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In questi anni la vita di molti bambini è cambiata.

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Adozione a distanza: un'amicizia dell'altro mondo!

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  Adozioni a distanza in BRASILEAdozioni a distanza

Gli interventi di sostegno a distanza vengono realizzati in collaborazione con molteplici istituzioni e associazioni presenti in numerose città (Belo Horizonte, Salvador Bahia, Rio de Janeiro, San Paolo, Brasilia, Recife, Manaus, Macapà...).

Alcuni bambini sono seguiti in centri di recupero nutrizionale per bambini denutriti (da 0 a 6 anni). A causa della povertà (urbana ma anche rurale) la denutrizione è un fenomeno estremamente diffuso in Brasile e colpisce decine di migliaia di bambini.

Per molti bambini l’aiuto dell'adozione a distanza permette la frequenza in asili e centri educativi, dove i bambini ricevono aiuti alimentari, assistenza medica, sostegno scolastico, e vengono svolte attività con le mamme (corsi di igiene, etc.) e attività educative e ricreative.

In una situazione dove le madri, spesso sole, sono costrette a lavorare tutto il giorno fuori casa per mantenere la numerosa famiglia, la presenza di un luogo dove i bambini possono essere curati e seguiti rappresenta la certezza per questi piccoli di essere strappati alla strada e a tutte le sue insidie (abbandono scolastico, delinquenza, droga, abusi...).

Particolare importanza è data ai rapporti con le famiglie. Gli educatori compiono periodiche visite presso le famiglie dei ragazzi. In varie situazioni per i ragazzi più grandi si provvede ad un accompagnamento scolastico e a corsi di formazione professionale.
 

REPORT ANNUALE 2004 DA RIO DE JANEIRO

Carissimi sostenitori,
eccoci al nostro annuale appuntamento!
Tutti vi sarete accorti del fatto che adesso é Anelise che cura i rapporti con voi e
con i bambini. É molto brava e fa tutto con grande passione ed entusiasmo e i risultati per
me sono evidenziati dal fatto che i nostri rapporti con voi si sono intensificati e
giornalmente arrivano lettere, regali e cartoline per i nostri bambini e ragazzi.
Lascio a lei quindi il compito anche di raccontarvi cosa é successo qui quest’anno...

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UN  RESOCONTO DA RIO DE JANEIRO

Carissimo sostenitore,
non è facile riuscire a trasmettere per iscritto gli avvenimenti, le sfide, i risultati o meno, il lavoro, insomma, di un anno intero.

 

Mi interessa innanzitutto riuscire a trasmettere la vita di qui, la vita dei nostri bambini, dele famiglie, dei ragazzi e delle insegnanti cominciamo allora da una mia presentazione visto he per molti io sono solo un nome.

Sono partita nel ’96, lavoravo all’Ospedale di Monza in Ginecologia Oncologica dove ero caposale da circa 6 anni. Non avevo in progetto di venire in Brasile, ma per una serie di incontri e amicizie, davanti alla proposta di AVSI ho aderito subito. La proposta iniziale è stata di un apio di anni che oggi sono già 7! La cosa che mi ha spinto innanzitutto ad accettare la proposta è che non sarei stata da sola ma che tutto sarebbe stato condiviso con gli amici e con AVSI.

Le prime esperienze sono state una approssimazione, diciamo, a questo popolo così colorato, allegro e spensierato e un approfondimento nel metodo di AVSI basato sulla “centralità della persona umana” per cui ogni persona ha valore in sé ed è unica; fare progetti di sviluppo significa innanzitutto condividere le necessità, condividere il senso della vita.

La mia vera entrata in favela qui a Rio è stata all’inizio del ’98 in seguito a una richiesta di aiuto per un piccolo asilo che rischiava di chiudere sia per mancanza di fondi sia per carenza di un piano di intervento più ampio. L’asilo si chiamava e si chiama tuttora “Cantinho da Natureza” perché si trova incastonato nella foresta tropicale in cima al Morro dos Cabritos, una collina alle spalle della nota spiaggia di Copacabana, dove abitano circa 15.000 persone con un reddito mensile medio inferiore a 100$ per famiglia. Sono entrata lentamente cercando di conquistare la fiducia delle insegnanti/mamme, tutte oriunde della favela stessa, perché non sentissero il mio arrivo come “l’invasione dello straniero”. Qui vale la pena notare altri due aspetti del metodo AVSI: il “partire dal positivo”, cioè che ogni persona, ogni comunità, per quanto carente, rappresenta una ricchezza e presenta un suo patrimonio. Questo principio di metodo tende a valorizzare e rafforzare ciò che le persone hanno costruito, la loro storia, le relazioni esistenti, cioè quel tessuto sociale e quell’insieme di esperienze che costituiscono il loro patrimonio di vita. Il secondo aspetto è quello del “fare con”, per cui il mio muovermi dentro questa realtà non è stato un progettare, ma stare insieme e condividere le necessità, le difficoltà, i risultati, con le insegnanti, le famiglie, le mamme, i bambini, partendo dal positivo che intravedevo.
Pian piano, grazie ad una convenzione col Comune e con l'adozione a distanza abbiamo ampliato gli spazi e le attività; è iniziato il progetto finanziato dal MAE (Ministero degli Affari Esteri italiano), tuttora in corso a livello nazionale, che consiste nel collocare in rete tutte le opere educative AVSI in Brasile e che ha permesso di consolidare e rafforzare soprattutto la metodologia, la proposta educativa e un programma di formazione degli educatori; infine ho coinvolto l’Università Federale per le attività sanitarie e di prevenzione, soprattutto della denutrizione.
Poi, nel 2002, dopo una ristrutturazione durata un anno e realizzata con gli aiuti dell’Ambasciata d’Italia e di due imprenditori italiani, Gianni Brambilla e Andrea Riva, è stato creato un Centro Educativo che oggi assiste in totale 210 bambini nel polo infantile e 100 ragazzi nel doposcuola.
La sfida più grande in questo lavoro è on perdere di vista il fatto che non siamo qui per risolvere tutti i problemi e le necessità che incontriamo, ma innanzitutto per viverli insieme e questo è possibile se guardiamo le persone che abbiamo di fronte: la mamma, il bambino, l’insegnante, lo stesso trafficante, come qualcuno che ha lo stesso nostro desiderio di essere felice e di realizzarsi, e che molte volte non sa di avere, e da qui condividere i bisogni che incominciano ad emergere. Per esempio, quando vado a visitare una famiglia perché il bambino ha dei problemi di comportamento o è maltrattato, spesso è difficile individuare un punto positivo perché la casa è sottosopra, i rapporti tra i genitori sono difficili…, però io vado a incontrare quelle persone e molto spesso è da qui che le famiglie cominciano a rendersi conto che la casa è sottosopra, che è desiderabile una casa più in ordine, pulita e organizzata… Tante volte partire dal positivo, dal patrimonio, vuol dire partire dal bene che il bambino vuole a sua mamma anche se è ubriaca tutto il giorno e usa droga, e scommettere su questo bene.

Oggi il mio lavoro consiste nel coordinare i vari progetti educativi, le azioni di prevenzione e salute, l’accompagnamento delle famiglie che sono diventate 400, e l'adozione a distanza, oltre a sviluppare contatti e rapporti con gli organi e associazioni locali e il found raising per mantenere e far funzionare adeguatamente la struttura che oggi conta 74 dipendenti.


IL CENTRO EDUCATIVO “CANTINHO DA NATUREZA”

Il centro è nato nel 2002 dopo l’ultimo ampliamento degli spazi.
Nel polo infantile vi sono 8 sale che accolgono giornalmente 210 bambini. Al piano superiore c’è il nido con 3 sale per i bambini da 4 mesi a 2 anni suddivisi per età; c’è un ampio solarium con giochi adeguati per stimolare lo sviluppo psicomotorio; ci sono 2 sale per i bambini da 2 a 3 anni, l’infermeria, il lactario e i bagni.
Al piano inferiore ci sono 2 sale per i bambini da 3 a 4 anni e una per i più grandicelli da 4 a 6 anni che passano metà giornata con noi e metà giornata a scuola in modo tale che nel doppio turno assistiamo in totale 66 bambini.
Il refettorio è ampio e le refezioni sono distribuite a turno per permettere una certa tranquillità. La segreteria si trova all’ingresso del centro ma presto verrà trasferita in un’altra saletta per poter adibire lo spazio attuale a un’altra sala per i bambini da 4 a 6 anni. Ogni anno infatti escono dall’asilo almeno 50 bambini per raggiunti limiti di età ma ancora troppo piccoli per poter andare a scuola da soli e le mamme hanno necessità di lavorare tutto il giorno quindi è diventata per noi una priorità poter continuare ad accoglierli.
Quotidianamente arrivano 210 bambini accompagnati dalle loro mamme o dai fratelli più grandi. Al mattino si inizia alle 7:30 e a seconda della fascia etaria e delle necessità si svolgono varie attività diversificate, alternate al bagno e ai pasti che in totale sono cinque. In ogni sala ci sono almeno due educatrici e le attività sono programmate settimanalmente dalla coordinatrice pedagogica che ne cura anche la supervisione. Nel nido le attività sono più che altro scadenzate dalle cure primarie ai piccolini per cui il bagno e i pasti occupano quasi tutto il tempo anche se due volte al giorno vanno nel solarium per giocare e stare un po’ al sole. A turno i bambini più grandicelli vanno nel patio per le attività all’aperto.
Ogni sala è attrezzata con centri di interesse ai quali i bambini accedono spontaneamente: c’è il centro della drammatizzazione con bambole e mobili come se fosse una casa; il centro della pittura, dell’argilla e delle costruzioni; in queste attività le educatrici sono essenziali per motivare il bambino nel passaggio da un centro all’altro. Dalle 12:30 alle 14:00 tutti i bambini fanno un isolino e questa è l’ora più tranquilla della giornata; nel pomeriggio tutto riprende fino alle 17:30, ora in cui i familiari tornano a prendere i bambini.
Conoscendo le loro case ci si rende conto di cosa significhi avere uno spazio così grande e adeguato per il loro sviluppo integrale, avere un punto di riferimento come le nostre educatrici, per alcuni avere la possibilità di fare una doccia e poter pranzare e cenare tutti i giorni.
Nel Centro lavorano 21 educatrici, 2 cuoche con 3 aiutanti, una assistente, 2 fac-totum e 2 persone addette alle pulizie oltre a 2 guardie notturne. Tutto questo personale abita nella favela e nel tempo abbiamo realizzato incontri periodici di formazione e di aggiornamento.
La novità di quest’anno è stata la biblioteca infantile, uno spazio al quale i bambini accedono due volte alla settimana per poter ascoltare storie e per avvicinarsi ai libri infantili, in modo da incentivare il gusto per la lettura. La biblioteca si trova in uno spazio culturale abbastanza prossimo all’asilo ed è diretta da una organizzazione che coopera con noi.


LA SCUOLA MATERNA “TIA SONIA”

L’asilo Tia Sonia è di recente costruzione, ed è di proprietà del Comune che all’inizio dell’anno ci ha chiesto di amministrare; qui sono assistiti 120 bambini da 0 a 4 anni con gli stessi orari del Cantinho da Natureza. I bambini provengono soprattutto dalle famiglie di un’area della favela più povera, le loro case spesso sono baracche di legno senza servizi igienici o senza sicurezza dal punto di vista sanitario.
Sin dall’inizio ci sono stati dei miracoli: il primo è stato trovare una direttrice preparata, e, inaspettatamente, un’amica: Eliana, partecipando alla festa della famiglia, rimane entusiasmata per l’opera educativa (era la prima volta che veniva in favela), il giorno seguente dopo un breve colloquio decide di lasciare la scuola privata dove sta lavorando per venire a lavorare con noi per uno stipendio pari a un terzo del precedente!

Ci sono 24 educatrici, 4 cuoche e 2 persone addette alle pulizie; la direttrice e una amministratrice completano l’equipe. Tutte le educatrici appartengono alla favela; dopo la selezione, in febbraio abbiamo cominciato un programma di formazione in servizio con incontri periodici programmati mensilmente per tutto l’anno e una supervisione delle attività quotidiane, oltre a riunioni settimanali di programmazione delle attività. La formazione in servizio ha avuto come principale obiettivo il mettere a fuoco il ruolo dell’educatore nel rapporto coi bambini è l’importanza del rapporto dell’affettività; abbiamo cercato anche di dare delle conoscenze di base sullo sviluppo del bambino nei primi anni di vita.

I bambini che frequentano questa scuola materna sono provenienti da una zona della favela prossima al cimitero, una zona particolarmente povera dove le famiglie sono più vulnerabili e a rischio sociale. L’indice di denutrizione dei bambini è maggiore rispetto all’altro asilo (è del 20%) e in generale la situazione di salute dei bambini è abbastanza compromessa. I bambini sono stati scelti tra quelli che più avevano necessità, cioè fra quelli con un rischio sociale alto. Per “rischio sociale” si intendono le famiglie che si trovano in uno stato di estrema povertà, con casi di AIDS, uso di droga e alcool, ecc. Tutte le famiglie che hanno fatto richiesta di iscrizione sono state visitate e abbiamo stabilito una priorità, ma molte situazioni si sono presentate molto dolorose e difficili.
Le attività sono iniziate in gennaio con due sale del nido per i piccolini da 4 mesi a 2 anni, mentre i più grandicelli sono stati divisi in 4 sale. Quando i bambini arrivano nel nido ricevono un biberon di latte, poi vanno nel solarium a giocare un po’ e a prendere un po’ di sole. Dopo le attività dormono, fanno il bagno e pranzano. Al pomeriggio c’è un periodo di giochi e musica e altre due refezioni.
Le classi dei più grandi oltre alle 4 refezioni hanno varie attività di psicomotricità nell’area esterna, attività con le tempere, l’argilla, le bambole, la musica e le storie che le educatrici raccontano.
Abbiamo programmato per i genitori dei nostri bambini tre riunioni all’anno più un colloquio personale, ma siamo sempre a disposizione per incontrarli.
Sicuramente per molti bambini uno sviluppo completo e personale è diventato possibile grazie alla nostra presenza e alla qualità dell’assistenza che riusiamo a fornire; oltre a questo per molte famiglie in difficoltà anche questo asilo è diventato un punto di riferimento sicuro.


LA PRE-SCUOLA PER I BAMBINI DAI 4 AI 6 ANNI

Il progetto per i bambini dai 4 ai 6 anni dove sono inseriti bambini di questa fascia etaria, ha una programmazione speciale perché sono bambini che vanno e vengono dalla scuola, quindi si segue una organizzazione delle attività che permetta, attraverso il gioco, l’introduzione alla conoscenza dell’alfabeto e dei numeri. In questa sala ci sono 33 bambini di mattina e 33 al pomeriggio: le attività sono organizzate per gruppi e diversificate. Oltre alle attività in sala, i bimbi passano molto tempo nel patio soprattutto giocando a pallone, i maschi, e saltando la corda , le femmine. Una volta alla settimana per i bambini più agitati siamo riusciti ad avere degli ingressi in una piscina del quartiere per fargli fare un po’ di nuoto. Durante l’anno non sono mancate feste, gite e giochi ai quali i bambini partecipano sempre con grande entusiasmo.
Le due insegnanti Monica e Bianca sono fantastiche perché nonostante il numero dei bambini riescono ad avere un rapporto con tutti e a diversificare in modo ordinato le attività.
Questo progetto che vorremmo ampliare il prossimo anno, ha permesso – come dicevo prima – una continuazione del lavoro educativo e sociale che stiamo offrendo, oltre a permettere col servizio di trasporto, che le mamme possano lavorare tranquillamente senza preoccuparsi dei loro bambini che escono da scuola a mezzogiorno: il nostro pulmino li va a prendere e li porta quassù dove restano fino alle 5:30, mentre il turno del mattino è accompagnato alle rispettive scuole alla fine delle attività.


LE FAMIGLIE

Quest’anno abbiamo dato molto spazio al lavoro con le famiglie perché fossero sempre più coinvolte nel processo educativo dei loro figli. In giugno abbiamo partecipato a un convegno organizzato da AVSI a Belo Horizonte, al quale hanno partecipato tutte le opere educative della rete, dal titolo: “Famiglia: il primo soggetto educativo” e dal quale è emersa una novità dal punto di vista di approccio alla famiglia, non di tipo assistenzialista, ma di aiuto ad assumere il proprio ruolo che è quello educativo. E’ un compito arduo perché le famiglie dei nostri bambini sono particolarmente instabili e frammentate, spesso la mamma è l’unico genitore di più figli nati da relazioni diverse e che passa la maggior parte del tempo al lavoro non potendo dedicare molto tempo ai figli. Le case spesso sono in condizioni disumane, e la cosa più difficile è trovare quel prezioso punto positivo da cui ripartire. Ultimamente è anche cresciuto il numero di mamme adolescenti che hanno bisogno di essere orientate e assistite nel rapporto con il loro figlio.
Abbiamo pensato di coinvolgerle in modo sistematico partendo da una scheda dove abbiamo descritto com’è il loro figlio nell’asilo e quali passi potremmo fare insieme per educarlo, di cosa ha bisogno, quali sono state le sue conquiste. La prima scheda sarà consegnata in dicembre.
Dietro alla scheda c’è stato tutto un lavoro, con le educatrici, di osservazione dei bambini in modo da poter dare alle mamme delle informazioni che siano personalizzate e reali. Sempre in giugno abbiamo organizzato la festa della famiglia con un grande pranzo, giochi e musica; è stata un’occasione per conoscere le famiglie e approfondire il rapporto con loro. Per il prossimo anno abbiamo in progetto di dedicare una pedagoga esclusivamente al lavoro con le famiglie.




IL DOPOSCUOLA

Da due anni ormai, negli spazi prossimi al “Cantinho da Natureza”, funziona il doposcuola al quale partecipano oggi 100 ragazzi dai 7 ai 14 anni. Li abbiamo suddivisi in due classi: da 7 a 10 anni e da 11 a 14 anni.
Il funzionamento è al mattino dalle 9 alle 12, il pomeriggio dalle 14 alle 17. Ci sono 4 educatrici e una coordinatrice, più una persona per le pulizie e una in cucina.

Non è un lavoro semplice perché oltre ad avere età diverse, la maggior parte presenta un livello di conoscenza diverso, per cui nella stessa classe si possono trovare ragazzi di 14 anni che non sanno leggere e quindi non riescono a seguire le lezioni.
Anche qui si cerca di inventare sempre qualcosa per far diventare l’apprendere una cosa interessante. Quest’anno per esempio abbiamo lanciato il giornalino per i più grandi: è un tentativo per insegnare a leggere e a scrivere in un modo attraente, oltre che per aiutarli ad aprire gli occhi sulla realtà. Per i più piccoli invece è iniziato il progetto di orto scolastico, in modo che, partendo dalla natura, possono imparare a guardare e rispettare la realtà conoscendola e apprendere nozioni di matematica e scienza applicati a una esperienza reale. Durante l’anno abbiamo organizzato gite soprattutto per visitare luoghi interessanti, come la Biennale del Libro, la sede di uno dei principali giornali di Rio, il Giardino Botanico e naturalmente non sono mancate le giornate al mare e le attività sportive.

L’idea di cominciare il doposcuola è nata da incontri e sollecitazioni sia da parte del Comune ma soprattutto dalla necessità che la realtà stava mostrando. Racconto questo episodio perché si capisca quello che intendo dire.
L’anno scorso ho accompagnato un ragazzino di 14 anni, che aveva da poco perso il papà, a fare un esame medico perché non stava bene e durante l’attesa gli ho chiesto cosa volesse fare da grande; lui ci ha pensato un po’ e poi mi ha risposto che non ci aveva mai pensato e che qualsiasi risposta mi avesse dato sarebbe stata una bugia perché realmente non ci aveva mai pensato. Questa cosa mi ha colpito molto perché in certe situazioni disumane è come se uno dimenticasse i desideri che ha, dimenticasse la propria umanità e nel rapporto con noi, con gli insegnanti del Centro, la prima cosa che riemerge sono questi desideri.
Per i ragazzi del doposcuola che hanno 12-13 anni, molto spesso venire da noi metà giornata vuol dire fare l’esperienza di essere “qualcuno”, cioè di appartenere; alcuni andavano male a scuola perché nessuno si interessava a loro proprio per l’assenza dei genitori, per cui quando tornavano a casa, nessuno domandava loro “com’è andata oggi?”; quando cominciano a frequentare il doposcuola cambiano, soprattutto grazie a questa esperienza nel rapporto con gli educatori del Centro, oltre al fatto che sono aiutati nelle varie materie.
Questo cambiamento è stato notato soprattutto dai professori delle scuole che ci hanno cercato perché volevano capire cosa fosse successo a questi ragazzi che fino a ieri erano i più svogliati o i più difficili e oggi fanno i compiti e cominciano a guardare allo studio con interesse.

L'adozione a distanza che ci permette di accompagnare questi ragazzi, posso dire che ha cambiato la vita di molti di loro proprio grazie a questi rapporti; oltre a questo, da gennaio forniremo ai ragazzi che hanno ottenuto buoni risultati a scuola e con buona frequenza, una parte del materiale scolastico. Abbiamo usato questo metodo che ripeteremo anche a giugno dopo il primo semestre, per incentivare i ragazzi a frequentare la scuola e a studiare; abbiamo coinvolto anche le famiglie dei ragazzi in modo che anche loro comincino a preoccuparsi all’educazione dei loro figli.
Ho voluto raccontare questo anche per far capire come sia importante sostenere un ragazzo e non solo i bambini piccoli per i quali è sicuramente più facile trovare un sostenitore.
Quando abbiamo presentato l’idea ai ragazzi e alle famiglie dicendo della possibilità di avere un “padrino” in Italia, si sono entusiasmati e sempre mi domandano chi è il loro padrino, come si chiama, dove abita, se è una famiglia, se verrà in Brasile, ecc.
Attualmente nel doposcuola ci sono solo 18 ragazzi nel programma, ma ce ne sono 52 in attesa: speriamo che vi siano nuove adesioni!
Quando ho visto l’interesse dei ragazzi ho pensato che sarebbe una bella idea se la famiglia di sostegno si presentasse mandando una foto o una lettera (l’indirizzo non verrà reso noto ai ragazzi): in questo modo il rapporto potrebbe diventare più personale e stretto e i ragazzi potrebbero personalmente parlare di sé, della loro famiglia, di come vanno a scuola, ecc.


ATTIVITA’ SANITARIE E DI PREVENZIONE

Come già accennato esiste una convenzione con l’Università federale di Rio de Janeiro, in particolare con il corso di “Enfermagem”, in seguito al quale il nostro Centro è diventato campo di stage per gli studenti. Ogni tre mesi, per 4 venerdì consecutivi, veniamo invasi da 20-25 studenti che si distribuiscono nelle varie attività, visitano e pesano tutti i bambini, verificano l’eventuale presenza di malattie, vanno nelle famiglie quando è necessario, fanno un servizio di vigilanza sanitaria nella cucina e si riuniscono con le educatrici per affrontare i vari problemi di salute e di prevenzione.
Una volta raccolti tutti i dati, li analizziamo insieme per capire quali sono le varie situazioni incontrate e per pensare insieme delle strategie di intervento.
E’ un lavoro utilissimo perché ci aiuta a valutare soprattutto la qualità dell’alimentazione che forniamo e a renderci conto della situazione di salute dei bambini e delle loro famiglie, oltre a dilatare l’orizzonte di intervento delle attività con azioni preventive.


COME FUNZIONA l'adozione a distanza A RIO

In questo momento sono inseriti nel programma 214 bambini, di cui 18 del doposcuola, 68 della prescuola, 10 in famiglia e il resto degli asili. In attesa ci sono 67 bambini dell’asilo Tia Sonia e 52 del doposcuola.
Quando inizia l’anno scolastico, all’ingresso degli alunni nei vari progetti, le famiglie ricevono una visita domiciliare o fanno un colloquio durante il quale compiliamo una scheda che descrive la situazione socio-economica della famiglia.
Fino a Marzo/Aprile selezioniamo i bambini che possono essere inseriti nel programma; i criteri di selezione sono: la precarietà della situazione socio-economica della famiglia, lo stato di necessità, l’assiduità nel progetto e il vincolo con la famiglia per evitare di dover sospendere all’improvviso il sostegno.
Dopo la selezione, compiliamo le schede e facciamo le foto ai bambini (per loro è sempre una festa fare delle foto!), dopodiché inviamo tutto a Cesena e restiamo in attesa che vengano abbinati a un sostenitore.
Una volta all’anno mandiamo notizie specifiche dei bambini e una volta all’anno una foto e la relazione delle attività oltre a un disegno fatto dal bambino. Come dicevo prima, la cosa interessante è che mandare le notizie sui bambini ha costretto sempre più le educatrici a direzionare lo sguardo sui bambini. Le notizie che mandiamo, infatti, sono molto simili alle notizie che qualsiasi scuola o asilo darebbe a una famiglia, ma per noi questo è molto importante perché significa che il sevizio che stiamo dando può essere paragonato q quello di una scuola o di un asilo privato; bisogna fare un piccolo sforzo di immaginazione per capire cosa significa questa qualità o normalità in un contesto come il nostro sopradescritto.
Ci sono alcuni bambini che frequentavano l’asilo e che oggi accompagniamo in famiglia, per loro il trattamento è un po’ diverso perché la famiglia viene visitata e si chiede quali siano le necessità; normalmente il contributo è utilizzato per il materiale scolastico, l’uniforme o comunque si cerca di finalizzarlo sempre a necessità del bambino.
E’ già accaduto che la famiglia manifestasse delle particolari necessità, come il letto a castello di Thiago, che abbiamo potuto acquistare grazie a un contributo extra del sostenitore.
La difficoltà maggiore è quando il bambino e la famiglia lasciano la favela, alle volte senza avvisare, e solo dopo alcuni giorni veniamo a sapere che sono tornati nella città di origine – la maggior parte delle famiglia giovani proviene dal nord-est -, normalmente in seguito a una separazione della coppia, fenomeno frequentissimo! Altre volte per motivi di opportunità di lavoro si spostano in quartieri lontani, e date dimensioni della città è impossibile mantenere il contatto.
Andare nelle famiglie è molto impegnativo per le caratteristiche geografiche del morro: significa salire e scendere gradini, incontrare le persone che spesso non possiamo avvertire prima perché non hanno il telefono… Normalmente questa attività è realizzata il sabato mattina perché è più facile incontrare le persone, io e Anelise, una ragazza volontaria che dal prossimo anno verrà assunta e si dedicherà esclusivamente all'adozione a distanza, ci incontriamo all’entrata della favela e partiamo;normalmente in una mattina riusciamo a realizzare 5-6 visite. Durante la visita cerchiamo di affrontare vari problemi con la famiglia e tutti ci accolgono molto cordialmente. Queste visite sono molto utili anche per l’accompagnamento educativo dei bambini, quindi sono sinergiche a tutte le altre attività del centro educativo. Per esempio visitiamo le famiglie dei bambini denutriti o che presentano altre malattie, oppure le famiglie socialmente più vulnerabili.
Da quest’anno abbiamo una piccola sala, che dividiamo con la coordinatrice del doposcuola, dove svolgiamo tutte le attività amministrative legate all'adozione a distanza.


IL PICCOLO CLEVERSON

Questa piccola storia parte da una coppia di sostenitori, la cui figlia sta abitando attualmente a Rio e ha così potuto conoscere personalmente Cleverson e la sua famiglia, coinvolgendosi al punto di tenerlo a battesimo; adesso gli stiamo mettendo a posto la casa, fatta di assi di legno, con dei fondi extra e ci stiamo muovendo per cercare un lavoro alla mamma.

“Cerchiamo di spiegare: abito a Rio dal gennaio 2003 per motivi di lavoro. Quando sono partita i miei genitori hanno deciso di sostenere distanza un bambino del “Cantinho”, dove abita da anni la mia amica Paola che è coordinatrice di vari progetti AVSI. Già è stato emozionante per me conoscere di persona Cleverson, il bimbo di 2 anni che i miei avevano “adottato”! ogni tanto qualche visita con un regalino su alla favela… e naturalmente molte foto da mandare in Italia.
Passa il tempo e un giorno di giugno la Paola mi dice: “Ma sai che, esaminando le schede dei bambini del Centro abbiamo scoperto che decine di loro non sono battezzati, pur appartenendo a famiglie che si dicono cattoliche?” (e fra questi si trovava anche Cleverson). Parlando poi con le mamme di questi bambini, si è scoperto che il problema fondamentale era la mancanza di denaro per organizzare una festa dopo il Battesimo, perciò: niente festa, niente Battesimo! Bene, la festa l’avrebbe organizzatali “Centro”: chi davvero voleva dare il battesimo al proprio figlio? Ecco che in pochi giorni giungono numerosissime adesioni … e così mi viene chiesto di fare la madrina di Cleverson. Molto emozionata, accetto (emozionati almeno quanto me, sono i miei genitori a cui scrivo la notizia).
Qualche giorno prima del Battesimo fissato per il 12 Ottobre,chiedo alla mamma di Cleverson di scendere in città (la favela si trova arroccata su una ripida colina) col bimbo e un’amica per comprargli u vestitino per la cerimonia. Così abbiamo fatto un giro per Copacabana con questo bambino che probabilmente non aveva mai visto così tanta gente, macchine, autobus e colori in una volta sola! L’abbiamo riaccompagnato a casa che era ormai buoi, con molti regali anche per i suoi due fratellini.
Sabato 11 ottobre, incontro al “Centro” con i padrini e le madrine dei battezzandi: la nostra amica Eliana dà una spiegazione semplice e comprensibile a tutti del significato del Battesimo e della Chiesa viva.
Domenica purtroppo è un giorno piovoso, fa freddino, per cui ci stipiamo in 200 nel refettorio dell’asilo. E’ bello vedere tutta quella gente così povera, vestita a festa, che partecipa al sacramento dei propri figli. Il mio co-padrino è Fernando, un ragazzo semplice, vicino di casa della famiglia di Cleverson. Una mamma quando vede che c’è la consegna della candela accesa che si dà ai padrini,mi chiede se la deve pagare, come si fa in chiesa (è preoccupata perché non ha i soldi!) Alla fine l’immancabile festa: qualche mamma ha preparato dei salatini, mentre il “Centro” ha commissionato una gustosa torta gigante a un papà che lavora in un laboratorio di pasticceria, poi bibite per tutti! Cantiamo anche “Tanti auguri a te”, perché questo non manca mai quando c’è di mezzo una torta.
Ci lasciamo così, con baci e promesse di rivederci presto: ora il legame con questo pezzettino di Brasile non lo si potrà davvero più cancellare!”



ELISA, PAOLO E ARIEL

In agosto abbiamo anche avuto la visita speciale di una giovane coppia che per il viaggio di nozze gha deciso di visitare il “figlio a distanza”, che si chiama Ariel. Dopo un contatto per e-mail e per telefono, Elisa e Paolo vengono a trovarci: io ho organizzato un caffè dalla mamma di Ariel che ha appena avuto una bambina. Tutti sono emozionantissimi e Ariel no smette di fare disegni con i suoi pastelli nuovi che gli hanno portato dall’Italia. In una lettera, Elisa e Paolo dicono che il più bel regalo di nozze ricevuto è stato l’incontro con Ariel e la sua famiglia!


IL NOSTRO AMICO GIANNI

Per finire vorrei condividere con voi il ricordo del nostro amico Gianni Brambilla che dopo una lunga malattia ci ha “lasciato”, ma noi siamo sicuri che oggi è ancora più vicino a noi. Gianni era venuto a trovarci due volte insieme all’amico Andrea e la prima volta era rimasto molto impressionato dalla situazione che aveva visto, soprattutto dalle case dei nostri bambini che un giorno avevamo visitato insieme. Quando ha visto la casa di Roger si è commosso tantissimo e ha detto ad Andrea che era fortunato perché vedeva queste cose quando era ancora giovane e poteva fare ancora molto, mentre per lui il tempo si faceva breve. Di tempo invece non ne ha perso davvero e subito si sono messi insieme per aiutarci ad ampliare l’asilo, oltre a dare un contributo per sistemare la casa di Roger. Così la nostra opera è cresciuta e grazie a loro oggi è quella che conoscete.

Bene, spero di aver reso l’idea di cosa facciamo qui e mi auguro di poter condividere sempre di più con voi tutto quello che accadrà in futuro. Vi ringrazio della pazienza che alle volte metto un po’ a prova per i ritardi o le imprecisioni e vi chiedo comprensione.
Un grande abbraccio anche da parte di tutta l’equipe e dai nostri bambini!

Buone Natale!

Paola Galafassi
Responsabile Sostegno a Distanza
AVSI Rio de Janeiro
 

 

  Alcuni dati economici riferiti al paese

 

Superficie 8.500.000 Kmq
Popolazione 172,4 milioni
Reddito pro capite 3070 $
Speranza di vita 68,3 anni
Mortalità infantile 36‰
Analfabetismo 12,7%
Indice sviluppo umano 0,777 (65 posto)
 

 

 

 

 

 

REPORT ATTIVITA' RIO DE JANEIRO

Clicca qui per scaricare il file

Carissimo sostenitore,
Quest’anno io, Anelise, ho iniziato a lavorare con Paola nel Programma del Sostegno a Distanza nel Centro Educativo “Cantinho da Natureza”. Ho cominciato facendolo come volontariato giá che ero dal lavoro per un piccolo incidente ma poi é
diventato il mio lavoro.

É stata una proposta piena di sfide, soprattutto perché abito a Copacabana e fino ad oggi non mi ero mai resa conto della vita che si svolgeva in questo angolo del mio quartiere: il Morro dos Cabritos.

Oltre a questo non ho mai lavorato con bambini ma é appassionante, mi sto laureando in Biblioteconomia e ho pensato di fare la mia tesi su un tema legato all’esperienza che sto facendo qui. Non é stato facile conoscere i bambini e le loro famiglie ma seguendo Paola ho imparato a partire da quello che c’é e che era giá stato costruito nei rapporti. Infatti sono partita da quei rapporti piú stretti ai quali Paola mi ha introdotto e poi ho iniziato dallevisite domiciliari per conoscere il contesto familiare dei nostri bambini.. SEGUE

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Ultimo aggiornamento del sito effettuato  il: 04 marzo, 2010