Incontro pubblico di presentazione del libro
 "DI
PADRE IN FIGLIO" Conversazioni sul rischio di educare

Incontro con l'autore prof. Franco Nembrini
Rettore del centro scolastico "La Traccia" di Calcinate (BG) tenutosi a


Trento - Venerdì 13 gennaio 2012 ore 18.00
 

presso l'Aula Magna dell'Istituto Tecnico
 Industriale "M. Buonarroti"
via Brigata Acqui, 15 – Trento



La partecipazione è stata riconosciuta ai fini dell'aggiornamento per gli insegnanti di ogni ordine e grado


 

Ecco alcune foto dell'evento / partecipazione straordinaria / Un grazie speciale all'amico Franco e a tutti i partecipanti

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Quarto di dieci figli, insegnante, padre di famiglia, oggi rettore della scuola paritaria La Traccia e responsabile degli insegnanti e degli studenti medi superiori del movimento di Comunione e Liberazione, per Franco Nembrini l’educazione è la vocazione della vita; e innumerevoli volte è stato chiamato a parlarne: a genitori, a insegnanti, a educatori di strutture di vario genere, perfino a medici e a funzionari pubblici. Qui sono raccolti alcuni degli interventi più significativi, che – con linguaggio piano e diretto, nutrito dai mille esempi di una lunghissima esperienza – vengono ora offerti a chiunque – in casa, a scuola, in ogni ambito dell’esistenza – voglia farsi accompagnare nel difficile e affascinante compito di trasmettere ai giovani una speranza per la vita.

«Ebbi l’occasione di conoscere il professor Nembrini al grande convegno della Diocesi di Roma sull’educazione del 2007», scrive il cardinale Camillo Ruini nella Prefazione. «Quel giorno era intervenuto il Santo Padre e aveva ricordato a tutti i presenti in primo luogo che l’educazione, e specialmente l’educazione cristiana, ha bisogno di quella vicinanza che è propria dell’amore; quindi che il rapporto educativo è un incontro di libertà, che implica necessariamente la nostra capacità di testimonianza; infine, la necessità di una “pastorale dell’intelligenza”, vale a dire di un lavoro per allargare gli spazi della razionalità, da quella tecnico-pratica a quella che affronta il problema della verità, del vero e del bene. Poi fu la volta di Nembrini e il dato che rilevai fu la consonanza del suo intervento con quello del Papa, pur secondo una diversa prospettiva: come se quel che Benedetto XVI diceva dall’alto della millenaria sapienza della Chiesa fosse confermato per così dire “dal basso”, da una voce puntuale e concreta che mostrava come i criteri richiamati dal Santo Padre siano effettivamente rintracciabili nell’esperienza quotidiana. I temi di quell’intervento ritornano, ampliati e sviluppati, in questo libro».


 

“Di padre in figlio”. All’Iti Buonarroti Franco Nembrini


presenta il suo libro


Educazione, sfida alla libertà

 

Di padre in figlio. Conversazioni sul rischio di educare”, è il tema dell’incontro pubblico con il prof. Franco Nembrini, Rettore del Centro scolastico “La Traccia” di Calcinate (Bergamo), in programma venerdì 13 gennaio alle 18.00 nell’aula magna dell’Istituto tecnico industriale M. Buonarroti, in via Brigata Acqui 15 a Trento. All’argomento Nembrini ha recentemente dedicato un libro (edizioni Ares) che presenterà in quest’occasione. Promotori dell’iniziativa sono Edus -  Educazione e Sviluppo, il centro culturale Il Mosaico, il Sindacato delle famiglie, il centro per la didattica e l’innovazione Diesse e l’associazione culturale Nitida Stella. La partecipazione è riconosciuta ai fini dell’aggiornamento degli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado

 

 

Sembrano sempre più complessi e appaiono talvolta insormontabili gli ostacoli, le barriere e i problemi che genitori, insegnanti e adulti alle prese per diverse con bambini e ragazzi devono affrontare. L’impressione è che per entrare in rapporto con loro occorrano conoscenze, competenze e tecniche adeguate ai “mondi” dell’infanzia e dell’adolescenza. Armamentario di cui non solo padri e madri, ma perfino molti navigati docenti e addetti ai lavori sono sprovvisti.
Di qui il crescente, anzi, massiccio ricorso ai cosiddetti “esperti” – psicologi, pedagogisti, scrittori gettonati, specialisti di vario tipo – chiamati a suggerire alle scuole e alle famiglie efficaci soluzioni da adottare con figli e alunni per favorire una loro crescita equilibrata e possibilmente tranquilla, al riparo dal rischio di sgradevoli scivoloni, incidenti e cadute lungo questo primo e delicato tratto dell’esistenza personale e sociale.
A questo punto sorge però una domanda: il fatto di rivolgersi spesso a consulenti (il cui mercato è non a caso fiorito negli ultimi anni) per fronteggiare i mille nodi della maturazione e dello sviluppo di giovani e giovanissimi, non nasconde forse la tendenza a “medicalizzare” il rapporto che gli adulti hanno con loro? Non si elude così il vero problema: quello della fatica di educare? Fatica di educare che, se appartiene ad ogni epoca, nella nostra risulta molto più indigesta. Il perché sta nel profondo disagio derivante dall’incapacità dell’attuale generazione adulta di “consegnare” ai giovani un certo bagaglio di saperi e di valori. Non si riesce, in sostanza, a trasmettere loro (dal latino tradere, radice della parola tradizione) un’idea positiva della vita. Ed ecco la spasmodica ricerca di esperti che indichino qualche rassicurante scorciatoia.
Il baricentro dell’attenzione si sposta dunque dai ragazzi agli adulti. Sono loro – siamo noi – il problema. Un problema di fragilità che genitori e insegnanti non riescono né possono dissimulare a lungo davanti a figli e studenti. Una fragilità che affiora anche quando chi siede in cattedra ostenta sicurezza con idee e atteggiamenti incapaci di reggere alla prima difficoltà. Bambini e ragazzi se ne accorgono subito e ai loro occhi i “grandi” perdono ogni credibilità.
La crisi educativa è quindi innanzitutto crisi dell’adulto. Nessuna tecnica o escamotage può tacitare questo dato. C’è bisogno, insomma, di ripartire dalla testimonianza. Che questo sia il punto della questione è documentato nel libro “Di padre in figlio, conversazioni sul rischio di educare” (Ares, 2011) di Franco Nembrini. Fondatore e rettore dell’istituto paritario “La Traccia” a Calcinate, in provincia di Bergamo, l’autore racconta di una vita, la sua, interamente attraversata, provocata, mobilitata dall’esperienza educativa. Prima in famiglia – quarto di dieci figli –, poi da insegnante in varie scuole, infine come genitore. Non è tipo da salotti televisivi, Nembrini, né assomiglia ai raffinati affabulatori sempre pronti a elargire consigli sul come porsi nei rapporti con i ragazzi. No. Ogni volta, alle decine di migliaia di giovani e di adulti incontrati in questi anni, ha raccontato chi è, e del suo lavoro. Il libro dice della povertà conosciuta da piccolo (padre operario e poi bidello), della sua indole ribelle e incline a rigettare l’autorità, ma anche di quando una professoressa seppe accendere in lui il gusto dell’insegnamento, e dell’incontro con un uomo – don Luigi Giussani – che lo accompagnò alla scoperta del senso della vita.
Una mamma, un papà, un docente, degli educatori chiamati ad occuparsi di bambini e ragazzi, non possono non leggere d’un fiato le pagine di un libro come questo, in ciascuna delle quali ritrovano situazioni, problemi, rapporti quotidianamente affrontati anche da loro come una sfida. Una sfida da cui un adulto e tutte le sue convinzioni sono continuamente messi alla prova. Una sfida così non si vince con le teorie degli esperti. Né formule precotte, per quanto geniali, possono attenuarne l’urto.
Dalla testimonianza di Nembrini emerge piuttosto un metodo. Un metodo che nulla toglie all’unicità irripetibile di ogni singola relazione educativa. Ma che costringe da un lato a misurarsi seriamente con le domande dei ragazzi, dall’altro a proporre loro un’ipotesi di significato della vita e della realtà. Ipotesi ambiziosa, la cui affidabilità va saggiata attraverso un percorso compiuto insieme all’adulto. Mettendo in campo tutta l’energia della libertà. Il rispetto della libertà di figli e studenti – per cui non è che la proposta sia accolta – è l’elemento che più risalta nel testo di Nembrini. Educatore è infatti solo chi accetta un confronto serrato e senza sconti con la loro umanità. In definitiva, l’autore scommette tutto sulla libertà dei ragazzi: una libertà scossa, intrigata, sfidata dalla proposta di un’ipotesi di lavoro per la vita che va verificata con lealtà, senza pregiudizi.
Colpisce, in questo libro-testimonianza, anche l’appello ai genitori perché non si scandalizzino dei loro errori e delle loro incoerenze. Perché la bontà della proposta che rivolgono ai figli supera e abbraccia i loro stessi sbagli. Come accade a chi si sente amato di un amore più grande della sua incapacità di corrispondervi. Solo così è possibile ridire sempre il proprio “sì” all’avventura della vita. «Solo così – osserva Nembrini – può continuare ad accadere quel miracolo che sempre è stata l’educazione e che ha garantito, nel bene e nel male, anche in momenti terribili della storia, che il mondo andasse avanti».

 Antonio Girardi
 


Campagna di solidarietà - Tende 2011 – 2012
Alla radice dello sviluppo: il fattore umano

 

La Campagna delle Tende

Un importante gesto di carità, nato nel 1990 per sostenere i primi volontari di AVSI raccogliendo fondi e facendo conoscere il loro lavoro nel mondo a favore delle popolazioni più fragili.

La “prima Tenda” era un semplice banchetto allestito fuori da un supermercato in Lombardia, ricalcando la fine degli Anni ’50 quando i giovani studenti guidati da don Giussani andavano nella “Bassa”, la periferia povera di Milano, a portare gratuitamente attenzione e compagnia alle famiglie indigenti, senza il pretesto di trovare risposte, né realizzare azioni filantropiche, bensì imparare attraverso un gesto esemplare che la legge ultima dell’esistenza è la gratuità, la carità, contro ogni possesso egoistico .......

 

Conosci la campagna di Solidarietà 2011-2012 di EDUS
 

 

 

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Ultimo aggiornamento del sito effettuato  il: 14 gennaio, 2012  
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