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UGANDA
Meeting Point International LA STORIA - Come
nascono le collane di Rose / Una
commozione per l’altro con il timbro inconfondibile
dell’eterno
Siamo
a Kireka, lo slum di Kampala, la capitale dell’Uganda.
Barattoli di colla e strisce di carta colorata presa da
riviste raccolte qua e là. Basta poco a un gruppo di donne
per creare straordinarie collane. Pazienti, arrotolano la
carta, ne fanno palline che, infilate una dopo l’altra,
diventano colorati monili. Basta un po’ di colla per
consolidarle e conferire loro la lucentezza finale. Ma la
situazione di queste donne non è sempre stata così.
Quando Rose Busingye, infermiera africana, ora direttrice
del Meeting Point International partner di AVSI a Kampala,
per la prima volta raggiunse Kireka, verso i primi Anni 90,
vi trovò decine di madri intente a spaccare pietre con
martelletti di fortuna; ne facevano ghiaia da rivendere per
qualche dollaro al giorno. Per loro era l’unica occupazione
per sfamare i figli e quanti la guerra e l’Aids ha reso
orfani.
I
mariti sono pochi, quelli rimasti bevono. Sporcizia e
cloache a cielo aperto caratterizzano il quartiere.
In
quelle fogne i bambini di Kireka, prima dell’arrivo di Rose,
passavano la giornata. “Ora abbiamo già costruito un asilo,
paghiamo gli insegnanti e un medico che viene qui un giorno
a settimana”.
Ma
non solo.
“Ho iniziato insegnando a queste donne le basi per la
corretta nutrizione dei bambini e soprattutto ad amarli.
Curando i loro figli hanno sentito l’esigenza di migliorare
loro stesse.
Abbiamo così avviato un corso di alfabetizzazione e, oggi,
fanno anche queste bellissime collane. Così non si spezzano
più la schiena con le pietre”.
Quelle famose pietre che nel 2005, dopo che l’uragano
Katrina si era spazzato via tutte le case di New Orleans, le
ha viste ancora più unite per devolvere in beneficenza il
loro piccolo guadagno di una giornata a favore di altre
donne, nere come loro, al di là dell’Oceano.
“E’ stato
commovente quando mi hanno portato i soldi” Ricorda Rose “Mi
hanno detto: mandali alle nostre sorelle in America che
stanno soffrendo. Questo nostro piccolo dono come segno
delle nostre lacrime. In questo momento, loro, hanno più
bisogno di noi.”
La carità alla rovescia,
ripetuta nel 2009 per le famiglie italiane vittime del
terremoto in Abruzzo. “Volevano partire con un pullman per
l’Aquila per portare il loro aiuto, senza capire le
distanza…”
Nel
2008, l’impegno delle donne di Rose del Meeting Point viene
ben tratteggiato nel documentario “Greater” che il regista
afro americano Spike Lee premia al festival del cinema di
Cannes, sfoggiando una delle loro collane “Un’opera
straordinaria che fa a pezzi il soliti luoghi comuni
dell’Aids e nella quale il cuore vince sul pregiudizio e la
malattia”.
Nell’incontro con Rose, hanno imparato a aiutarsi,
accogliendo in casa gli orfani e a curarsi con i farmaci
antiretrovirali, perché molte sono malate di Aids. Insieme
sono diventate una grande famiglia. Legate l’una all’altra e
splendenti, gioiose. Come le collane che producono.
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