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Il presente paper ha l’obiettivo di illustrare l’azione
educativa intrapresa da AVSI in alcuni Paesi in Via di
Sviluppo nei confronti dei
bambini che vivono un’infanzia e una
adolescenza in condizioni di guerra, abbandono, povertà e
malattia.
Tale azione esplicita e realizza, a livello culturale e a
livello operativo, quanto indicato nel documento Unicef “A
world fit for children”. In esso, infatti, viene
sancito il diritto inalienabile di ogni bambino ad
accedere alla “basic education”.
Recita in proposito il punto 7 del documento menzionato:
Nello spirito di queste fondamentali dichiarazioni si
pone l’impegno di AVSI a favore dei bambini che vivono
all’interno dei contesti in conflitto o ampiamente
deprivati, come le note che seguono consentiranno di
documentare. Esse, in particolare, presenteranno le
linee di fondo che orientano il processo educativo, le
implicazioni di metodo che da esse derivano, la
realizzazione operativa degli interventi.
1.
Le linee di fondo che orientano l’azione
educativa promossa da AVSI
Il punto di partenza di ogni intervento nei confronti dei
bambini è costituito dal riconoscimento del suo essere
persona. Subito questo termine richiama il tema dell’identità
e della costruzione di tale identità all’interno di
contesti non facilitanti o decisamente difficili quali
quelli dei paesi in via i sviluppo.
L’identità personale si definisce come “essere in
relazione” , come rapporto con un altro diverso da sé
che consente alla persona di strutturarsi e di
consolidare, al tempo stesso, la sua unicità. Il concetto
di identità , infatti, significa sia uguaglianza, parità,
somiglianza (quindi identificazione con)
che unicità, specificità, differenza (quindi
costruzione dell’io).
Attraverso la relazione e mediante essa è possibile, per
il bambino, crescere. Il processo di crescita implica sia
l’identificazione positiva della propria persona (non
appiattendola quindi sulle oggettive difficoltà create dal
contesto di marginalità o devianza che lo indurrebbero ad
assumere comportamenti violenti) sia la possibilità di
divenire un adulto responsabile e generativo nei confronti
di altri e dell’ambiente. L’identità personale è perciò
l’esito di un processo educativo che si realizza entro
un’appartenenza concreta, tangibile nella relazione
interpersonale.
L’educazione si fonda
su
una reciproca appartenenza nella quale l’adulto e il
bambino abbiano un “luogo” simbolico e oggettivo nel quale
comunicare
sé scrutando con affezione la risposta dell’altro. La
felicità del bambino inizia, infatti, quando comincia a
percepire di appartenere, di essere di qualcuno. In altri
termini, ogni essere umano ha bisogno, per crescere – e la
crescita non va riduttivamente intesa solo in senso
meramente biologico –
di
vivere l’esperienza di una relazione significativa capace
di trasmettere il senso di ciò che si è e di ciò che si
fa. Il padre e la madre sono gli adulti a cui il bambino,
in quanto figlio, chiede educazione.
L’educazione rappresenta quindi un processo strategico
mediante il quale il bambino può divenire un adulto capace
di responsabilità e in grado di fare fronte alle sfide
impegnative che richiede la vita quotidiana nei contesti a
rischio.
Questo rapporto avviene in un tempo e in uno spazio, in
una casa, con l’accudimento, il nutrimento, il gioco, la
compagnia …
Perciò specularmente al diritto del bambino
all’educazione, è necessario affermare il diritto del
genitore a potere educare, a potere comunicare un’ipotesi
positiva di vita.
Tali diritti dei bambini e dei genitori sono riconosciuti
e ribaditi in modo inequivocabile nel documento UNICEF.
Recita, infatti il punto 66 del documento A World fit
for chidren: “Parents and families are children’s
first teachers and play a key role in their learning.
Basic education strategies must, however, include the
mobilisation of all actors across society, from families
to finance ministers, from communities to central
governments”
2.
La decisività della figura dell’adulto in quanto
educatore
Come abbiamo fin qui affermato, per crescere armonicamente
il bambino ha bisogno della presenza
di adulti, in primis i genitori, in grado di
porre le basi e di orientare il processo di educazione .
La
famiglia è protagonista
e
referente primario dell’educazione.
Tale primato è sottolineato chiaramente nel documento
Unicef al punto 6“We
recognize and support parents and families or as the case
may be legal guardians as the primary caretakers of
children, and we will strengthen their capacity to provide
the optimum care, nurturing and protection.”.
Quando essa è presente va sostenuta, affinché possa
svolgere al meglio il suo compito educativo specifico di
costruzione della personalità di base. Tale personalità
può essere costruita se il bambino, attraverso le
relazioni familiari, fa esperienza della fiducia di base.
Si tratta di un elemento molto importante all’interno di
contesti caratterizzati dal conflitto, dall’abbandono e
dalla trascuratezza: in essi è particolarmente difficile
aiutare i bambini
che sono spesso diventati diffidenti verso
tutte le persone che, a qualsiasi titolo, rivestono un
ruolo di autorità, anche professionale, e temono le
relazioni appena divengono vicine. Essi imparano ben
presto, per reazione, ad esibire una corazza di
diffidenza e di cinismo e ad assumere comportamenti
inadeguati.
Al contrario, quando l’adulto può garantire un efficace
“comportamento di cura”, il bambino risponde con un
atteggiamento di fiducia che è alla base di ogni processo
di crescita.
La fiducia è la risposta che il bambino sviluppa se il
genitore o l’adulto a lui più vicino è degno di fiducia;
essa nasce in un contesto relazionale, intessuto di azioni
concrete. Si genera, in tal modo, un ambito relazionale
capace di prendersi concretamente cura del soggetto in
crescita e di avviare un processo educativo dinamico
rivolto a tutta la comunità di riferimento.
Accanto ai genitori, altri adulti svolgono un ruolo
fondamentale nell’educazione dei bambini: essi in
particolare nelle situazioni di grave emarginazione
possono essere i soli punti di riferimento nel processo
educativo dei bambini.
Come si dettaglia, nello specifico il compito educativo
degli adulti?
Mettendo in moto una dinamica di risveglio delle
potenzialità del bambino. In altri termini, nel paragone,
nella relazione continua tra adulto e bambino, avviene la
crescita e l’assunzione di consapevolezza da parte dei
minori. Tre elementi caratterizzano la figura
dell’educatore:
§
Autorevolezza.
La coscienza della realtà nella sua interezza rende
possibile da parte dell’educatore sviluppare un’azione
educativa non frammentata e sensibile alle sfide che i
vari contesti societari impongono quotidianamente.
Nel confronto continuo con la persona dell’educatore,
che lo valorizza costantemente, il bambino cresce,
verifica le sue potenzialità e impara a leggere
criticamente la situazione in cui vive. Per raggiungere
questo scopo il primo passo educativo è un’attenzione al
bagaglio di vita, di valori e di esperienze che la storia
da cui il bambino è originato porta con sè (consapevolezza
della tradizione).
§
Autocoscienza.
L’educatore è tale se non separa sé dalla propria
funzione.
L’educatore è consapevole che la vera educazione
scaturisce da una comunicazione di sé e che perciò il
primo strumento è il coinvolgimento sincero di sé.. È
sempre in gioco tutta la libertà dell’adulto
nell’assoluto rispetto della libertà del bambino. Questa
impostazione indica un metodo che permea anche le
tecniche impiegate
§
Consapevolezza della dimensione comunitaria.
Il fattore comunitario è dimensione costitutiva di ogni
azione educativa che si realizza continuamente e
quotidianamente in una trama di rapporti capillari
all’interno della comunità di riferimento.
Si capisce, stante queste considerazioni, come lo sviluppo
di una persona non sia questione che riguardi solo il
bambino, ma piuttosto un’impresa evolutiva congiunta
del soggetto in crescita e di chi si prende cura di lui e
cresce con lui.
Questa impresa evolutiva contraddistingue l’azione dei
nostri operatori (di AVSI) anche in contesti
caratterizzati da gravi carenze relazionali (venir meno
della famiglia, situazioni di grave povertà, caduta di
legami comunitari in grado di surrogare i rapporti
primari) e rappresenta per loro una sfida costante
rispetto alla quale impegnare risorse relazionali,
cognitive, affettive, competenze professionali, tempo e
scelte esistenziali, in una parola, tutta la loro persona.
Il compito educativo, così definito, non è, e non può
essere, un’impresa individuale ma l’esito di un progetto
comune, condiviso dagli adulti
che si assumono liberamente la responsabilità di condurlo
e che, immediatamente, ha una visibilità e una
riconoscibilità nel contesto sociale. La visibilità, in
particolare, può creare le condizioni per favorire una
partecipazione allargata (cioè di altri adulti presenti
in loco) all’impresa educativa.
L’educazione, in questa prospettiva, si sviluppa secondo
un itinerario che conduce dalla dipendenza alla
interdipendenza, intendendo la prima come condizione di
bisogno o di assenza di abilità e di autonomia e la
seconda come esplicitazione operativa dell’assunzione di
responsabilità da parte di personalità adulte.
3. Importanti note metodologiche: il superamento di una
prospettiva assistenzialistica nella direzione di una
caring society
Nei paesi più vulnerabili a causa della povertà,
dell’abbandono, del conflitto, delle malattie è facile
cadere nel rischio dell’assistenzialismo nei confronti
dei bambini, sia per l’urgenza dei bisogni
che per la loro gravità e l’ampiezza.
L’itinerario educativo fin qui illustrato ha una
implicazione metodologica distintiva che si evidenzia
nella capacità di “prendersi cura” della persona,
nel nostro caso del bambino, secondo tutte le sue
dimensioni e, conseguentemente, dei bisogni manifesti e
latenti, materiali e spirituali che condizionano il suo
crescere.
In questo senso, aspetti della realtà umanamente
inspiegabili quali il dolore innocente, la malattia e il
lutto richiedono una condivisione all’interno di una
compagnia quotidiana che, alleviando la sofferenza, faccia
emergere il valore della persona e, laddove possibile,
diventi capace di identificare risposte ai bisogni.
In altri termini, la risposta al bisogno non è mai avulsa
dalla considerazione della persona nella sua interezza, ma
è globale: tale approccio rende più incisiva ed efficace
l’azione condotta sia nei confronti del singolo bambino
sia nei riguardi del suo contesto di vita. Per quanto
riguarda il primo (il singolo bambino) questo metodo
consente, come già sopra affermato, la costruzione di una
personalità “positiva”; per quanto riguarda il secondo (il
contesto di vita), il metodo di AVSI risulta
particolarmente efficace nel ricreare legami sociali
interrotti dal conflitto e dalla violenza, nel perseguire
una emancipazione promozionale della comunità locale, in
sintesi nel generare o ri-generare una socialità a misura
d’uomo.
Nello specifico, le linee metodologiche lungo le quali si
snoda l’azione di AVSI sono così sintetizzabili:

Considerazione della globalità dei bisogni
Nel disegnare un progetto che abbia l'obiettivo di
rispondere a un bisogno particolare (malattia, conflitto,
violenza,
abbandono…..)
la persona "oggetto dell'aiuto" viene posta al centro
dell'azione con
tutte
le sue esigenze,
le sue
risorse
e tenendo conto dell’insieme
delle relazioni in cui e' coinvolta.
Questo modo di trattare il problema, oltre che accrescere
l’efficacia del progetto, in generale consente di
raggiungere un maggior numero di bambini
e di assicurare una
sostenibilita' dell’azione
nel tempo.
Attivazione delle risorse e dei
soggetti presenti
“Lavorare a partire dalle risorse piuttosto che dalle
mancanze”. Le prime risorse sono quelle presenti in
bambini e ragazzi: il potenziamento delle “parti sane”
costituisce un fattore positivo di costruzione o
ricostruzione dell’identità della persona. Queste parti
sane vengono ricercate anche nella famiglia e nel contesto
sociale, entrambi vissuti come “terreno” privilegiato
dalla esperienza. Anche l’ambito istituzionale e il mondo
del lavoro, a seconda della peculiarità dei progetti, sono
coinvolti in un processo educativo, formativo,
organizzativo che, sia pur in diverse misure, contribuisce
ed espandere la rete e il raggio d’azione originario.
Partire da un soggetto esistente, che coinvolge
nell’azione le amministrazioni locali, le forze sociali,
le istituzioni internazionali, nel cooperare, secondo i
rispettivi ruoli, a rispondere al bisogno con cui ci si
confronta e' una modalita' di partnership che si esprime
nel concetto di sussidiarieta' promosso dal metodo di
AVSI.
Investimento
su azioni che aumentino il patrimonio socio–culturale dei
ragazzi e delle ragazze
Molti progetti Avsi aventi come scopo la diminuzione della
vulnerabilità in contesti particolarmente rischiosi
raggiungono l’obiettivo di aumentare il patrimonio
socio–culturale dei giovani che vivono in tali situazioni
(miglioramento delle relazioni primarie, dell’offerta
formativa, delle condizioni di salute).
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