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In questi anni la vita di molti bambini è cambiata.

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I bambini e la guerra

Azione educativa intrapresa dal network in alcuni paesi in via di sviluppo

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Uganda: reintegrazione di bambini soldato

L’Uganda negli ultimi 14 anni è un paese devastato da violenti e brutali conflitti causati da gruppi di ribelli. I distretti situati nel Nord sono soggetti a numerosi, continui e violenti attacchi di guerriglia che causano un grande numero di vittime e molti danni materiali, non permettendo uno sviluppo adeguato e pieno della vita economica e sociale. I ribelli attuano incursioni, assalti e incendi nei villaggi, razzie di cibo, uccisione, mutilazioni e rapimenti di adulti e bambini. I bambini vengono rapiti dalle loro case, dai villaggi, dai campi e dalle scuole e resi schiavi, torturati, manipolati e forzati a loro volta a torturare e uccidere, divenendo “bambini soldato”, obbligati a servire i ribelli in vari modi (le bambine diventando loro ’mogli’). Tra il 1996 e il 1999 l’Unicef ha stimato che più di 10.000 bambini, tra i 7 e i 14 anni, sono stati rapiti. Quasi la metà di essi sono riusciti a scappare e tornare nei loro distretti di appartenenza, dopo periodi di prigionia più o meno lunghi, con il bisogno di essere curati ,fisicamente e psicologicamente, e reintegrati nelle loro comunità di origine, spesso ormai ostile alla loro presenza.

Nel distretto di Kitgum AVSI, insieme al servizio sociale del distretto, ha identificato le risorse presenti che potessero contribuire al processo di reintegrazione dei bambini rapiti (persone volontarie nella comunità che hanno per carisma, posizione sociale, desiderio, il ruolo di aiuto per gli altri, anziani che hanno a cuore i valori tradizionali, associazioni e gruppi locali già esistenti che cercano di promuovere un discorso di pace e riconciliazione, insegnanti che già lavorano con i bambini nelle scuole). AVSI ha sviluppato la possibilità di un dialogo e una collaborazione tra queste componenti della società promuovendo una rete, ha fornito formazione e potenziato così le loro capacità di identificare i bisogni e rispondervi, non sostituendosi alla comunità, ma supportandola e rendendola più consapevole e capace di rispondere ai suoi stessi bisogni, aiutandola ad essere responsabile del desiderio che manifesta, di una risposta, di un piano d'azione.

Gli interventi formativi che sono tra le attività principali del progetto psico-sociale in atto a Kitgum da parte di AVSI (corsi di fromazione, sensibilizzazioni, follow up dei corsi) hanno l'obiettivo principale di rendere la persona consapevole dei suoi bisogni e di rinforzarne le risorse individuali e collettive rendendo così l’individuo capace di fare delle scelte. Il rapporto con l’altra persona (bambino e/o adulto), con la sua domanda di significato, anche in situazioni di sofferenza il compito educativo è valorizzare il positivo cogliendo le potenzialità di ognuno, provoca la libertà dell’educatore a cui e’ richiesto di condividere il suo vissuto e di partecipare alla ricerca di risposte che diano un senso alle esperienze fatte dalla persona stessa. La condivisione della situazione che l’altro vive e la ricerca comune di una risposta permettono il cambiamento di sé e dell’altro e aiutano il recupero di un rapporto di fiducia tra il bambino e l’adulto. Il bambino ha infatti bisogno di un rapporto adulto sufficientemente buono per costruire la propria identità e personalità; laddove questo si perde, come in situazioni di conflitto, è fondamentale recuperarle lavorando sulle attitudini delle persone (fiducia, autocoscienza, autoconsapevolezza), sulle relazioni (cooperazione, amicizia) e sulla rete di rapporti sociali (famiglie, associazioni, organizzazioni, autorità locali). Si promuovono diversi interventi che permettano al bambino di esprimere i sentimenti e le emozioni collegate agli eventi dolorosi e nello stesso tempo lo aiutino a ricostruire una continuità tra passato/presente e futuro, interrotta dall’evento traumatico.

Le modalità di espressione e di comunicazione dei vissuti possono essere tra le più varie, nel rispetto della cultura e della tradizione locale. 

Il libro “Where is my home”, prodotto con Unicef, in collaborazione con gli altri organismi che lavorano con i bambini nel Nord Uganda (Save the Children, World Vision) raccoglie i disegni dei bambini rapiti, sfollati e rifugiati del Nord Uganda, disegni fatti da loro durante il processo di recupero e reintegrazione svolto in collaborazione con le comunità locali ( nei centri dagli educatori, nelle scuole dagli insegnanti, nella comunità dalle famiglie e dai volontari). Il libro si è rivelato anche un valido strumento di “advocacy” che ha portato il problema ugandese alla luce e all’attenzione della comunità internazionale.

 

Rwanda: bambini in una terra violenta

Avsi è presente in Rwanda dal 1994, un mese dopo la fine della guerra e del genocidio. Almeno un milione di morti e, in percentuale, il numero più alto in Africa di bambini lasciati orfani. Negli ultimi anni, sebbene la situazione politica del paese si sia un po’ stabilizzata, permangono ancora molti problemi aperti, in particolare per la popolazione infantile, causati soprattutto dall’instabilità economica e da ferite “sociali” aperte col genocidio. Nell’area urbana di Kigali e di altri città principali del Paese sono aumentati i bambini di strada che oggi si portano dietro anche il fratello o la sorella e sovente pure il genitore che non trova altra fonte di sostentamento se non l’elemosina. Nelle campagne e nei villaggi molti nuclei famigliari sono guidati da “bambini capofamiglia” costretti a lavorare per procurare cibo ai numerosi piccoli parenti con cui vivono. Le prigioni sono ancora affollate di uomini e donne in attesa di essere giudicati per il genocidio di 7 anni fa e tra loro pure dei ragazzi e delle ragazze in giovane età. Per queste brevi ragioni e per tante altre il fenomeno dei bambini in circostanze difficili è tra i principali problemi di carattere sociale che anche il Rwanda, un po’ come tutti i paesi che escono da eventi bellici, debbono affrontare.

Da agosto 1994, AVSI ha caratterizzato la sua attività intervenendo in sostegno ai bambini in condizioni difficili, alle loro famiglie e alla comunità, elementi sociali che hanno sempre giocato un ruolo centrale nella vita e nella tradizione del popolo ruandese. La promozione del benessere dei bambini e delle loro famiglie passa attraverso progetti che promuovono la reintegrazione sociale dei bambini ( sostegno alle scuole, supporto di attività culturali ed educative), la ricostruzione dell'ambiente (ricostruzione di case e di infrastrutture come ospedali, servizi) e lo sviluppo economico delle famiglie (sostegno di attivita' generatirci di guadagno). Nei suoi interventi AVSI lavora in stretta collaborazione con personale locale, promuove lo sviluppo di associazioni locali di vedove e bambini capofamiglia, in particoalre di quelle capaci di raggiungere e reintegrare altri membri vulnerabili della societa'. Si sono implementati progetti di riabilitazione del reparto maternità dell’ospedale di Nyanza e di riabilitazione dei servizi fisioterapici in 4 ospedali del paese  contribuendo cosi' allo sviluppo di servizi sanitari per la popolazione più debole; bambini compresi, cosi' come progetti di sostegno psicosociale e materiale d'urgenza per donne e bambini vittime di violenza in numerose aree del paese; Kigali Ville, Nyanza, Gatagara, Muhura. . Oramai da tre anni un partenariato tandem continuo AVSI/UNICEF assicura interventi specifici alla situazione del bambino  e alla presa in carico dei suoi  bisogni vecchi o di quelli nuovi che si presentano all’orizzonte dovuti alle nuove povertà, alle malattie che non regrediscono,  ai deficit del sistema sociale ruandese in particolare nel mondo educativo ( carenze di strutture scolastiche, carenze di formazione degli insegnanti..) che nel mondo del lavoro saturo e senza sviluppi e aperture per i giovani.

Kosovo: dall’accoglienza alla convivenza

Durante gli anni di abbandono e trascuratezza in cui il Paese ha vissuto prima del conflitto e successivamente a causa della guerra, i bambini kosovari hanno affrontato sofferenze e lutti, senza la possibilità di fare normali esperienze di apprendimento e socializzazione, esperienze necessarie a sviluppare la loro personalità. Tali necessità sono rese più acute nelle aree rurali, fornite di pochi servizi, dove i bambini vivono isolati dai loro coetanei. Inoltre la maggior parte delle famiglie vivono in uno stato di povertà tale che non permette di soddisfare anche le esigenze più elementari dei bambini.

Il ruolo esercitato dalla Chiesa durante il periodo della guerra è stato decisivo per sostenere e alleviare le sofferenze fisiche e spirituali dei profughi. In questi anni la Chiesa ha sostenuto i bambini e i giovani organizzando attività di animazione che hanno visto la partecipazione di ragazzi di diverse etnie, promovendo così la solidarietà e la pace.

Dal 1999 AVSI è presente in diverse località del Kosovo, realizzando progetti in diversi settori d’intervento, come nel campo della ricostruzione, della distribuzione di cibo in situazione di emergenza e insicurezza alimentare, nel campo dell’agricoltura e in campi educativi e sociali.

Il Progetto “Case per profughi ha interessato la ricostruzione di 400 abitazioni, per un totale di 2800 famiglie, nelle municipalità di Peja, Istog, e Shtimlje. Altri fondi sono stati assegnati per la ricostruzione delle scuole nei villaggi. In casi di emergenza e di insicurezza alimentare il Progetto “Pane per i profughi”, attraverso la distribuzione di generi alimentari e beni di prima necessità ha attuato il suo intervento nelle parrocchie cattoliche sparse per tutta la regione, che poi hanno provveduto alla distribuzione capillare in tutto il territorio.

Sono stati attuati Corsi di formazione per operatori tecnici e per lo sviluppo di nuove capacità e tecnologie per l’ampliamento del settore agroalimentare, prevedendo anche stage in Italia, attraverso il confinanziamento della Regione Lombardia.

Gli interventi sociali ed educativi, ampiamente sviluppati nell’ultimo periodo, hanno l’obiettivo di realizzare attività ricreative per i bambini dei villaggi e di attuare corsi di formazione di operatori dediti ad attività ricreative.

Il progetto “Programma per la prima infanzia e la gioventù in Kosovo” che AVSI ha iniziato nel 1999 e che è stato realizzato in accordo con UNICEF e in cooperazione con scuole, con ong locali e giovani del luogo ha cercato di rispondere concretamente ai bisogni socio-espressivi dei bambini e preadolescenti dei villaggi, formando educatori preparati per organizzare e svolgere attività ricreative per circa 400 bambini.

Il progetto ha lo scopo nella sua prima fase di fornire un training  teorico e pratico per lo svolgimento di attività di animazione a trenta giovani; nella seconda fase, tale gruppo di animatori ha sperimentato in condizioni di autonomia le conoscenze e le risorse acquisite durante il corso attraverso la pianificazione, l’organizzazione e la supervisione del servizio di attività ricreative per bambini e preadolescenti nelle scuole dei tre villaggi. I corsi di formazione per animatori hanno l’obbiettivo di creare un gruppo di animatori sociali capaci di organizzare e dirigere attività ricreative nei centri selezionati. Il programma coinvolge diverse aree disciplinari, come quella pedagogica, psicosociale, metodologica e pratica. Anche in questo caso, come in Uganda, viene  valorizzata appieno la globalità e l’unità dell’individuo, lavorando sulle attitudini delle persone (fiducia, autocoscienza, autoconsapevolezza) e sulla rete di rapporti sociali (famiglie, comunità, associazioni, organizzazioni, autorità locali).

Decisivo per la reale riuscita di tali interventi è il concreto e continuo coinvolgimento dei giovani, delle loro famiglie, in generale delle comunità e dei villaggi a cui appartengono, dei soggetti istituzionali e della società civile del territorio. In tal modo sono stimolate e valorizzate l’auto-organizzazione, le risorse umane e le strutture già presenti sul territorio, occasioni di incontro delle diverse realtà sociali. L’educazione e la formazione si configurano, quindi, all’interno di una tale prospettiva, come “lavoro di rete”, in cui i valori della solidarietà e della reciprocità costituiscono le linee guida per un’azione realmente “educativa” e sussidiaria.

 
 
 

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Ultimo aggiornamento del sito effettuato  il: 11 giugno, 2008