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  Un gesto di educazioneAdozioni a distanza

Prof. Giovanna Rossi
Docente di Sociologia della Famiglia,
Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
 

Attraverso l’aiuto personalizzato, il bambino viene a beneficiare di un programma complessivo di cura nei suoi confronti. l'adozione a distanza non prevede la consegna di un semplice sussidio direttamente ai bambini, alle loro famiglie o alle persone che li hanno in affidamento, ma raggiunge comunque lo scopo di moltiplicare le risorse a disposizione di questi soggetti e della comunità in cui sono inseriti. In tal modo, attraverso questi interventi, che vanno ben al di là di un generico assistenzialismo, si contribuisce a responsabilizzare la famiglia e la comunità, offrendo loro la possibilità di raggiungere l’autonomia.

Un atteggiamento assistenzialistico, infatti, non crea personalità adulte, ma ne favorisce, anzi, la dipendenza, non sollecitando la persona allo sviluppo di una capacità autonoma nella ricerca di risposte, poiché implicitamente rimanda il cambiamento ad un futuro condizionato dalle circostanze esterne. Al fine di attivare un tale aiuto personalizzato, decisivi risultano l’intervento e la presenza di un adulto-educatore che valuta la situazione di ciascun bambino e della sua famiglia. Questa figura è essenziale per il tipo di aiuto offerto con l'adozione a distanza: svolge, infatti, il compito di comprendere ciò di cui il bambino ha più bisogno, tenendo conto di tutta la sua storia, di verificare che tragga realmente beneficio dal sostegno e spesso anche di aiutare i genitori a diventare più consapevoli.

L’ adulto-educatore assicura, da un lato, che l’aiuto offerto vada a destinazione e che sia gestito nel migliore dei modi, dall’altro, che venga mantenuto un legame e una relazione con la famiglia (laddove esistente) dei bambini e con il bambino stesso. Giova sottolineare che per AVSI uno degli scopi dell'adozione a distanza è, insieme al raggiungimento del benessere materiale, anche quello educativo.

L’ educatore ha un triplice compito. In primo luogo, la sua presenza è fondamentale perché definisce e caratterizza il tipo di rapporto tra colui che adotta a distanza e il beneficiario, risultando così decisivo nel creare una relazione di fiducia tra il sostenitore e l’organizzazione e tra l’organizzazione e il bambino sostenuto. Il tentativo è quello di fare percepire il gesto di aiuto come non episodico e impegnato in una logica solidaristica che dura nel tempo. In secondo luogo, ha il compito di valutare le situazioni di disagio e di necessità di un determinato gruppo di soggetti in un certo Paese, di trasformarle in progetti più ampi di sviluppo e di gestirli, in modo che l’aiuto offerto vada a buon fine. Infine, la sua azione è sicuramente importante e decisiva non solo come garanzia di “pronta consegna” del denaro affidato alle organizzazioni, ma anche per lo spessore relazionale e valoriale del gesto di sostegno. In questo senso, l’adulto in questione può rivelarsi presenza che accompagna il bambino in un percorso educativo di crescita e sviluppo. L’ educazione, infatti, si gioca nel presente ed è sempre possibile. Numerose sono le testimonianze di bambini educati negli asili che diventano strumenti di cambiamento per le loro famiglie.

In definitiva, possiamo affermare che l'adozione a distanza è sicuramente una nuova forma di solidarietà umana e sociale.

È una solidarietà varia che parte dai singoli, ma anche dai gruppi che si muovono donando concretamente e direttamente all’altro. A questo proposito, ci sembra utile ricordare che Godbout definisce il dono come dare qualcosa a qualcuno senza ricevere nulla in cambio. “Il dono contiene sempre un al di là, un supplemento, qualcosa di più che si cerca di definire con gratuità. Il valore di legame che ne scaturisce è cosa diversa dal valore di scambio e dal valore d’uso” (Godbout J.T., L’esprit du don, Editions du Boreal, Montreal, 1992). Il dono è pertanto una relazione che serve ad alimentare o creare legami sociali tra le persone.

Esso è assolutamente gratuito, non avendo garanzia di restituzione, quindi sottintende anche la possibile interruzione del legame instaurato. In esso è contenuto un paradosso. Da un lato, esso è perfettamente libero e quindi mai completamente reciprocabile, dall’altro, permette un legame sociale radicato nella reciprocità simbolica più piena.

Il legame sociale che si viene a creare è contrassegnato dalla gratitudine che mai potrà essere sostituita dalla logica oggettiva dello scambio economico. Tale gratitudine, infatti, non è fungibile, non trova equivalenti funzionali che ne possono sostituire la funzione di creazione del legame sociale. La maggiore garanzia ai fini del mantenimento della relazione è data dalla presenza dell’adulto-educatore che agisce una specifica funzione mediativa.

Risulta assolutamente decisiva questa figura, attraverso cui l’offerta in denaro non è solo un intervento isolato per arginare un fenomeno di povertà, ma uno strumento per cercare di coinvolgere la comunità, rendendola protagonista, attraverso la riacquisizione di una propria identità. Attraverso questa modalità specifica di dono, rappresentata dall'adozione a distanza, quindi, si “crea comunità”, non solo nel Paese in cui gli aiuti arrivano, ma anche nel Paese sviluppato da cui il sostegno (denaro) parte. l'adozione a distanza, inoltre, costituisce un’opportunità di sviluppo perché, oltre all’obiettivo di migliorare le condizioni di vita del destinatario, si pone come scopo quello della formazione e soprattutto dell’educazione di quest’ultimo nell’ambiente in cui vive. Le “buone ragioni” che conducono a questo tipo di dono sono sicuramente basate su sentimenti di solidarietà, di comprensione verso situazioni di difficoltà e necessità, tra l’obbligo e la riconoscenza da un lato e la gratuità e la gratificazione dall’altro.

Il compito dell'adozione a distanza, così inteso, è quindi piuttosto impegnativo. Esso tende a coinvolgere non solo gli individui, ma anche le famiglie e le comunità. I sostenitori hanno l’opportunità di scoprire il senso autentico di un gesto di solidarietà, coloro che ricevono l’aiuto hanno la possibilità di essere sostenuti, in modo da diventare sempre più protagonisti, acquisendo sempre maggiore consapevolezza e sempre maggiore benessere.  

Se il concetto di solidarietà va inteso come lo strumento attraverso cui è possibile produrre un bene comune per l’intera società, che mette in relazione i beni prodotti da ciascun sottosistema sociale, difficilmente può essere considerato nella sua completezza se non connesso al principio di sussidiarietà.

Questo ultimo consiste nell’indicare una relazione d’aiuto per cui non ci sia il prevalere di un livello sull’altro, ma un rapporto di rispetto tra i diversi soggetti sociali. Quindi, proprio la dimensione della gratuità sembra essere un elemento cardine, essendo fonte di coesione sociale e motivo scaturente della solidarietà. Si configura, ultimamente, come una componente stabile della società complessa, in cui le relazioni solidaristiche, fondate sulla reciprocità e sulla gratuità, divengono nel loro agire un modo alternativo di vita.

 

 

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Ultimo aggiornamento del sito effettuato  il: 11 giugno, 2008