Brasile: rete di centri educativi
Fin dai primi anni ’80 AVSI sostiene in Brasile una serie
di opere educative nate per accogliere i bambini e i
ragazzi di aree urbane marginali.
Nel corso degli anni, da semplici iniziative caritative,
questi centri sono diventati veri e propri centri
educativi con una dignità civile e sociale riconosciuta
sia dalle comunità che dalle istituzioni pubbliche locali.
Si tratta di circa 20 centri, in Belo Horizonte, Rio de
Janeiro, Salvador Bahia, San Paolo, Brasilia, che
accolgono circa 3.000 bambini e ragazzi da zero a 14 anni
e che affrontando gli aspetti educativi dei bambini in
situazione di rischio e vulnerabilità, hanno raggiunto una
funzione educativa anche per gli adulti delle comunità.
Dalla scuola materna per i più piccoli al “reforço escolar”
o appoggio scolastico per i bambini in età scolare, alle
attività ricreative per i ragazzi fino all’età lavorativa,
l’accoglienza dei ragazzi ha alcuni tratti metodologici
particolari.
1. Attenzione integrale alla persona e valorizzazione delle
sue attitudini:
il bambino viene accolto nella integralità della sua
persona. Gli educatori si prendono cura di lui dal punto
di vista della sua identità, ma anche della salute, dei
rapporti famigliari, delle condizioni di violenza e
disagio, traducendo il principio della centralità della
persona in gesti concreti.
·Il
bagno del bambino, ad esempio, è un gesto di cura non solo
igienica ma anche di affetto esclusivo, attraverso cui
il bambino prende coscienza di sé e del proprio corpo
spesso per la prima volta.
La prima
colazione e il pranzo rappresentano non solo l’unico
nutrimento significativo, ma anche l’idea dell’ordine e
delle regole di vita.
Il lavoro
di affiancamento scolastico, nato per arginare l’abbandono
scolastico che spesso genera un analfabetismo di ritorno,
ha anche un effetto costruttivo, spalancando le porte su
un mondo cui il bambino chiuso nella favela non ha
accesso. Questa attività comporta una collaborazione
stretta con la scuola che il ragazzo frequenta, in modo da
realizzare un lavoro complementare.
Le
attività ricreative (teatro, danza, cinema) sono
strutturate per introdurre i ragazzi al senso del bello e
dell’infinito, del tutto sconosciuti al bambino cresciuto
in condizioni di disagio.
La cura
della persona dal punto di vista igienico-sanitario e
nutrizionale viene affrontata in modo sistematico,
attraverso interventi di pediatri e di specialisti della
nutrizione.
Nei casi
più gravi (violenza, abbandono, malattia e denutrizione
gravi ecc.) il bambino viene accompagnato attivando una
rete di solidarietà e – quando necessario – di servizi
sociali.
La
prevenzione del lavoro infantile risulta non tanto da una
azione teorica di controllo, quanto di rafforzamento della
personalità del ragazzo e della sua ricerca di un
significato profondo alla sua vita, che lo spinge a
rifiutare i ricatti di ricchezze facili e di uno
sfruttamento violento.
2.
Valorizzazione e coinvolgimento della famiglia:
il bambino non è mai un essere isolato, è sempre inserito
in un contesto famigliare, destrutturato nell’80% dei
casi, ma comunque ricco di presenze significative. Spesso
inaspettatamente, il lavoro educativo con il bambino
agisce indirettamente anche sulla mamma e sulla famiglia,
che risentono dell’esperienza di ordine, bellezza, affetto
vissute dal bambino al centro educativo. Accanto a questo
“effetto”, il lavoro con la famiglia si sviluppa
attraverso visite famigliari, attività di ascolto e
dialogo con la mamma, creando un rapporto che rafforza il
contesto in cui cresce il bambino e restituisce alla madre
e agli adulti il senso della dignità della persona.
3.
Sviluppo di una rete di solidarietà:
intorno alla famiglia, il lavoro educativo tende a
rafforzare una rete di rapporti con persone e istituzioni
che ne riducano la vulnerabilità. La responsabilizzazione
degli adulti e dei soggetti presenti accelera un processo
di libera assunzione di iniziative che a sua volta genera
sviluppo nella comunità.
4.
Centro educativo come riferimento per la comunità:
in questa azione “educativa” diretta alle famiglie, i
centri si sono trasformati in un soggetto attivo nella
comunità, in cui svolgono anche prevenzione e sviluppo
umano. Il centro educativo diventa una sorta canale di
accesso della comunità ai servizi della “città formale”.
Per valorizzare queste esperienze educative, AVSI sta
realizzando anche progetti di rafforzamento della capacità
e delle professionalità di questi centri, con l’obiettivo
di mettere in comune l’expertise e di darne maggiore
visibilità anche a livello istituzionale.
Albania: centri diurni
La vita dei bambini albanesi è difficile a causa della
povertà economica, ma soprattutto culturale e morale. La
loro vita si svolge in strada dove vige la legge del più
forte (ruberie e vandalismo). Molti di loro maneggiano
armi ed hanno subito lutti recenti in famiglia, a causa di
vendette o rivalse che disgregano i nuclei familiari ed il
tessuto sociale. Molte famiglie sono divise per i numerosi
espatri, più o meno regolari.
Il problema sanitario ed igienico è grave: diarree ed
infezioni intestinali, causate da cibo avariato, oppure
dal tipo di alimentazione non completa e da abitudini
alimentari non corrette. Sono presenti spesso anche
infezioni cutanee, causate dalla scarsa igiene.
Pochissime famiglie dispongono dell’acqua in casa e dei
servizi igienici. Manca spesso la corrente elettrica; non
c’è riscaldamento ed in inverno in molte zone dell’Albania
la temperatura scende sotto i zero gradi.
Nelle famiglie sono presenti molti figli, 4 o 5 o più, per
nucleo familiare. L’età media albanese è di 23 anni: un
popolo di bambini e giovani.
Esistono poche scuole materne per lo più gestite da
congregazioni religiose. La scuola di base, spesso non
frequentata dai bambini che abitano nei villaggi lontani,
dura 8 anni, dai 7 ai 14 anni. Molti bambini non imparano
a causa di maestri non preparati e/o non motivati. Sembra
che l’unica attenzione sia portata al rispetto della
disciplina comportamentale: si usa ancora la bacchetta di
legno e l’espulsione dall’aula. Alcune classi sono ormai
prive di alunni maschi, tutti espulsi. Le ragazzine (12-14
anni) vengono sistematicamente molestate (a volte anche
violentate), soprattutto in ambiente scolastico causa la
loro provenienza dai villaggi diversi dal luogo dove
frequentano la scuola. Emerge dunque il bisogno di
educazione, intesa non solo come capacità di rispetto
delle regole e dei valori propri di una convivenza civile,
ma anche come recupero della tradizione e quindi
riscoperta della propria identità come persona
appartenente ad un popolo.
Pochi sono gli spazi di libertà e di proposta, in cui un
giovane possa maturare capacità progettuali di auto
emancipazione: l’unica prospettiva sembra essere quella di
lasciare l’Albania.
AVSI è presente in Albania dal 1997 e fin dall’inizio ha
sviluppato progetti a favore dell’infanzia in difficoltà,
con interventi educativi e formativi. In particolare,
oltre ad aver ricostruito cinque scuole elementari e
materne, ha sostenuto in tutto il territorio albanese la
creazione di 20 centri educativi, sia centri diurni sia
scuole materne.
Obiettivo generale degli interventi è stato quello di
migliorare la qualità della vita dei minori, in modo da
prevenire l’abbandono da parte delle famiglie d’origine e
contenere fenomeni di espatrio irregolare, devianza e
disagio psico-sociale, attraverso i servizi offerti e le
attività didattiche e ludico-ricreative.
Particolare cura è stata data alla formazione perché senza
un soggetto adulto, coinvolto direttamente e personalmente
in un rapporto, non è possibile l’educazione: il bambino
può esistere, può crescere, può imparare solo se c’è un
adulto che lo introduce alla realtà.
I training svolti hanno permesso un aggiornamento e una
qualificazione degli operatori come operatori della
mediazione, li hanno dotati di competenze e strumenti che
li hanno resi capaci di promuovere e sperimentare nuovi
percorsi educativi, per riappropriarsi dalla propria
identità, per progettare e immaginare un futuro possibile
per i propri ragazzi, legato alla propria storia e
appartenenza.
Nessun intervento è stato una sostituzione del popolo
albanese, nessun intervento ha costruito un proprio centro
o una propria scuola, ma ci si è mobilitati affinchè
strutture esistenti, statali e non statali, venissero
potenziate e attrezzate al meglio per rispondere ai
bisogni della realtà albanese. Infatti prioritaria è stata
l’attenzione a far acquisire alle controparti locali
capacità gestionali, utili e necessarie al raggiungimento
di un’autonoma capacità progettuale, gestionale e
finanziaria.
Lagos, Nigeria: Scuole materne ed elementari
In Nigeria, la transizione verso la democrazia e
l’apertura di nuove prospettive nei rapporti
internazionali e nella gestione del paese ha anche fatto
emergere una situazione precaria e deteriorata negli
ultimi anni sia in campo sanitario sia educativo.
Questa situazione è evidente in Lagos, la piu’ grande
metropoli della Nigeria con 10 milioni di abitanti che
vivono in condizioni diverse, caratterizzate da un
accentuato dislivello sociale: dalla fascia ristretta dei
ricchissimi alla fascia molto ampia di chi vive di rifiuti
o vive in una stanza senza luce ed acqua. Le strutture
scolastiche, dalla scuola materna a quella secondaria,
sono insufficienti, con classi sovraffollate, il materiale
scolastico è costosissimo e gli insegnanti non hanno una
formazione adeguata, cosi’ come inadeguata è la loro
retribuzione, con conseguente assenteismo e scioperi
frequenti a scapito degli alunni. I metodi e i sistemi
educativi non rispondono alle esigenze del nuovo assetto
sociale, per esempio i regolamenti scolastici prevedono
ancora la punizione corporale sia nella scuola materna sia
nella primaria e secondaria.
AVSI ha sviluppato in questi ultimi anni anche un
intervento nel campo educativo, partendo da esigenze
concrete verificate nel corso delle proprie attività’. In
particolare, nella periferia di Lagos, ha realizzato una
scuola materna ed elementare per garantire l’educazione ai
bambini di un villaggio di pescatori sulla Laguna. I
pescatori provengono dalla vicina Repubblica del Benin,
parlano solo la lingua Egun. Attualmente, frequentano la
scuola 400 bambini, provenienti da questo e da villaggi
vicini. Le linee di fondo che orientano la nostra azione
educativa hanno come punto centrale la totalità’ della
persona perciò si da’ molta importanza all’apprendimento
della lingua inglese, che è la chiave per l’inserimento
dei bambini nella società’, ma, attraverso le altre
attività curricolari ed extracurricolari
(drammatizzazione, attività’ artistiche e sport), si
favorisce lo strutturarsi di una persona completa. Si
cerca di coinvolgere il più possibile i genitori a
partecipare al processo formativo dei bambini, in un
quotidiano contatto tra le maestre e le famiglie, con
corsi di educazione sanitaria per gli adulti e
organizzando momenti ricreativi e di festa. Data la
diversa provenienza dei bambini, in un contesto dove i
conflitti tribali sono ancora molto frequenti e violenti,
si cerca di favorire attività’ socioculturali all’interno
e all’esterno della comunità’, valorizzando le danze e i
canti tradizionali delle diverse etnie e partecipando a
varie celebrazioni all’esterno del villaggio.
Poiché’ la persona di cui ci prendiamo cura è “una” e uno
dei bisogni maggiori è quello della cura della salute, la
scuola, in collaborazione con la clinica St.Kizito, di
AVSI, ha cominciato un programma di medicina scolastica
che consente il controllo della salute, la distribuzione
di medicine e l’intervento in caso di bambini malnutriti,
corsi di igiene e prevenzione delle malattie con i
genitori, campagne di vaccinazione e lotta all’AIDS.
La formazione degli insegnanti avviene attraverso il
lavoro in team, la partecipazione attiva ai momenti
decisionali dell’organizzazione e corsi di aggiornamento,
promossi in collaborazione con le autorità’ scolastiche
governative e aperte anche ai docenti delle scuole
governative della zona.
La continuità’ e la stabilita’ di rapporti instauratasi
nella scuola non cessa con la fine della scuola primaria.
In questi anni è nata anche l’iniziativa di un Remedial
School, sempre nella zona periferica di Lagos, per dare un
sostegno accademico ed educativo ai ragazzi della scuola
secondaria. Il Remedial School offre lezioni pomeridiane
su tutte le materia, un laboratorio scientifico
adeguatamente attrezzato, una biblioteca per i ragazzi che
non hanno la possibilità’ economica per l’acquisto dei
libri, una sala di lettura per chi non ha, a casa, un
posto per studiare, attività’ sportive ed extracurricolari
(escursioni, coro, giornalino, film) che favoriscono la
crescita globale della personalità’ del ragazzo e generano
rapporti amicali e di reciproca stima fra diverse
provenienze ed etnie. I ragazzi che concludono la scuola
primaria, hanno quindi la possibilità’ di continuare anche
negli anni successivi il cammino formativo iniziato.
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