stelline.gif (2987 byte)

In questi anni la vita di molti bambini è cambiata.

EDUS  Ong - Organizzazione Non Governativa riconosciuta
dal Ministero degli Esteri (MAE)

Membro del network AVSI International

 

 
  

   CHI SIAMO  Progetti  Emergenza   Adozioni a distanza   News Edus   YouTube Edus 
Iniziative  Fund raising  Adotta un'opera  Stampa  Foto EDUS    
Che fare sul sito


Accoglienza

Azione educativa intrapresa dal network in alcuni paesi in via di sviluppo

Educare il bambino  I bambini e la guerra    Cura e salute   
 Educazione primaria    Accoglienza   Formazione professionale
 Avsi e i bambini: attività in corso   Emergenza bambini

 

Bucarest, Romania: la “Casa Emilia”

Agli inizi degli anni ’90 si è scoperto in Romania il dramma dei bambini abbandonati in istituto (oltre 100.000) e di quelli malati di AIDS. Secondo i dati del dicembre 2000 del Ministero della Sanità, il numero totale di casi di AIDS conclamato (esclusi i casi di sieropositività), è di 5.629 bambini, di cui 3.445 in vita, questi dati  evidenziano che nel paese si contano circa il 60% dei casi di seropositività pediatrica di tutta l’Europa. Il periodo in cui si è sviluppata maggiormente l’infezione, la cui trasmissione è stata prevalentemente orizzontale (trasfusioni con sangue infetto, manovre nosocomiali inadeguate), sono gli anni compresi tra il 1988 ed il 1991; i bambini più colpiti hanno quindi attualmente un’età compresa tra i 10 e i 13 anni. Tra questi circa la metà sono bambini che vivono in orfanotrofi o in istituti similari. Si tratta quindi di bambini abbandonati dalle proprie famiglie, che non hanno mai avuto il calore di una casa, non hanno mai avuto l’affetto di genitori e di fratelli, che si trovano ad affrontare ora anche la difficoltà della malattia.

AVSI opera in Romania dal 1994 anno in cui ristutturò il padiglione pediatrico dell’ospedale V. Babes di Bucarest,  padiglione che ospitava (ed ospita tutt’ora) bambini sieropositivi abbandonati. Da allora, in collaborazione con diverse organizzazioni locali, AVSI sviluppò diversi progetti a favore dei bambini sieropositivi, privilegiando due istituti: l’ospedale V. Babes e l’ospedale-orfanotrofio di Vidra.

I progetti inizialmente ebbero carattere sanitario e formativo, ma ben presto ci si rese conto che ciò di cui avevano maggiormente bisogno i bambini non erano soltanto cure migliori, ospedali e orfanotrofi più belli, ma il primo bisogno era quello di sentirsi voluti bene da qualcuno.

Il bisogno di appartenenza, un rapporto con un adulto che abbia cura di te, è essenziale alla costituzione di un io equilibrato.

Da allora i principali sforzi progettuali e i maggiori investimenti sono andati nella direzione di trovare soluzioni famigliari per i piccoli. Le direzioni sono state diverse, dalla ricerca della famiglia di origine del bambino per verificare la possibilità di un ritorno del bambino o almeno la possibilità di riallacciare i rapporti con la propria mamma e con il proprio papà, alla ricerca di famiglie alternative (affidatarie o adottive), alla costruzione di case di accoglienza di tipo famigliare.

Nel 2000 è così stata costruita la prima casa famiglia per bambini sieropositivi abbandonati. La casa, situata nel villaggio Chiajna a circa 6 km da Bucarest, che accoglie 8 bambini provenienti dall’ospedale-orfanotrofio di Vidra, è una vera e propria casa famiglia. Ci sono una mamma, un papà e un fratello che condividono la vita con altri otto bambini.

La casa è molto bella, perché questi bambini che non sono stati voluti e che hanno vissuto per anni in strutture inadeguate, sovraffollate, senza rapporti significativi, abbiano la possibilità di vivere il bello. La casa è molto grande perché i bambini possano avere uno spazio adeguato per loro, possano avere ognuno il proprio letto, il proprio armadio, la propria scrivania. I bambini vanno a scuola come tutti gli altri bambini, fanno i compiti come tutti i bambini, giocano come tutti gli altri bambini. I bambini hanno ora una mamma e un papà come dovrebbero avere tutti i bambini.

Nel 2001, nel quartiere Pipera di Bucarest AVSI ha avviato il progetto di una seconda casa famiglia che accoglierà altri 5 bambini. Anche ciascuno di loro, presto, avrà la possibilità di essere accolto da qualcuno che gli vuole bene e che lo chiama per nome.

Novosibirsk, Russia: accoglienza di ragazze madri

Novosibirsk è una grande città della Federazione Russa, situata al centro della regione siberiana; è uno dei più grandi centri industriali ed è rimasta uno dei pochi centri scientifici e culturali.

L’instabilità economica e politica degli ultimi anni in tutta la Federazione ha provocato una seria crisi sociale, acutizzatasi per i mancati cambiamenti delle strutture assistenziali e di intervento sociale. Ogni anno aumenta a Novosibirsk la percentuale degli abitanti con basso reddito e di inabili al lavoro, col risultato che su 1.485.000 abitanti ben 256.000 necessitano di essere sostenuti dai servizi sociali. A ciò si aggiunge la crisi della famiglie e l’aumento dei bambini abbandonati o trascurati. Molte le donne e i bambini che vivono in particolare situazione di disagio, numerose sono le ragazze madri che sono prive di mezzi per allevare il proprio figlio. Quella delle ragazze madri tra l’altro non è una categoria riconosciuta: solo una piccola parte di queste donne è ufficialmente registrata in questura e riceve sussidi per la cura del bambino, ma la percentuale reale di madri bisognose è decisamente più alta. Si rileva anche che i dormitori per i senza tetto non sono abilitati ad accogliere donne con bambini in tenera età. La mancanza di risposta a questa situazione di bisogno costringe molte donne ad abortire anche oltre i termini di legge, oppure ad abbandonare il neonato in ospedale. Ricordiamo che in Russia sono centinaia di migliaia i bambini abbandonati in orfanotrofi. Gli istituti sono prevalentemente statali, poche sono le organizzazioni religiose o laiche che solo negli ultimi anni hanno iniziato a proporre forme di accoglienza diverse, questo anche a causa delle leggi inadeguate e della eccessiva burocratizzazione della Federazione Russa.

AVSI che opera nella regione di Novosibirsk dal 1995, inizialmente con progetti di tipo sanitario e di formazione, dal 1998 ha iniziato un sostegno ad una casa di accoglienza per ragazze madri gestita dalla Caritas. Questo sostegno nel tempo si è consolidato fino a permettere nell’anno 2001 l’acquisto di una casa per l’accoglienza di ragazze madri. In questa casa vengono accolte 5 ragazze con i loro bambini, i dieci ospiti vengono aiutati innanzi tutto nei bisogni primari: un tetto e il cibo. La vera accoglienza però è quella che permette alla mamma di vivere con il proprio figlio senza essere costretta dalle circostanze difficili in cui vive ad abbandonarlo, e al bambino di poter crescere con la propria madre, con un rapporto significativo che solo può accompagnarlo alla crescita e alla scoperta della propria identità. L’accoglienza è temporanea, fino a quando il bambino compie un anno di età, dopodichè la mamma viene accompagnata alla ricerca di un lavoro e di una casa dove possa vivere autonomamente con il proprio figlio. La mamma e il bambino non vengono abbandonati, ma anche negli anni successivi all’accoglienza sono sostenuti sia rispetto ad alcuni bisogni specifici primari, sia soprattutto perché non viene meno un rapporto educativo con gli educatori che li avevano accolti.

Fermo restando che la creazione di una struttura sociale di accoglienza per “ragazze-madri” non soddisfa l’intero bisogno della Regione Siberiana, va comunque sottolineato che si tratta di un esempio innovativo nell’ambito dell’intervento sociale: un’alternativa sociale reale capace di valorizzare le esperienze positive del rapporto madre-bambino.

Asuncion, Paraguay: Casa dos menores Virgen de Caacupé

Negli ultimi anni in Paraguay è stata portata all’attenzione dell’opinione pubblica la problematica riguardante i bambini e i ragazzi di strada. In particolare si è constatato che la situazione di questi minori peggiora quando alle loro già precarie condizioni di vita si aggiunge l’infrazione della legge, con le pene che essa comporta. Il minore che si trova a vivere in carcere, in condizioni subumane, una volta uscito spesso non ha altra scelta che quella di tornare in strada e riprendere lo stesso stile di vita che già in precedenza l’aveva condotto a delinquere, creando così un circolo vizioso.

Fin dal 1994 i volontari del "Centro de Solidaridad San Roque Gonzalez" iniziarono a visitare settimanalmente gli adolescenti internati nell'unico riformatorio minorile di Asunción "Panchito Lopez". L’iniziativa, che prosegue tuttora, si propose, attraverso momenti di dialogo, attività culturali, formative e ricreative, di offrire ai minori momenti di condivisione nei quali essi si sentissero valorizzati nella loro dignità di esseri umani, pur nella drammatica esperienza della reclusione.

I risultati positivi di quest’opera di "caritativa" diedero quindi impulso all’idea di offire ai minori anche un’alternativa concreta al ritorno alla “vita di strada”, una volta usciti dal riformatorio.

Di qui è nato il Programma di reinserimento sociale per adolescenti del Riformatorio minorile unico di Asunción, il cui perno è il funzionamento di una “Casa di accoglienza”, un luogo cioè in cui i minori possono essere accolti e crescere in un ambiente che ne stimola la formazione completa come persone e ne promuove il riscatto della dignità, con l’obiettivo del pieno reinserimento sociale.

La "Casa dos menores Virgen de Caacupé", ubicata in Itauguà a 35 Km dalla capitale Asunción, unica nel suo genere in tutto il territorio paraguayano, ospita attualmente 16 ragazzi.

Vi vengono ammessi minori, dai 13 ai 19 anni, in condizioni di povertà e che non abbiano compiuto reati estremamente gravi, in libertà piena o condizionata, che scelgono volontariamente di entrare in casa. La permanenza nella casa è libera, non ci sono guardie di sicurezza e  le porte sono sempre aperte.

Nella casa i minori, sotto la guida di educatori ed altro personale qualificato, possono compiere un’esperienza di vita comunitaria, assimilare forme e modi di convivenza ordinata, attraverso l’educazione al rispetto di se stessi, delle libertà fondamentali proprie e altrui e alla conquista del senso della propria dignità e responsabilità.

I ragazzi possono inoltre completare la loro formazione scolastica e acquisire una preparazione professionale che possa consentire loro un efficace reinserimento nella società anche attraverso un impiego dignitoso. Con l’appoggio del Ministero dell’Educazione é stata aperta nella stessa Casa una sezione speciale di scuola elementare. I ragazzi possono cosí frequentare la scuola al mattino e terminare il ciclo obbligatorio partecipando a corsi per l’alfabetizzazione degli adulti. Coloro che desiderano poi continuare gli studi, hanno la possibilità di frequentare corsi superiori tecnici in un Istituto nazionale di Itauguá, con il quale la casa è convenzionata, nel turno serale.

Utilizzando le risorse naturali esistenti all'interno della proprietà della Casa - terreno, laguna e bosco - è stato anche avviato un lavoro di formazione tecnica nelle aree di orticoltura e floricoltura, apicoltura, piscicoltura e avicoltura. Sono stati effettuati corsi di formazione teorico-pratici con tecnici e ingegneri agronomi messi a disposizione dal Ministero dell’Agricoltura. Ognuno dei giovani, secondo le sue capacitá e scelte, ha partecipato attivamente ad alcune di queste attivitá, acquisendo man mano le conoscenze teorico-pratiche di un mestiere che, alla conclusione del programma, possa consentirgli un impiego.

La Casa favorisce infine il riavvicinamento con le famiglie di origine dei ragazzi, onde verificare la possibilità di un reinserimento familiare, sempre e quando ciò venga ritenuto positivo.

La casa è riconosciuta dalle istituzioni locali come luogo d’eccellenza in quanto ad efficacia rispetto agli  obiettivi proposti. Di conseguenza, sempre con maggiore frequenza, le autoritá giudiziarie sollecitano l’ingresso diretto di giovani alla Casa come alternativa al carcere.

In oltre un anno di attività sono entrati nella Casa 16 ragazzi che si sono inseriti nella traiettoria educativa con molto entusiasmo. Uno di essi ha già completato il programma con studi secondari terminati e si è reinserito nella famiglia paterna.

L’educazione personalizzata, caratteristica della Casa, presenta come esito nei ragazzi un cambiamento radicale di posizione verso se stessi (aumentano l’autostima e la sicurezza nelle proprie doti umane) e verso l’ambiente esterno (maggior apertura e sguardo positivo alla realtà).

 

 
 

  Testimonianze    Mostre Edus    Convegni Edus   I nostri link     Link amici Link sostenitori

 Servizio Civile  Firma il libro degli ospiti Cosa dicono i nostri visitatori

 

  Guida al sito

 

EDUS - Educazione e Sviluppo Via  Zambra 11 - 38100 Trento CF 96029230222l  Mail
Tel +39 0461 407020 - Fax +39 0461-407024
Per informazioni telefoniche sulle adozioni a distanza +39 0547/360811
Trattamento dei dati - Privacy Disclaimer

Demo Dynamic HTML: esempio pratico Aggiungi il nostro sito ai tuoi preferiti CLICCA QUI

Adotta un'opera on line: scegli il progetto che vuoi tu!

Ultimo aggiornamento del sito effettuato  il: 11 giugno, 2008