Bucarest, Romania: la “Casa Emilia”
Agli inizi degli anni ’90 si è scoperto in Romania il
dramma dei bambini abbandonati in istituto (oltre 100.000)
e di quelli malati di AIDS. Secondo i dati del dicembre
2000 del Ministero della Sanità, il numero totale di casi
di AIDS conclamato (esclusi i casi di sieropositività), è
di 5.629 bambini, di cui 3.445 in vita, questi dati
evidenziano che nel paese si contano circa il 60% dei casi
di seropositività pediatrica di tutta l’Europa. Il periodo
in cui si è sviluppata maggiormente l’infezione, la cui
trasmissione è stata prevalentemente orizzontale
(trasfusioni con sangue infetto, manovre nosocomiali
inadeguate), sono gli anni compresi tra il 1988 ed il
1991; i bambini più colpiti hanno quindi attualmente
un’età compresa tra i 10 e i 13 anni. Tra questi circa la
metà sono bambini che vivono in orfanotrofi o in istituti
similari. Si tratta quindi di bambini abbandonati dalle
proprie famiglie, che non hanno mai avuto il calore di una
casa, non hanno mai avuto l’affetto di genitori e di
fratelli, che si trovano ad affrontare ora anche la
difficoltà della malattia.
AVSI opera in Romania dal 1994 anno in cui ristutturò il
padiglione pediatrico dell’ospedale V. Babes di Bucarest,
padiglione che ospitava (ed ospita tutt’ora) bambini
sieropositivi abbandonati. Da allora, in collaborazione
con diverse organizzazioni locali, AVSI sviluppò diversi
progetti a favore dei bambini sieropositivi, privilegiando
due istituti: l’ospedale V. Babes e
l’ospedale-orfanotrofio di Vidra.
I progetti inizialmente ebbero carattere sanitario e
formativo, ma ben presto ci si rese conto che ciò di cui
avevano maggiormente bisogno i bambini non erano soltanto
cure migliori, ospedali e orfanotrofi più belli, ma il
primo bisogno era quello di sentirsi voluti bene da
qualcuno.
Il bisogno di appartenenza, un rapporto con un adulto che
abbia cura di te, è essenziale alla costituzione di un io
equilibrato.
Da allora i principali sforzi progettuali e i maggiori
investimenti sono andati nella direzione di trovare
soluzioni famigliari per i piccoli. Le direzioni sono
state diverse, dalla ricerca della famiglia di origine del
bambino per verificare la possibilità di un ritorno del
bambino o almeno la possibilità di riallacciare i rapporti
con la propria mamma e con il proprio papà, alla ricerca
di famiglie alternative (affidatarie o adottive), alla
costruzione di case di accoglienza di tipo famigliare.
Nel 2000 è così stata costruita la prima casa famiglia per
bambini sieropositivi abbandonati. La casa, situata nel
villaggio Chiajna a circa 6 km da Bucarest, che accoglie 8
bambini provenienti dall’ospedale-orfanotrofio di Vidra, è
una vera e propria casa famiglia. Ci sono una mamma, un
papà e un fratello che condividono la vita con altri otto
bambini.
La casa è molto bella, perché questi bambini che non sono
stati voluti e che hanno vissuto per anni in strutture
inadeguate, sovraffollate, senza rapporti significativi,
abbiano la possibilità di vivere il bello. La casa è molto
grande perché i bambini possano avere uno spazio adeguato
per loro, possano avere ognuno il proprio letto, il
proprio armadio, la propria scrivania. I bambini vanno a
scuola come tutti gli altri bambini, fanno i compiti come
tutti i bambini, giocano come tutti gli altri bambini. I
bambini hanno ora una mamma e un papà come dovrebbero
avere tutti i bambini.
Nel 2001, nel quartiere Pipera di Bucarest AVSI ha avviato
il progetto di una seconda casa famiglia che accoglierà
altri 5 bambini. Anche ciascuno di loro, presto, avrà la
possibilità di essere accolto da qualcuno che gli vuole
bene e che lo chiama per nome.
Novosibirsk, Russia: accoglienza di ragazze madri
Novosibirsk è una grande città della Federazione Russa,
situata al centro della regione siberiana; è uno dei più
grandi centri industriali ed è rimasta uno dei pochi
centri scientifici e culturali.
L’instabilità economica e politica degli ultimi anni in
tutta la Federazione ha provocato una seria crisi sociale,
acutizzatasi per i mancati cambiamenti delle strutture
assistenziali e di intervento sociale. Ogni anno aumenta a
Novosibirsk la percentuale degli abitanti con basso
reddito e di inabili al lavoro, col risultato che su
1.485.000 abitanti ben 256.000 necessitano di essere
sostenuti dai servizi sociali. A ciò si aggiunge la crisi
della famiglie e l’aumento dei bambini abbandonati o
trascurati. Molte le donne e i bambini che vivono in
particolare situazione di disagio, numerose sono le
ragazze madri che sono prive di mezzi per allevare il
proprio figlio. Quella delle ragazze madri tra l’altro non
è una categoria riconosciuta: solo una piccola parte di
queste donne è ufficialmente registrata in questura e
riceve sussidi per la cura del bambino, ma la percentuale
reale di madri bisognose è decisamente più alta. Si rileva
anche che i dormitori per i senza tetto non sono abilitati
ad accogliere donne con bambini in tenera età. La mancanza
di risposta a questa situazione di bisogno costringe molte
donne ad abortire anche oltre i termini di legge, oppure
ad abbandonare il neonato in ospedale. Ricordiamo che in
Russia sono centinaia di migliaia i bambini abbandonati in
orfanotrofi. Gli istituti sono prevalentemente statali,
poche sono le organizzazioni religiose o laiche che solo
negli ultimi anni hanno iniziato a proporre forme di
accoglienza diverse, questo anche a causa delle leggi
inadeguate e della eccessiva burocratizzazione della
Federazione Russa.
AVSI che opera nella regione di Novosibirsk dal 1995,
inizialmente con progetti di tipo sanitario e di
formazione, dal 1998 ha iniziato un sostegno ad una casa
di accoglienza per ragazze madri gestita dalla Caritas.
Questo sostegno nel tempo si è consolidato fino a
permettere nell’anno 2001 l’acquisto di una casa per
l’accoglienza di ragazze madri. In questa casa vengono
accolte 5 ragazze con i loro bambini, i dieci ospiti
vengono aiutati innanzi tutto nei bisogni primari: un
tetto e il cibo. La vera accoglienza però è quella che
permette alla mamma di vivere con il proprio figlio senza
essere costretta dalle circostanze difficili in cui vive
ad abbandonarlo, e al bambino di poter crescere con la
propria madre, con un rapporto significativo che solo può
accompagnarlo alla crescita e alla scoperta della propria
identità. L’accoglienza è temporanea, fino a quando il
bambino compie un anno di età, dopodichè la mamma viene
accompagnata alla ricerca di un lavoro e di una casa dove
possa vivere autonomamente con il proprio figlio. La mamma
e il bambino non vengono abbandonati, ma anche negli anni
successivi all’accoglienza sono sostenuti sia rispetto ad
alcuni bisogni specifici primari, sia soprattutto perché
non viene meno un rapporto educativo con gli educatori che
li avevano accolti.
Fermo restando che la creazione di una struttura sociale
di accoglienza per “ragazze-madri” non soddisfa l’intero
bisogno della Regione Siberiana, va comunque sottolineato
che si tratta di un esempio innovativo nell’ambito
dell’intervento sociale: un’alternativa sociale reale
capace di valorizzare le esperienze positive del rapporto
madre-bambino.
Asuncion, Paraguay: Casa dos menores Virgen de Caacupé
Negli ultimi anni in Paraguay è stata portata
all’attenzione dell’opinione pubblica la problematica
riguardante i bambini e i ragazzi di strada. In
particolare si è constatato che la situazione di questi
minori peggiora quando alle loro già precarie condizioni
di vita si aggiunge l’infrazione della legge, con le pene
che essa comporta. Il minore che si trova a vivere in
carcere, in condizioni subumane, una volta uscito spesso
non ha altra scelta che quella di tornare in strada e
riprendere lo stesso stile di vita che già in precedenza
l’aveva condotto a delinquere, creando così un circolo
vizioso.
Fin dal 1994 i volontari del "Centro de Solidaridad San
Roque Gonzalez" iniziarono a visitare settimanalmente gli
adolescenti internati nell'unico riformatorio minorile di
Asunción "Panchito Lopez". L’iniziativa, che prosegue
tuttora, si propose, attraverso momenti di dialogo,
attività culturali, formative e ricreative, di offrire ai
minori momenti di condivisione nei quali essi si
sentissero valorizzati nella loro dignità di esseri umani,
pur nella drammatica esperienza della reclusione.
I risultati positivi di quest’opera di "caritativa"
diedero quindi impulso all’idea di offire ai minori anche
un’alternativa concreta al ritorno alla “vita di strada”,
una volta usciti dal riformatorio.
Di qui è nato il Programma di reinserimento sociale per
adolescenti del Riformatorio minorile unico di Asunción,
il cui perno è il funzionamento di una “Casa di
accoglienza”, un luogo cioè in cui i minori possono essere
accolti e crescere in un ambiente che ne stimola la
formazione completa come persone e ne promuove il riscatto
della dignità, con l’obiettivo del pieno reinserimento
sociale.
La "Casa dos menores Virgen de Caacupé", ubicata in
Itauguà a 35 Km dalla capitale Asunción, unica nel suo
genere in tutto il territorio paraguayano, ospita
attualmente 16 ragazzi.
Vi vengono ammessi minori, dai 13 ai 19 anni, in
condizioni di povertà e che non abbiano compiuto reati
estremamente gravi, in libertà piena o condizionata, che
scelgono volontariamente di entrare in casa. La permanenza
nella casa è libera, non ci sono guardie di sicurezza e
le porte sono sempre aperte.
Nella casa i minori, sotto la guida di educatori ed altro
personale qualificato, possono compiere un’esperienza di
vita comunitaria, assimilare forme e modi di convivenza
ordinata, attraverso l’educazione al rispetto di se
stessi, delle libertà fondamentali proprie e altrui e alla
conquista del senso della propria dignità e
responsabilità.
I ragazzi possono inoltre completare la loro formazione
scolastica e acquisire una preparazione professionale che
possa consentire loro un efficace reinserimento nella
società anche attraverso un impiego dignitoso. Con
l’appoggio del Ministero dell’Educazione é stata aperta
nella stessa Casa una sezione speciale di scuola
elementare. I ragazzi possono cosí frequentare la scuola
al mattino e terminare il ciclo obbligatorio partecipando
a corsi per l’alfabetizzazione degli adulti. Coloro che
desiderano poi continuare gli studi, hanno la possibilità
di frequentare corsi superiori tecnici in un Istituto
nazionale di Itauguá, con il quale la casa è
convenzionata, nel turno serale.
Utilizzando le risorse naturali esistenti all'interno
della proprietà della Casa - terreno, laguna e bosco - è
stato anche avviato un lavoro di formazione tecnica nelle
aree di orticoltura e floricoltura, apicoltura,
piscicoltura e avicoltura. Sono stati effettuati corsi di
formazione teorico-pratici con tecnici e ingegneri
agronomi messi a disposizione dal Ministero
dell’Agricoltura. Ognuno dei giovani, secondo le sue
capacitá e scelte, ha partecipato attivamente ad alcune di
queste attivitá, acquisendo man mano le conoscenze
teorico-pratiche di un mestiere che, alla conclusione del
programma, possa consentirgli un impiego.
La Casa favorisce infine il riavvicinamento con le
famiglie di origine dei ragazzi, onde verificare la
possibilità di un reinserimento familiare, sempre e quando
ciò venga ritenuto positivo.
La casa è riconosciuta dalle istituzioni locali come luogo
d’eccellenza in quanto ad efficacia rispetto agli
obiettivi proposti. Di conseguenza, sempre con maggiore
frequenza, le autoritá giudiziarie sollecitano l’ingresso
diretto di giovani alla Casa come alternativa al carcere.
In oltre un anno di attività sono entrati nella Casa 16
ragazzi che si sono inseriti nella traiettoria educativa
con molto entusiasmo. Uno di essi ha già completato il
programma con studi secondari terminati e si è reinserito
nella famiglia paterna.
L’educazione personalizzata, caratteristica della Casa,
presenta come esito nei ragazzi un cambiamento radicale di
posizione verso se stessi (aumentano l’autostima e la
sicurezza nelle proprie doti umane) e verso l’ambiente
esterno (maggior apertura e sguardo positivo alla realtà).
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