Adozioni a distanza in Birmania (Myanmar)
Introduzione
La Birmania è situata nel Sud-Est asiatico. Il paese
si affaccia sull’oceano Indiano (golfo del Bengala e
mare di Andaman) in una delle area marine colpite
dallo Tsunami del 2004. Per via terra il paese
confina col Bangladesh, l’India, la Cina, il Laos e
la Tailandia. Il paese è oggi una meta ambita di
turismo alternativo: si possono visitare migliaia di
templi buddisti che hanno segnato il susseguirsi dei
secoli e che offrono un paesaggio inusuale e
attraente all’occhio occidentale. In questo paese è
anche possibile incontrare una grande varietà etnica
formata da oltre 135 diversi gruppi che mantengono
ancora le caratteristiche della loro etnia più che
del comune essere Birmani.
Ma oltre a questi aspetti folcloristici, la Birmania
è pure nota per essere un paese che, pur dotato di
grandi risorse, vive una situazione sociale ed
economica sempre più in via di deterioramento. Il
potere politico è nelle mani di una giunta militare
al potere dal 1962; il paese non è governato in
maniera democratica, esistono delle difficoltà negli
spostamenti e le attività sono ovviamente limitate.
La Birmania, coi suoi 53 milioni di abitanti, nella
classifica di sviluppo umano del 2005 delle Nazioni
Unite si pone al 129° posto sui 177 paesi
classificati, con un reddito medio personale annuale
(GNI) di 300 dollari. Vari report delle Nazioni
Unite testimoniano come molte fasce di popolazione
(soprattutto rurale e delle etnie minoritarie) siano
oggi sotto il livello di povertà, con famiglie
impossibilitate ad avere sufficienti mezzi
alimentari e servizi sociali, primi fra tutti la
sanità e l’educazione dei figli.
Cenni storici.
La
Birmania è stata segnata nei secoli dal susseguirsi
di regni delle etnie di volta in volta dominanti. Il
primo grande regno è dei PYU, popolazione che arriva
dagli altopiani tibetani e che si afferma a partire
dal 1° secolo dopo Cristo. Segue un regno dei MON
che vengono dall’est dell’India e dalle pianure del
sud-est dell’ASIA. Nel IX secolo verifichiamo
l’arrivo dei BAMAR (l’etnia oggi maggioritaria)
dall’est dell’Himalaya. Essi fondarono la città di
Bagan, oggi importante meta turistica a causa della
presenza di centinaia di tempi buddisti, che ne
fanno uno spettacolo unico al mondo. I tartari del
Kublai Kan invasero la Birmania nel XIII secolo, ma
rimasero per poco. Anche Marco Polo arrivò in questa
terra nel XIII secolo, e nel 1435 ci sono tracce
storiche dell’arrivo del mercante veneziano Nicolò
di Conti.
Dal Bangladesh arrivarono anche i RAKHAING, i cui
navigatori –pirati controllavano nel XV secolo la
Baia del Bengala. Sempre nel XV secolo il re
Dhammazedi di stirpe MON aprì i primi contatti
diplomatici con l’Europa e iniziò quella che ora è
la pagoda buddista più famosa del paese: la
Shwedagon Paya in Yangon. Nel volgere dei secoli
anche l’etnia SHAN ebbe la sua parte di gloria, con
un regno nel nord dell’attuale Birmania. Nel XVII
secolo le compagnie olandesi e inglesi aprono
succursali nel Sud-Est asiatico. In Birmania il re
Bayinnnaung di etnia Burmese riunificò nel 1550 il
paese, sconfiggendo i vicini Siamesi. Con alterne
fortune questo regno sopravvisse fino al XIX secolo,
quando gli inglesi, con 3 guerre successive, presero
il controllo di tutto il paese. Gli inglesi
esercitarono un controllo diretto sulle etnie
dominanti delle pianure, lasciando praticamente
autonome le tribù dei monti.
A seguito della colonizzazione inglese, anche gli
indiani entrarono in Birmania come secondi
colonizzatori e pure i cinesi furono incoraggiati a
entrare e aprire centri commerciali. Gli inglesi
erano particolarmente interessati all’esportazione
delle risorse naturali birmane, tra cui il legname,
le pietre preziose e il riso. Nel XX secolo inizia
nelle università un movimento nazionalista che,
durante la seconda guerra mondiale, si alleò
inizialmente coi giapponesi che entrarono da
invasori contro gli inglesi. Ben presto la crudeltà
dei giapponesi portò i partiti nazionalisti ad
unirsi agli alleati Anglo-americani. Dopo la guerra
la Birmania ottiene l’indipendenza nel 1948.
L’indipendenza della Birmania è un avvenimento che
cambia radicalmente la situazione politica e poi
anche quella religiosa ed ecclesiale. Dall’inizio
degli anni 50, la Birmania precipita in una
situazione politica e sociale sempre più dissestata.
Separatismo delle tribù montane (fra le quali
lavorano i missionari del PIME), guerriglie multiple
contro lo stato unitario dominato dai birmani,
brigantaggio e insicurezza per le strade; poi, dopo
il 1962, si insedia una dittatura militare che tenta
la “via birmana al socialismo”.
Cambia così anche la situazione della Chiesa: dalla
libertà religiosa più assoluta, si passa a gravi
limitazioni delle libertà. Le autorità hanno anche
espulso 262 missionari e suore, in buona parte
italiani. Oggi in tutto il paese è rimasto un solo
missionario del PIME: Padre Noè, ultranovantenne,
risiede ancora tra i popoli delle montagne, nella
diocesi di Pekhon, da dove prende le mosse il nostro
progetto. Nel 1989 il governo birmano promette
libere elezioni. Nonostante i grandi ostacoli creati
agli oppositori, le elezioni del 1990 vedono una
schiacciante vittoria delle opposizioni. Il governo
non accetta il risultato elettorale e rifiuta di
consegnare il governo del paese alla vincitrice Aung
Sun Suu Kyi che tutt’ora è agli arresti domiciliari.

Il nostro progetto
1) Dall’esperienza dei missionari alla situazione
politica odierna.
In questo paese hanno operato molti missionari
cattolici, tra i quali si sono distinti per impegno
e numero i missionari del PIME di Milano, entrati in
Birmania nel 1858. Uno di questi, Padre Clemente
Vismara, scomparso nel 1988 a 91 anni, aveva una
profonda convinzione: fede e sviluppo materiale
vanno insieme. Così scriveva in una lettera in
italia: “La gente qui è proprio povera... Sono
profondamente persuaso che noi dobbiamo insegnare
loro a vivere corporalmente, a migliorarsi... Nostro
scopo è educare i piccoli, abituarli al lavoro e
quando son maturi dar loro il foglio di via con un
piccolo gruzzoletto per avviamento. Io ci tengo più
ad insegnare e abituare al lavoro, che non a
insegnare il segno della Croce... E per persuaderli
lavoro io stesso.” Padre Vismara lavorava con i
popoli delle minoranze etniche. Così scrive: “Fino
alla fine della seconda guerra mondiale tutte queste
tribù erano stimate all’altezza dei cani.
Dovevano abitare sui monti, pagare una tassa annua
ai popoli dominanti della pianura e più volte
all’anno dovevano fare lavori non retribuiti. I
buddisti della pianura sarebbero sempre stati i
padroni, i montanari sempre i servi, senza nessuna
speranza di miglioramento o di sviluppi. I
missionari hanno una grave, gravissima pecca:
proteggono troppo i poveri. Li educano, li
istruiscono, li aiutano, li guariscono.
E quando uno conosce l’alfabeto, solleva la testa,
ha pretese, si fa impertinente... Questo e solo
questo è il nocciolo che produce antipatia ed
avversione al missionario...”. Ancora Padre Vismara:
“Cristianesimo e sviluppo umano sono sinonimi...
bisogna insegnare loro a vivere meglio, a lavorare e
coltivare, a studiare e pianificare la loro
vita...”. L’insegnamento della fede andava di pari
passo col combattere il fatalismo e la rassegnazione
che il buddismo aveva trasmesso nella esperienza di
questi popoli “abbandonati sui monti”. A partire da
queste idee, i padri del PIME crearono in ogni
parrocchia, vicino ad ogni chiesa, oltre a varie
opere sociali, anche dei collegi dove accogliere gli
orfani, i ragazzi abbandonati e gli studenti che
volevano imparare seriamente.
2) La situazione attuale
All’interno di un paese martoriato e alla ricerca
di una via per svilupparsi in libertà, la nostra
iniziativa si colloca nella tradizione della
passione per l’educazione dei giovani, che i padri
del PIME hanno vissuto in Birmania. Oggi le scuole
sono tutte del governo, ma la Chiesa ha potuto
mantenere, vicino alle scuole, la proprietà e la
gestione delle case–collegio dove ospitare i bambini
più poveri e quelli che abitano lontano e non hanno
i mezzi per trovare una sistemazione vicino alla
scuola. Per questi bambini l’abitare nel collegio è
l’unica possibilità per accedere all’educazione,
purtroppo di basso livello, ma che è l’unica strada
percorribile per un bambino birmano. A questo
proposito si consideri che in genere i bambini vanno
a scuola quando ci si prende cura di loro e quindi
cominciano quando si presenta la possibilità: spesso
in una stessa classe le lezioni sono condivise da
bambini di età diverse.
Questi collegi erano una iniziativa privata dei
missionari, oggi dei sacerdoti locali e i parroci
devono coprirne quasi tutte le spese. AVSI è stata
chiamata per cercare di aiutare il mantenimento di
questi collegi, perché la crescita del costo dei
servizi e l’impoverimento del paese rendono ormai
impossibile ai sacerdoti locali di mantenere queste
importanti opere educative. Se noi non interveniamo,
la maggior parte di questi collegi dovrà chiudere o
drasticamente ridurre il numero dei bambini.
3) Il sostegno a Distanza a Pekhon
La
diocesi di Pekhon, di recente istituzione, ha al suo
interno 9 case-collegio. L’area è una zona
interdetta agli stranieri. Il governo, a seguito
delle attività di gruppi di ribelli anti-governativi
nella zona, ha vietato l’accesso agli stranieri in
quest’area geografica, che appartiene alla provincia
“SHAN STATE”. L’unico straniero che ci vive è padre
NOÉ, entrato in Birmania prima dell’indipendenza e
ormai ultranovantenne. Padre Noè vive in una di
queste parrocchie, ormai quasi impossibilitato a
muoversi. É stato il suo grido di richiesta che ci
ha raggiunto attraverso una rete di amici. Padre Noè
è sempre riuscito a convogliare un po’ di aiuti per
questi bambini, ma vedendosi ormai vicino al
termine, e constatando i costi sempre in aumento
paragonati alle risorse locali sempre più scarse,
sta cercando forme nuove di aiuto per impedire che i
collegi vengano chiusi e i bambini rimandati a casa.
Quindi AVSI ha deciso di intervenire, ha costruito
una rete di amici birmani che può raggiungere gli
ostelli e conoscere e incontrare i bambini e chiede
al sostenitore di collaborare per dare scuola e
servizi educativi a questi bambini. Il sostegno che
raccogliamo per i bambini di questa iniziativa
contribuirà a sostenere il collegio che lo accoglie
e che gli dà la possibilità di avere un piatto di
riso, un po’ di assistenza medica, l’uniforme
scolastica, il pagamento della retta, quando
richiesta. Tutto al fine di continuare a
permettergli di continuare a studiare e a non
tornare tra le montagne senza prospettiva alcuna.
Il coordinatore AVSI Sud-Est Asiatico, Luciano
Valla, di fronte ad una scuola in Birmania Bambini
birmani di un asilo di Taunggyi
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Alcuni dati
economici riferiti al paese
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Nome:
Myanmar
(dal 1989; precedentemente Burma)
Governo: Giunta
militare dal 1962
Popolazione: 53 milioni
Etnie (circa 135):
Birmani 68%, Shan 9%, Karen7%, Rakhine 4%, Cinesi
3%, Indiani 2%, Mon 2%
Superficie: 678,500
Km/quadrati (più del doppio dell’Italia)
Capitale
amministrativa: Nay Pyi Taw (dal 2005)
Regioni: 14 di cui 7
Stati e 7 “divisioni”
Lingue: Birmano,
Inglese, linguaggi locali delle varie etnie
Religioni: Buddismo
(89%), Cristianesimo (4%),
Islam (4%), Induismo,
animismo
Durata media della
vita: 61 anni
Mortalità infantile
alla nascita: 62 per 1.000
Mortalità infantile
entro 5 anni: 73 per 1.000
Bambini malnutriti
sotto 5 anni: 41%
Adulti sottopeso: 25%
Analfabeti (sopra i 15
anni): 15%
Moneta: Kyat (1Euro =
1600 Kyats)
Esportazioni: gas,
legname, legumi, pesce, riso in
Tailandia, India, Cina
e Giappone
GNI
per capita: 300 dollari
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