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EMERGENZA URAGANO KATRINA

EDUS con AVSI lancia una raccolta fondi con partner americano AVSI-USA
per assistere le famiglie degli sfollati

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L'uragano Katrina ha provocato un'emergenza senza precedenti in una vasta area degli Stati Uniti.

 

Centinaia di migliaia di persone sono rimaste senza casa, senza lavoro, con un futuro incerto e senza dubbio segnato per sempre.

Intere famiglie sono state distrutte, nuclei familiari sono stati spezzati e per gran parte di loro si prospetta la necessità di ricominciare una vita in altri Stati, lontano da quello che resta delle loro case.

Ciò di cui hanno bisogno, molto spesso, è semplicemente riassumibile in una sola, tragica parola: tutto.

Di fronte a questa catastrofe, EDUS associata ad AVSI (ong italiana presente in 35 paese poveri del mondo con oltre 100 progetti pluriennali di cooperazione allo sviluppo) facendo proprio l’appello del Papa e rispondendo alla disponibilità di tanti suoi sostenitori, ha lanciato una raccolta fondi per offrire aiuto alle famiglie sfollate nell’area di Baton Rouge, capitale della Louisiana, e a famiglie e gruppi di persone che in Texas, nella zona di Houston, stanno dando accoglienza e supporto agli sfollati.

Più che a fornire generi di prima necessità, AVSI punta a impiegare i fondi raccolti per aiutare gli sfollati a trovare un'adeguata sistemazione abitativa, a trovare un lavoro, a proseguire gli studi. In sintesi, a ricostruire una vita “normale”, soprattutto grazie all’accoglienza di altre famiglie.

I fondi verranno trasferiti all'Associazione non profit americana AVSI-USA, partner di AVSI (fondata e registrata nello Stato di New York nel 2000, con statuto di charity, allo scopo di sostenere programmi di emergenza e di aiuto allo sviluppo sia negli Usa che in ogni parte del mondo), che li distribuirà sulla base delle richieste che arriveranno dai propri volontari presenti nelle zone colpite, già all’opera per raccogliere informazioni sui vari casi da seguire.

 

Naturalmente c’è bisogno di tutto, ma soprattutto di una presenza amica che condivida i bisogni e aiuti ciascuno a ritrovare la speranza e a vivere con significato il dolore e la precarietà.

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uragano Katrina

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L’INFINITO PRESENTE NELLA TRAGEDIA AMERICANA

Nella vicenda di New Orleans, oltre al numero di morti e alla dimensione della tragedia, due cose ci hanno colpito a fondo.

La prima: il fatto che molti, soprattutto tra gli afro-americani non abbiano pensato a mettersi in salvo, probabilmente ignari degli appelli. È il limite di una mentalità calvinistica (e ormai nichilista) che tende a sopraffare l’originale anelito dell’America alla libertà per tutti. Così, mentre permette nei fatti a non pochi capaci di migliorare la propria condizione, poco si cura di chi “non riesce” ed è destinato all’emarginazione sociale.

La seconda: certo anti-americanismo con cui molti hanno ridotto il tutto a una questione politica, cercando di individuare un “colpevole”. Si è insinuata l’idea che l’America “se l’è cercata”, non aderendo al Protocollo di Kyoto, spendendo tutte le risorse nella guerra in Iraq disinteressandosi alle zone popolate prevalentemente da afro-americani.

Cosa dimenticano queste livorose affermazioni? Ce lo indicano le pacate e semplici parole del Papa, purtroppo quasi uniche, nella loro attenzione all’umano: “ n questi giorni siamo tutti addolorati per il disastro provocato da un uragano negli Stati Uniti d’America, specialmente a New Orleans. Desidero assicurare la mia preghiera per i defunti ed i loro famigliari, per i feriti e i senzatetto, per gli ammalati, i bambini e gli anziani: benedico quanti sono impegnati nella difficile opera di soccorso e di ricostruzione. Al presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, l’arcivescovo Paul Josef Cordes, ho dato l’incarico di recare alle popolazioni colpite la testimonianza della mia solidarietà”. Il dolore come primo sentimento di fronte alla morte nasce da chi,  senza dimenticare i temi sociali, ha presente innanzitutto la condizione umana.

Quando l’uomo è veramente se stesso, e quando percepisce il suo senso religioso senza per questo diventare ideologico, allora scopre la sua originale dipendenza, il suo essere in balia di catastrofi naturali, di malattie, di errori e di malvagità che lui stesso può compiere, come dimostrano i saccheggi e la violenza seguiti alla catastrofe.

Proprio questa percezione del limite lo rende cosciente di aver bisogno di una liberazione che non può derivare da un progetto solo umano. Così, non risulta irragionevole che la nostra tradizione nasca dall’annuncio di Qualcuno che, non cerca di spiegare il male o di trovare colpe, ma prega e invoca il Padre, per vincere questo male e ridare speranza. Perché nessuno di quelli morti è perduto perché il dolore di chi rimane può avere un senso, se vissuto con dignità umana e fede, arrivando anche ad essere la premessa di un cambiamento sociale. E’ già avvenuto per chi ha fondato l’America con un desiderio di libertà mai sopito o cancellato dai molti eroi e per gli schiavi afro-americani che hanno cantato negli spirituals l’Infinito presente, ponendo le premesse per una società più giusta.

 Annunciare di nuovo, di fronte a questa tragedia, la speranza cristiana e l’amore ad ogni uomo, qualunque sia la sua pelle e il suo ceto, significa alimentare il desiderio di una vera condivisione, di una carità sincera, di una voglia di ricostruzione con più giustizia sociale e più intelligenza. É ciò che si fa di meno, ma che serve di più per ricominciare

(Giorgio Vittadini da Avvenire  7/9/2005)

 

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