno i professori ci dissero che dovevamo lasciare la scuola.
La città era assediata. - racconta Mimoza - La guerra era arrivata anche da noi, a Pristina. Dopo due giorni, i bombardamenti della Nato”.

Era guerra. “Avevamo condiviso le difficoltà - continua Mimoza - degli ultimi mesi con tre famiglie del vicinato, fino a quando non decisero di andarsene. Mentre le salutavamo mio padre si mise a piangere. Solo allora capii quanto grave fosse la situazione.” Colonne di rifugiati s’incamminavano verso la Macedonia o l’Albania. Il padre di Mimoza chiese a tutta la famiglia cosa preferivano fare: andarsene o restare? “Volevamo rimanere perché credevamo nel futuro”. Mimosa oggi studia, fa parte di due associazioni non governative che coinvolgono giovani di diversa etnia e religione. Per il futuro si aspetta di realizzare i suoi desideri: “primo fra tutti: completare gli studi”.

Uganda - La testimonianza di Agnes

Agnes Agnes Ocitti ha 19 anni e frequenta il terzo anno di legge all'Università di Makerere in Uganda. A 14 anni è stata rapita dai ribelli. Oggi si è lasciata alle spalle le sue esperienze ed è determinata a diventare una voce in difesa del suo popolo.

Per conseguire questo obiettivo ha scelto di studiare Legge, sostenuta in questo da alcuni amici europei che le hanno pagato gli studi. Durante le vacanze, Agnes collabora con AVSI Kitgum, in Nord Uganda, dedicando il proprio impegno a costruire la pace e a migliorare i diritti dell'infanzia in Uganda. Nel 1996, mentre era studente al St. Mary's College di Aboke, nel nord del paese, Agnes è stata rapita con altre 139 compagne dai ribelli dell'LRA (Lord’s Resistance Army).

Due insegnanti della scuola, Suor Rachele Fassera e John Bosco con grande coraggio hanno seguito i ribelli nel bush implorando la liberazione. Risultato: 109 ragazze sono state liberate, mentre altre 30, tra le quali Agnes che allora aveva 14 anni, trattenute.

Agnes rimane nel bush per tre mesi, un ragazzo le insegna a sopportare le botte in silenzio e a svolgere il ruolo di soldato. Nel mezzo di una battaglia Agnes sente all'improvviso che le sue gambe non la sostengono più "Non avevo più voglia di correre.

Quello era il momento … ho sentito che la vita non aveva significato..." Nello stesso istante, Agnes pensa ai volti di sua madre e di suo padre, al dolore che li avrebbe consumati alla notizia della sua morte. L'immagine vivida trasforma la disperazione in decisione e si prepara a fuggire. Al campo dei ribelli Agnes sente che si stanno facendo piani per un viaggio in Sudan.

Lei è destinata a raggiungere un capo per diventare la moglie di un capoguerrigliero. Il giorno successivo, mentre i ribelli cercano copertura da un elicottero del governo, Agnes si allontana furtivamente dal gruppo e riesce a fuggire. "Al mio ritorno i miei genitori mi hanno detto che mi volevano bene come prima, ed anche di più" – racconta Agnes - "Anche a scuola, le suore, gli insegnanti, le mie compagne tutti mi volevano bene ….con il loro aiuto ho cominciato poco a poco a riprendermi".

Oggi Agnes considera la sua fede in Dio come la fonte maggiore della sua forza. Fintanto che ci saranno dei bambini tenuti prigionieri dall'LRA, in Nord Uganda, un pezzetto del cuore di Agnes rimane là con loro. Agnes è diventata la voce più forte in difesa della sua comunità, e porta la sua testimonianza in incontri in Africa e in altri paesi del mondo dove si parla di diritti dell'infanzia. Mimoza e Agnes a New York durante il Vertice dell’Onu per i diritti dei bambini coinvolti nei conflitti armati.
 

Clicca qui se vuoi effettuare una donazione on line


"Condividere i bisogni per condividere insieme il senso della vita.

Per condividere i bisogni di una persona, è necessario condividere con lei il senso della vita (avere "simpatia" e commuoversi per il suo personale destino); senza di ciò la risposta al bisogno è un gesto di bontà autogratificante, o una strategia politica. Per questo  vogliamo portare in Iraq questa passione che possa rendere meno difficile la situazione di tanti bambini, condividire e portare con loro il loro futuro.

Fai anche una donazione line a favore dei bambini iracheni!
 

  Gli altri paesi del Medio Oriente dove opera Network Network Avsi International International
 

Per donazioni agli interventi umanitari di  AVSI in Irak puoi usare i seguenti conti correnti oppure effettuare una donazione on line


Unicreditbanca

c
/c n. 4581604 presso Unicreditbanca - Sede di Gardolo - Trento intestato a  EDUS - Educazione e Sviluppo  codice CAB 01803 codice ABI 02008

Banca di Trento e Bolzano
c/c  n. 4461025
 Banca di Trento e Bolzano - Via Mantova,19  38100 Trento  intestato a EDUS - Educazione e Sviluppo, codice CAB 01801 codice ABI  03240 - CIN E

Versamento tramite bollettino postale c/c n. 53444543 intestato a Educazione e Sviluppo - EDUS. Il versamento può essere effettuato presso qualsiasi sportello delle poste italiane.

Donazioni on line: CLICCA QUI

 

 

  Testimonianze    Mostre Edus    Convegni Edus   I nostri link     Link amici Link sostenitori

 Servizio Civile  Firma il libro degli ospiti Cosa dicono i nostri visitatori

 

  Guida al sito

 

EDUS - Educazione e Sviluppo Via  Zambra 11 - 38100 Trento CF 96029230222l  Mail
Tel +39 0461 407020 - Fax +39 0461-407024
Per informazioni telefoniche sulle adozioni a distanza +39 0547/360811
Trattamento dei dati - Privacy Disclaimer

Demo Dynamic HTML: esempio pratico Aggiungi il nostro sito ai tuoi preferiti CLICCA QUI

Adotta un'opera on line: scegli il progetto che vuoi tu!

Ultimo aggiornamento del sito effettuato  il: 11 giugno, 2008