La
nostra storia e la nostra cultura ci hanno portato a
considerare due priorità ineludibili nel lavoro di
cooperazione internazionale: l’educazione, come impegno
serio e attento a favorire le condizioni perché l’uomo possa
incontrare la verità di sé stesso; lo sviluppo, che
necessariamente passa attraverso una riscoperta dell’uomo
sempre origine di risorse, e del lavoro come modo dell’uomo
per maturare una propria dignità.
L’idea fondamentale di un’educazione rivolta ai giovani è il
fatto che attraverso di essi si ricostituisce una società;
perciò il grande problema della società è innanzitutto
educare i giovani.
Il
tema principale è in che cosa consiste e come si svolge
l’educazione, un’educazione che sia vera, cioè
corrispondente all’umano. La prima preoccupazione di una
educazione vera e adeguata è quella di educare il cuore
dell’uomo così come Dio l’ha fatto.
Luigi Giussani
Il Rischio
Educativo
L'obbligo di guadagnare il pane col sudore della propria
fronte suppone, al tempo stesso, un diritto. Una società in
cui questo diritto sia sistematicamente negato, in cui le
misure di politica economica non consentano ai lavoratori di
raggiungere livelli soddisfacenti di occupazione, non può
conseguire né la sua legittimazione etica né la pace
sociale. Come la persona realizza pienamente se stessa nel
libero dono di sé, così la proprietà si giustifica
moralmente nel creare, nei modi e nei tempi dovuti,
occasioni di lavoro e crescita umana per tutti.
Papa
Giovanni Paolo II
Lettera Enciclica "Centesimus Annus", 1991 – Documento
A/46/526
Dell’Assemblea Generale delle nazioni Unite, 46ma
sessione-1991.
L'azione pratica resta
insufficiente se in essa non si rende percepibile l'amore
per l'uomo, un amore che si nutre dell'incontro con Cristo.
L'intima partecipazione personale al bisogno e alla
sofferenza dell'altro diventa così un partecipargli me
stesso: perché il dono non umilii l'altro, devo dargli non
soltanto qualcosa di mio ma me stesso, devo essere presente
nel dono come persona.
Le molte esperienze missionarie che caratterizzano la storia
costituiscono indicazioni preziose sul modo migliore di
sostenere lo sviluppo. Anche oggi, nel tempo della
interdipendenza globale, si può constatare che nessun
progetto economico, sociale o politico sostituisce quel dono
di sé all’altro nel quale si esprime la carità. Chi opera
secondo questa logica evangelica vive la fede come amicizia
con il Dio incarnato e, come Lui, si fa carico dei bisogni
materiali e spirituali del prossimo. Lo guarda come
incommensurabile mistero, degno di infinita cura ed
attenzione. Sa che chi non dà Dio dà troppo poco, come
diceva la beata Teresa di Calcutta: “La prima povertà dei
popoli è di non conoscere Cristo”. Perciò occorre far
trovare Dio nel volto misericordioso di Cristo: senza questa
prospettiva, una civiltà non si costruisce su basi solide.
Grazie a uomini e donne sono sorte molte opere di carità,
volte a promuovere lo sviluppo: ospedali, università, scuole
di formazione professionale, micro-imprese. Sono iniziative
che, molto prima di altre espressioni della società civile,
hanno dato prova della sincera preoccupazione per l’uomo da
parte di persone mosse dal messaggio evangelico. Queste
opere indicano una strada per guidare ancora oggi il mondo
verso una globalizzazione che abbia al suo centro il vero
bene dell’uomo e così conduca alla pace autentica.
MESSAGGIO DI
SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI PER
LA QUARESIMA 2006 “Gesù, vedendo le folle, ne sentì
compassione” (Mt 9, 36)