San Paolo, Brasile: il CREN - Centro di Recupero ed
Educazione Nutrizionale
Dal rapporto 2020 Global Food Outlook del International
Food Policy Research Institute pubblicato nell’agosto
2001, risulta che nel 2020 la fame colpirà un miliardo e
300 milioni di persone, un bambino su 4 tra zero e sei
anni sarà denutrito.
Occorre sottolineare che, dal punto di vista sociale, la
denutrizione non è solo una questione di “fame” e di
infanzia, ma comporta conseguenze sulla salute, sulle
capacità di apprendi mento e sullo sviluppo che la persona
porta con sè tutta la vita.
Anche se le situazioni più gravi continuano ad essere
quelle dell’Africa sub-sahariana e dell’Asia (dove il 40%
dei bambini è denutrito), in Brasile la denutrizione
permane come uno degli effetti collaterali della povertà,
sia in aree urbane marginali che in aree rurali. In favela
il 40% dei bambini è sottonutrito, e presenta soprattutto
una denutrizione energetico-proteica.
Tuttavia, di fronte a questo scenario, resta la
consapevolezza che la fame non è una questione astratta
che si possa risolvere solo con interventi strutturali
sull’economia di un paese, ma è un problema che riguarda
persone e che può essere affrontato a partire dalle
persone stesse. Di qui nasce l’esperienza del Cren, centro
di recupero ed educazione nutrizionale, sorto a San Paolo
del Brasile nel ’93 dalla condivisione con le famiglie
della favela dei bisogni di attenzione e sostegno dei
bambini denutriti.
E’ subito risultato evidente che la carenza nutrizionale
non è causata semplicemente da un basso reddito, ma da un
insieme di situazioni di disagio (disoccupazione,
disgregazione famigliare, violenza ecc.), che si riflette
sulla scarsa educazione alla cura della persona e in
particolare del bambino.
Il Cren, in partnership con la Università Federale di San
Paolo- Escola Paolista de Medicina, la ONG
Salus-Associazione per la salute, e AVSI, ha avviato
un’attività non solo di cura della denutrizione, ma anche
di educazione e prevenzione, orientata a evitare
l’ospedalizzazione e a portare l’assistenza direttamente
in comunità, con l’internamento dei soli casi più gravi.
Nel corso del 2000, il CREN ha svolto più di 1.300 visite
domiciliari e seguito con successo circa 200 casi di
denutrizione lieve e media.
E’ evidente che per combattere la denutrizione infantile
non è sufficiente la distribuzione di integratori
alimentari o di sostituti dei pasti. Questo approccio
assistenzialistico, che può dare risultati sull’immediato,
non incide sul concetto di cura del bambino e di
educazione della famiglia nel suo complesso. Terminato
l’intervento di emergenza, la situazione ritorna a
degenerare.
L’educazione alimentare e l’educazione alla cura del
bambino e della persona investono invece la persona nel
suo complesso. La mamma viene responsabilizzata, viene
educata a usare il cibo per curare la famiglia, a
recuperare uno stile alimentare adeguato e vicino alle
tradizioni della sua comunità.
Il compito dei genitori viene rilanciato per restituire
solidità al nucleo famigliare e alla figura adulta.
Le attività di cura che svolge il CREN oggi sono:
·
ambulatorio (valutazione del livello nutrizionale e
definizione di una dieta alimentare)
·
day hospital per i bambini denutriti (valutazione del
livello nutrizionale, cura alimentare, stimolazione del
bambino)
·
cura delle famiglie (accompagnamento sociale per ridurre
le situazioni di disagio, cura psicologica, educazione
alimentare, laboratori di pratica, educazione
igienico-sanitaria, sensibilizzazione dei genitori)
·
attività preventiva e divulgativa nella comunità (incontri
di sensibilizzazione alle problematiche igienico-sanitarie,
attività di misurazione del livello di denutrizione presso
la comunità, educazione alimentare).
Inoltre, il cren ha attivato un processo di “disseminazione”
della metodologia con un master in nutrizione e pediatria,
in collaborazione con la Università Federale di San Paolo,
corsi di formazione per il personale dei centri educativi,
azioni divulgative e preventive presso le comunità.
In collaborazione con il Banco Nacional de Desenvolvimento
Econômico e Social (BNDES), sta sviluppando manuali per
personale medico e paramedico, per educatori, per gli
organismi pubblici preposti alla cura e alla crescita del
bambino, e un sito web specializzato sul tema della
denutrizione.
Lagos, Nigeria: la clinica St. Kizito
La Nigeria, il gigante dell’Africa per la sua popolazione
di più di 120 milioni di abitanti, produttore di petrolio,
ha tuttavia, nelle zone suburbane della metropoli di Lagos
(10 milioni di abitanti) dove AVSI è presente dal 1988 con
un progetto socio-sanitario ed educativo, una situazione
sanitaria precaria che è deteriorata ulteriormente negli
ultimi anni, instabilita dell’assistenza sanitaria, per
scioperi degli operatori non pagati, carenza di vaccini,
AIDS che sta diffondendosi senza controllo.
AVSI nel centro di cure primarie ad Ilasan, periferia di
Lagos offre il suo servizio a circa 200 pazienti al giorno
e particolare interesse è dato alle donne in gravidanza ed
ai bambini sotto i 5 anni, fasce vulnerabili della
popolazione.
In particolare ha creato un centro nutrizionale per
assicurare un apporto nutrizionale ai bambini, ed alla
famiglia, e segue un centinaio di bambini. Scopo del
centro è quello di educare le mamme e di garantire
assistenza alla salute ed alimentare ai bambini ed alle
madri con cibo preparato e distribuito al centro e cibo da
portare a casa. Negli ultimi anni abbiamo iniziato a
seguire alcuni piccoli sieropositivi per trasmissione
verticale. Con loro si è iniziato anche un rapporto di
cure domiciliari ed assistenza alle mamme pure
sieropositive. La problematica familiare è sempre
complessa, mancanza di lavoro e di sostentamento
economico, ripetuta malattia che rende difficili anche il
piccolo commercio di sussistenza giornaliera. Il centro è
diventato un punto di riferimento, che continua per i
bambini piu grandi, dai 3 ai 10 anni, con attività
ricreative pomeridiane che una volontaria fisioterapista
ha seguito (Joy boat) per favorire, dentro una amicizia ed
il gioco una ripresa dello stato di salute e benessere.
Il problema principale è quello di essere accolti come
persone e per questo tutto il team del centro di St.
Kizito Clinic , nell’unita del loro lavoro crea
l’accoglienza e la non emarginazione, che spesso altrove,
specie i malati di AIDS sperimentano.
Uganda: interventi a favore di bambini colpiti da AIDS
Recenti studi
dimostrano che le principali malattie, che causano
e perpetuano la poverta’, specialmente in donne e bambini,
possono essere controllate con esito favorevole.
Paesi come il Senegal a l’Uganda dimostrano che e’
possibile ridurre il tasso d’infezione da HIV e che ci
sono soluzioni che possono effettivamente mitigare gli
effetti dell’epidemia.
La diminuzione dei tassi di infezione della malattia viene
attribuita soprattutto ai cambiamenti nel conportamento
sessuale della popolazione e in particolar modo al ritardo
nel debutto delle pratiche sessuali tra i giovani e alla
diminuzione del numero dei partners sessuali tra adulti
sessualmente attivi.
Che cosa ha condotto a questi decisivi cambiamenti di
comportamento in Uganda?
Il Governo ugandese non ha temuto di esercitare franchezza
e coraggio! Gli effetti dell’AIDS vanno oltre la malattia
dell’individuo. Quindi e’ stata adottata fino alla meta’
degli anni 80 una strategia multisettoriale di
partecipazione democratica.
Mentre le misure di controllo furono focalizzate nel
settore sanitario, ampi programmi di controllo sono stati
promossi in tutti i settori chiave: comunicazioni,
educazione, servizi comunitari, difesa e pianificazione
economica. La commissione interministeriale per l’AIDS ha
guidato la battaglia, garantendo un reale e libero ambito
di espressione per tutte le forze sociali. L’enfasi
sull’educazione sanitaria, il counselling e il cambiamento
delle abitudini sessuali, ha guidato la mobilitazione
nazionale contro la malattia, nel convincimento che
l’infezione da HIV, diversamente dalla maggioranza delle
altre malattie infettive, dipende quasi completamente da
comportamenti volontariamente controllabili.
Infatti alcuni studi suggeriscono che insieme alla
prevenzione e ad interventi comunemente promossi dai
programmi di controllo nazionale dell’AIDS ovunque nel
continente, esistono in Uganda elementi positivi di
coesione sociale e comunicazione. Questi elementi operano
da catalizzatori nel delicato passaggio dalla conoscenza
sulle modalita’ di trasmissione dell’AIDS al reale
cambiamento dei comportamenti sessuali. E’ fondamentale
pertanto mantenere il vasto programma di educazione e di
strategie preventive per l’AIDS, che, come si e’
dimostrato in Senegal e in Uganda e’ effettivo e
rispettoso del contesto culturale della popolazione
beneficiaria.
Inoltre e’ necessario che il costo dei medicinali e di
altre misure preventive non escluda la maggioranza della
popolazione colpita, ovvero coloro che vivono nell’Africa
Sub-Sahariana.
Fino alla meta’ degli anni ’80, AVSI e’ coinvolta nella
lotta all’AIDS nel contesto del Programma Nazionale del
Governo Ugandese, in partenariato con la Commissione
Nazionale dell’AIDS.
Le principali attivita’ svolte nel settore sanitario, in
collaborazione col Ministero dalla Sanita’, si focalizzano
nel rafforzamento dei sistemi di erogazione dei servizi
sanitari nei distretti di Kitgum, Pader e Gulu (Regione
del nord), Hoima (Regione dell’ovest) e nella citta’ di
Kampala (Regione centrale). Con l’aiuto di vari donatori,
AVSI collabora con il Ministero della Sanita’ in un
ospedale distrettuale, in un ospedale regionale e in tre
ospedali diocesani.
Negli stessi distretti AVSI lavora in partenariato con ONG
e ed organizzazioni di base, quali il Meeting Point,
Kyamusa Obwongo e la Companionship of Works Association,
collaborando alla erogazione di servizi di assistenza
sanitaria a domicilio a persone malate e alle loro
famiglie.
Le strategie sono:
Ø
La prevenzione di nuove infezioni, tramite l’insegnamento,
soprattutto ai piu giovani, ad evitare l’infezione con
modalita’ responsabili e umane e promovendo la prevenzione
della trasmissione del virus HIV dalla madre al figlio nei
servizi per l’assistenza prenatale.
Ø
La presa in carico e la cura del malato.
Ø
La protezione e cura di coloro che l’HIV/AIDS ha lasciato
piu vulnerabili, cominciando dagli orfani.
La prevenzione e’ la principale caratteristica della
nostra risposta, investendo nell’educazione la maggioranza
delle risorse disponibili. Attraverso il programma di
Sostegno a Distanza per bambini orfani, piu’ di 3.000
orfani possono andare a scuola. Insegnanti vengono
preparati all’identificazione e al dialogo con persone
vulnerabili nel contesto del programma di supporto
psicosociale del distretto di Kitgum. Il miglioramento
delle condizioni di vita delle donne attraverso la
promozioni di gruppi femminili e l’alfabetizzazione degli
adulti, contribuisce alla riduzione della vulnerabilita’ e
poverta’ negli slums di Kampala e nelle aree rurali piu
remote del nord Uganda.
Viene
stimato che in Uganda ogni anno nascano circa 40.000
bambini infetti da HIV.
E’ necessario promuovere interventi per la prevenzione
della trasmissione dalla madre al bambino del virus, che
possono essere un’opportunita’ anche per migliorare i
servizi sanitari ad altre madri e bambini, come
l’immunizzazione, la gestione integrata delle malattie
dell’infanzia, la prevenzione e la cura delle disabilita’
e il supporto psicosociale.
Trattamento e la prevenzione non possono semplicemente
essere basati su tecniche, strumenti o disponibilita’ di
risorse finanziarie; piuttosto dovrebbero sempre contare
sul fattore umano ed essere collocati in una visione
rispettosa della persona umana in quanto tale.
I programmi non possono comunque limitarsi alla cura dei
bambini e alla loro protezione.
Il benessere dei bambini dipende soprattutto da chi li
circonda: i loro genitori, le famiglie, la comunita’, gli
insegnanti, le autorita’ politiche e religiose. Cosi’ pur
rimanendo focalizzati sui bambini, il nostro lavoro punta
al rafforzamento dell’intera comunita’.
Cio’ e’ di importanza fondamentale in Africa, dove le
emergenze sono croniche e complesse.
Pertanto qualsiasi emergenza non dovrebbe mai distogliere
le organizzazioni umanitarie, I donatori e le ONG
dall’affrontare il piu’ ampio e complesso problema dello
sviluppo sotenibile. Uno sviluppo stabile nel tempo deve
essere l’obbiettivo finale, ed un’emergenza puo’ essere l’opportunita’
per tale sviluppo. Le popolazioni inoltre dovrebbero
essere sempre viste non solo come semplici beneficiari, ma
come responsabili
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