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Il
mondo è attraversato da una grande emergenza. Non è
innanzitutto quella politica e neppure quella economica,
ma qualcosa da cui dipendono anche la politica e
l’economia.
Si chiama
“educazione”.
Riguarda ciascuno di noi, perché attraverso l’educazione
si costruisce la persona, e quindi la società.
Per anni dai nuovi pulpiti -
scuole e università, giornali e televisioni - si è
predicato che la libertà è assenza di legami e di
storia, che si può diventare grandi senza appartenere a
niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio
gusto o piacere.
E' diventato normale pensare che tutto è uguale, che
nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la
posizione sociale. Si vive come se la verità non
esistesse, come se il desiderio di felicità di cui è
fatto il cuore dell'uomo fosse destinato a rimanere
senza risposta.
E' stata negata la realtà, la speranza di un significato
positivo della vita, e per questo rischia di crescere
una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza
padri e senza maestri, costretti a camminare sulle
sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e
a volte violenti, comunque in balia delle mode e del
potere.
Ma la loro noia è figlia della nostra, la loro
incertezza è figlia di una cultura che ha
sistematicamente demolito le condizioni e i luoghi
stessi dell'educazione: la famiglia, la scuola, la
Chiesa.
Così ci permettiamo di non battere ciglio di fronte ai
1.200 bambini che muoiono ogni ora. Muoiono di niente:
di morbillo, di fame, di malaria, di malattie curabili,
di mamme adolescenti, denutrite, di acqua troppo
distante.
Abbiamo dimenticato il valore sacro della vita, o per lo
meno ce lo ricordiamo solo quando ci tocca
personalmente.
Educare, cioè introdurre alla realtà e al suo
significato, mettendo a frutto il patrimonio di amore,
carità e dedizione all’uomo e alla realtà che viene
dalla nostra tradizione culturale è una responsabilità
di tutti.

Perché l’educazione comporta un rischio ed è sempre un
rapporto tra due libertà.
Per EDUS questo significa incontro di libertà di persone
di popoli diversi. Persone che portano la cultura della
carità e dell’amore agli altri e alla vita in luoghi
dove non se ne è mai fatta esperienza.
Per questo il lavoro di EDUS è costruire nei paesi più
poveri luoghi di educazione, asili, scuole, centri di
formazione, in cui nasca un’umanità nuova, crescano
ragazzi che, innamorati del proprio destino e della
realtà, possano imparare a manipolarla per renderla più
umana. Luoghi in cui le tradizioni fioriscano come esito
del gusto del bello del vero e del bene e non come
esercizio del potere sulla mente e sui corpi delle
persone.
E’ la strada imparata attraverso l’esperienza educativa
di Luigi Giussani scritta nel suo “Il rischio
educativo”.
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