L’associazione
EDUS – EDUCAZIONE E SVILUPPO di Trento e
l’associazione Sottobosco di Tesero
presentano una serata di sensibilizzazione
pubblica sui temi dei bambini soldato e dei
bambini di strada di Freetown (Sierra Leone)
e sulle adozioni a distanza.
Vedrà la partecipazione di:
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Padre Giuseppe Berton,
missionario saveriano dal 1977 in Sierra
Leone
Ernest Sesay responsabile
dell’associazione sierraleonese “Family
Homes Moviment” in sigla FHM nata dal lavori
di padre Berton che dal 1996 opera per il
recupero e reinserimento dei bambini ex
soldato e di strada.
Carlo Fedrizzi
Presidente dell’associazione EDUS – EDUCAZIONE E
SVILUPPO che dal 2004 collabora e sostiene
l’opera di padre Berton.
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Partendo da sinistra
nella foto Ernest Sesay,
Padre Giuseppe Berton e Carlo
Fedrizzi |
Nel corso della serata sarà presentata la
realtà della Sierra Leone e il lavoro ad
oggi svolto nonché le prospettive future.
Sarà inoltre presentata la modalità di aiuto
tramite le adozioni a distanza dei bambini
soldato e di strada di Freetown (Sierra
Leone).
Per ulteriori informazioni contattare il
numero 0461-407020 o via
email
info@educazionesviluppo.org
Sierra Leone, un
paese che noi europei non sentiamo nominare
spesso, di quelli che difficilmente
riusciamo ad individuare immediatamente sul
mappamondo, senza andare a scrutare con gli
occhi le paroline scritte in piccolo sulla
costa occidentale del continente nero, il
“gigante Africa”. Meglio di noi conoscono
quel paese le ditte di estrazio
ne mineraria
europee ed americane, che ne trivellano il
suolo alla ricerca dei piccoli fiori del
sottosuolo, i diamanti che impreziosiscono i
delicati colli delle donne occidentali tanto
quanto rigano di sangue quelli delle donne
africane..
La
Sierra Leone ed i suoi cinque milioni di
abitanti precipitano nella guerra civile nel
1991, la terra e gli uomini sono dilaniati
dalle incursioni del RUF (Revolutionary
United Front), dall’incapacità e dalla
corruzione dell’esercito regolare e dalla
nascita di una “milizia privata”, questi
ultimi occupati a concorrere tra loro
nell’esercizio della violenza “legale”,
autoreferente e giustificata da se stessa.
In 10 anni di guerra civile gli eserciti
arrivano al loro reciproco logoramento, non
esitando, per rinvigorire e fortificare le
proprie fila, ad “arruolare” ragazzini e
bambini, sotto la minaccia delle armi o con
la fasulla promessa di cibo e protezione.
Combattenti in erba, un dramma per noi
difficilmente immaginabile che distrugge
l’infanzia di migliaia di bambini e che mina
il loro futuro così come quello di tutta la
Sierra Leone. Non esistono dati ufficiali e
neppure stime sul numero di bambini
“impiegati” in guerra in Sierra Leone. Si sa
che sono migliaia e che vengono arruolati da
entrambe le parti in conflitto. Costretti ad
abbandonare i loro villaggi ed i loro
affetti per combattere una guerra di cui non
sanno nulla e le ragioni della quale vanno
ricercate lontano dalla loro patria, magari
tra gli scaffali luccicanti delle
gioiellerie europee.. Per i bambini gli
effetti sono devastanti - sia sul piano
fisico, sia su quello psicologico. Per
mandarli a combattere gli adulti li drogano,
creando in loro una dipendenza dagli
stupefacenti dalla quale difficilmente
riusciranno a liberarsi anche una volta
sopravvissuti alla guerra. E ancora piccoli
schiavi da impiegare nei lavori pesanti e a
scopo di sfruttamento sessuale.
Il
potere della violenza e delle armi che di
nuovo schiaccia i diritti ed i sogni dei più
deboli, di coloro che non possono
difendersi, così come troppo spesso è
successo in passato. Bambini col fucile in
mano, pesante simbolo della più crudele
delle schiavitù, quella dalla quale non ci
si può liberare. Quella della perdita
dell’innocenza, dell’impossibilità del
ritorno alla vita normale, quella del
rimpianto, del rimorso in cui questi piccoli
killer rischiano di precipitare ed in cui
rischiano di soffocare una volta che,
smaltita la cocaina con cui vengono
imbottiti, realizzano di aver ucciso uno
sconosciuto, un vicino di casa, un amico.
Grazie a Dio esistono delle organizzazioni
di volontariato come Edus – Educazione e
Sviluppo che considera due priorità
ineludibili nel lavoro di cooperazione
internazionale: l’educazione, come impegno
serio e attento a favorire le condizioni
perché l’uomo possa incontrare la verità di
sé stesso; lo sviluppo, che necessariamente
passa attraverso una riscoperta dell’uomo
sempre origine di risorse, e del lavoro come
modo dell’uomo per maturare una propria
dignità.
L’adozione a distanza attivate da Edus in
collaborazione con AVSI è una corda
lanciata in fondo al profondo pozzo di
dolore in cui ognuno di questi bambini si
ritrova quando riesce a liberarsi dai propri
carcerieri, un piccolo ma incredibilmente
importante, necessario spiraglio di futuro
che noi possiamo offrire loro, che noi
DOBBIAMO offrire loro. Senza il nostro aiuto
nessuno salverà gli occhi scuri di quei
bambini, che sono i NOSTRI bambini, dal
riempirsi ancora ed ancora di rabbia,
disperazione, rancore. E nessuno salverà noi
dalla nostra coscienza.. Guardare la
televisione ed indignarsi davanti alle
immagini dei bambini soldato non basta. E’
ora di agire!
Nostro obbligo morale è quello di non
voltarci dall’altra parte, di non scendere a
compromessi con facili giustificazioni e
decidere muoverci verso di loro, sfruttando
la grande possibilità che uomini come Padre
Berton ci offre. Non possiamo voltarci
dall’altra parte.
Le
istituzioni locali come la Cassa Rurale di
Fiemme ed il Comune di Tesero hanno accolto
con senso di solidarietà questo accorato
appello e stanno valutando la possibilità di
aderire ad un importante progetto che possa
contribuire in maniera concreta a fare sì
che le prospettive di questo sfortunato
popolo siano migliori.