HAITI UN ANNO
DOPO: LA CERTEZZA DELLA SPERANZA CRESCE
HAITI UN ANNO
DOPO: LA CERTEZZA
DELLA SPERANZA CRESCE L'incontro testimonianza si svolto a
Trento - Giovedì 24 febbraio alle
ore 20.45via Calepina 14
presso l’aula
magna del Museo Tridentino di Scienze Naturali
Edus
ha proposto un incontro con Maria Teresa Gatti e Andrea Bianchessi, della Fondazione AVSI.
M.Teresa Gatti in particolare è la responsabile per i
progetti di AVSI in tutta l’area dell’ America Latina,
mentre Andrea Bianchessi coordina i progetti che si stanno
realizzando in Haiti in soccorso della popolazione così
duramente colpita da terremoto di un anno fa e ora
dall’epidemia di colera.
I nostri amici ci
hanno raccontato quello che hanno visto,
quello che i volontari di AVSI stanno facendo e quale
speranza può sostenere un impegno così arduo.
Di seguito
una pagina del “diario di Fiammetta”, l’espatriata di AVSI
presente ad Haiti da ben prima del terremoto, ma che da quel
giorno terribile ha documentato a tutto il mondo quello che
stava capitando
PORT AU PRINCE - mercoledì 12 gennaio
2011 - lettera di Fiammetta volontaria in
Haiti
Carissimi,
è passato un anno. È incredibile a pensarci: un anno dal
terremoto, un anno dal giorno che ha cambiato per sempre la
nostra vita, il nostro Paese, le nostre giornate, il cuore
di ciascuno di noi. A guardarsi indietro, si ha il solito
doppio effetto: da una parte sembra ieri che ci svegliavamo
in un incubo mai visto prima, dall'altra sembra passato un
secolo, tanto ci sentiamo emotivamente cambiati da allora.
Eppure è davvero un anno, a pensarci bene: sono stati per
ciascuno di noi i 12 mesi più difficili della nostra vita e
anche quelli che ci hanno cambiati di più, che hanno
lasciato un segno indelebile in ciascuno di noi. Oggi le
ferite del 12 gennaio 2010 non sono ancora rimarginate.
Forse sanguinano meno, ma certo non sono guarite. In tanti
ci dicono che ci vorrà del tempo, e noi ci sforziamo di
crederci: che il tempo pian piano le guarirà, ma per ora ci
sentiamo ancora con il cuore ferito.
Questi giorni del primo anniversario del terremoto sono per
noi prima di tutto i giorni della memoria, della preghiera e
del ricordo. Pensiamo ai nostri cari, agli amici, ai
colleghi, ai vicini di casa, ai conoscenti di sempre.
Pensiamo a tutti quelli che non ce l’hanno fatta. Come il
giovane Junior, mediatore di pace dell’équipe di Avsi a
Port-au-Prince che è morto sotto le macerie della sua casa.
Per tante persone lontane, 230.000 morti sono una cifra
assurda e irreale. Per noi invece sono i 230.000 volti delle
persone a cui abbiamo voluto bene e che non ci sono più,
portate via tanto drammaticamente, in un soffio, da questa
immane catastrofe. E così ricordiamo i giorni in cui
vagavamo tra le macerie nella nostra città ormai
irriconoscibile, senza avere notizie di tanti a cui volevamo
bene, incontrando nel nostro andare solo dolore e sofferenza
e morte.
Ma pensiamo anche a tutte le persone che abbiamo visto
soffrire e morire nelle settimane e nei mesi successivi, i
bambini prematuri che non ce l’hanno fatta, le giovani mamme
morte per parti in condizioni terribili, i bambini
malnutriti portati via in una notte da una banale febbre
senza che avessimo un antibiotico per loro, e poi ancora
recentemente i malati di colera che non abbiamo potuto
salvare in tempo. Queste persone per noi oggi non sono cifre
- terribili nella loro drammaticità - ma sono volti, i volti
delle persone a cui abbiamo voluto bene.
Ci ritroviamo fra colleghi e amici, ci raccogliamo e
preghiamo ciascuno a modo suo, ma insieme, perché questa
tragedia ci ha insegnato anche che le nostre differenze di
credo e di religione e di corrente religiosa, sono
piccolezze senza significato di fronte alla sofferenza e
all’immenso valore della vita. Ci sentiamo uniti e ci
facciamo coraggio, per ricordarci l’un l’altro che il dolore
non deve vincere sulla speranza, che lo scoraggiamento non
deve prendere il sopravvento.
Nel nostro anno terribile, abbiamo scoperto anche la
grandezza della speranza che ci ha spinti sempre a guardare
al domani, il coraggio di chi ha saputo rialzarsi e
ricominciare, il valore dell’amicizia e della solidarietà.
Il trionfo della vita sulla morte, sempre. Oggi, nella
nostra città ancora martoriata, distogliamo gli occhi dalle
ferite dei crolli e dei cimiteri, per fissarci invece sui
piccoli e timidi cantieri, sulle carriole che percorrono su
e giù le nostre strade, sugli umili mercati che raccontano
una vita che riparte dal basso. Noi oggi vogliamo vedere il
domani di Haiti.
Abbiamo imparato tanto da quest’anno. Grazie alla
straordinaria solidarietà di tutti gli amici di Avsi abbiamo
soccorso la nostra gente fra le macerie, abbiamo costruito
campi per decine di migliaia di persone, abbiamo portato
milioni di litri di acqua e imparato come trattare i nostri
piccoli bambini troppo magri per vivere, abbiamo permesso a
oltre 2.000 mamme di salvare i propri piccoli semplicemente
allattandoli, abbiamo permesso che ognuno dei nostri 15.000
bambini trovasse un posto dove sorridere e giocare e vivere
momenti sereni.
VIDEO HAITI:
INTERVISTA A FIAMMETTA
Abbiamo fatto mille lavori e imparato con umiltà che non
sappiamo fare tutto, ma che possiamo provarci. I nostri
insegnanti hanno fatto scuola all’aperto, poi sotto i
teloni, poi in tenda, poi sotto le tettoie. Ora sono dentro
le loro classi, con i nostri quasi 5.000 bambini che
nonostante tutto hanno terminato l’anno scolastico.
Orgogliosi di esserci. Le nostre infermiere hanno cercato i
bambini malnutriti di maceria in maceria, poi dentro le
tende bianche in mezzo ai campi rifugiati, poi nelle
strutture provvisorie, e ora finalmente 15.000 tra mamme e
bambini hanno una struttura vera dove rivolgersi.
Ma il risultato più grande per noi è che oggi come il 12
gennaio 2010, la nostra gente la mattina si alza e trova il
coraggio di cominciare, il coraggio di coltivare la speranza
nel futuro. È questa la loro forza, e questa la nostra
certezza per il domani.
Un pensiero speciale agli amici che non ci sono più e al
collega Junior. Noi non dimenticheremo il giorno in cui
Haiti ha insegnato al mondo il coraggio della speranza.
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