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In questi anni la vita di molti bambini è cambiata.

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“Nel tunnel buio del disastro si vede bene che siamo fatti per la vita”

 

Fiammetta Cappellini, cooperante Avsi ad Haiti, racconta gli ultimi due giorni trascorsi tra aiuti e organizzazione logistica per far fronte al dopo terremoto. «Ora siamo tutti in un tunnel buio. Ma sentiamo nel cuore che siamo fatti per la vita. Non da soli, ma con l ’aiuto di tutti, ce la faremo»

 

 

16 e 17 gennaio 2010, Port au Prince, Haiti

 

Sabato c’è stata ancora una scossa forte, ha dato il colpo definitivo a vari edifici pericolanti. Ma la gente vive per strada. L’indicazione è ancora e sempre dormire fuori. Di giorno si fa in tempo a scappare ma di notte, se dormi, no.

Ieri notte eravamo in quattordici nel nostro giardinetto, il clima dei Caraibi aiuta. Avevamo tanti ospiti anche perche si preparava l’evacuazione di un gruppo di italiani.

Dopo tanti dubbi mio marito ed io abbiamo deciso di mandare nostro figlio Alessandro in Italia dai nonni, accompagnato da Diane, la moglie in gravidanza del nostro collega Andrea che lavora alla sistemazione di un acquedotto da parte di Avsi con Mlfm.

Abbiamo passato molte ore in aeroporto prima che il C130 dell’aeronautica militare partisse, il caos dell’aeroporto è grande, il personale non tutto operativo, aiuti che arrivano e stazionano, compresa la task force americana che si attendeva come la risoluzione dei problemi.

Ho avuto molto tempo per ripensarci, per capire se stavo facendo la cosa giusta. Penso di sì, che sia giusto per Alessandro andar via da questi orrori, raggiungendo la sua mezza patria. Ma è giusto che respiri una vita che sa di grandi ideali, anche rischiosi, e non di certezze borghesi. Questo ho imparato dai miei genitori, questo desidero per Alessandro. Ma il distacco è stato dolorosissimo.

Ieri abbiamo accolto nei nostri spazi di Martissat tre turni di 300 bambini che i familiari ci lasciavano per 3-4 ore per poter cercare parenti, verificare le case, capire cosa fare. In uno spazio sicuro, a giocare lontano dalla distruzione e dalla morte. La ricezione degli aiuti e la loro dislocazione è molto difficile: strade ingombre, mezzi rari, caos. Alcune cose sono disponibili nel resto del paese, anche nei dintorni della città, ma la catena logistica ha bisogno di tempo per partire.

Il nostro materiale disponibile a Port au Prince è stato tutto distribuito a 300 persone tra giovedì, venerdì e sabato. Abbiamo ricevuto un primo stock, dall’estero, in modo rocambolesco: fondi italiani, spesi a Madrid, volo della cooperazione spagnola via dominicana e poi via elicottero a Port au Prince. Abbiamo ora i telefoni satellitari.

Un altro carico, con coperte, teli e materassi ha invece dovuto sostare in frontiera. In questo momento apprendo che il carico di materassini e sapone e altri generi di prima necessità ha varcato il confine ed è passato dalle mani del team Avsi di Santo Domingo a quello di Haiti. Era un passaggio difficile, incastrare gli orari. E pensare che fino a pochi giorni fa si faceva squillare il cellulare anche per farsi aprire il cancello.

Le UN si stanno organizzando, la Minustah (United Nations stabilization mission in Haiti, ndr) sta iniziando a orientarsi. Confido molto in loro, avevano finalmente preso il controllo della situazione dopo anni di fuori controllo. Speriamo si rimettano in sella. La lotta contro il tempo è sfiancante. Le giornate iniziano prestissimo e finiscono tardi. Anche se la sera non è sicuro stare in giro. In questi anni abbiamo fatto tanto per il recupero psicologico e umano dei bambini traumatizzati dalla violenza e degli uragani del 2008. Ora siamo tutti in un tunnel buio. Ma sentiamo nel cuore che siamo fatti per la vita. Non soli, ma con l’aiuto di tutti, ce la faremo.

 

Il racconto: la gioia più grande? Ritrovare un bambino

 

Continua la testimonianza di Fiammetta Cappellini, volontaria Avsi ad Haiti. La difficoltà di gestire l ’emergenza rimane grande, come quella di ritrovare le persone. Prevale una sensazione generale di impotenza. E i bambini sono sempre i più colpiti. «Le adozioni? Meglio tendere ad aiutarli qui».

18 gennaio 2010, Port au Prince, Haiti

Scrivo di sera, intanto che posso usare internet. Ormai ho l’ossessione della linea, quando il segnetto verde di Skype diventa grigio si ripiomba nell’isolamento.

Stasera dormiremo in casa. A Les Cayes, al sud del paese, nella zona rurale, già ieri hanno dormito in casa. I nostri due colleghi di Avsi ospitano altre cinque persone. Anche là, dove non è successo nulla di grave, si stanno allestendo campi sfollati, sono confluiti feriti negli ospedali, e la Minustah (United Nations stabilization mission in Haiti, presente dal 2004, ndr) si sta attrezzando per stoccare merce che forse arriverà via mare. Si sta decentrando la crisi.

Oggi a Cité Soleil, una città nella città di Port au Prince, abbiamo raccolto i primi dati sui bambini di cui ci siamo occupati fino al terremoto di martedì scorso.

Ne seguiamo (o seguivamo?) diverse centinaia, personalmente, uno a uno, da vari anni. Li aiutavamo, con il sostegno a distanza, ad andare a scuola, avere le cose più necessarie (materasso per dormire, scarpe, divisa per la scuola, cibo), fare esperienze di ordine e di bellezza. Ci ha sempre sostenuto in questo la convinzione che una vita povera dev’essere anche degna. Un bambino senza scarpe non può andare a scuola. Si vergogna, è considerato indegno.

Siamo andati a cercarli e a vedere le loro famiglie. Su un centinaio, oltre 60 hanno perso la casa o ce l’hanno gravemente danneggiata. Ma quando riesci a trovarli, che gioia grande! Quando non conosci la sorte di qualcuno, com’è bello ritrovarsi, o sentirsi dire di un bambino che sì, c’è, ma è andato dalla zia, che ha la casa ancora in piedi.

Ho bussato a molte porte per avere il necessario per i nostri campi. Qualcosa abbiamo avuto, acqua, salviette, generi di questo tipo, ma cibo no. Il cibo va accompagnato dalla Minustah. La sicurezza lo impone. Però le situazioni di violenza, che pur ci sono, mi paiono non essere così generalizzate. Certo, pare tutto appeso a un filo, un filo che per ora tiene.

L’atmosfera di Port au Prince è surreale. Da una parte le giornate sono scandite dalla presenza delle personalità mondiali più potenti, che determinano traffico, blocco delle attività, affollarsi dei media, delle forze di sicurezza. Dall’altra ti guardi intorno e pensi all’impotenza totale dell’uomo. Anche il Segretario generale dell’Onu era cosi impotente di fronte alle macerie. Ho sentito che in Italia è cresciuto il dibattito sull’adozione temporanea di questi bambini. Ma qui già prima c’erano moltissimi abbandoni. Ora bisogna pensarci bene, se dopo il trauma del terremoto, magari con la perdita di uno o di entrambi i genitori, vale la pena trapiantarli. Bisogna pensare che ogni caso è diverso, che i bambini non sono funghi, hanno relazioni, rapporti, e reciderli può essere fatale. Meglio tendere ad aiutarli qui.

A proposito di aiuto, mi è sembrata interessante la proposta del segretario generale di Avsi di destinare da parte dell’Italia metà del montepremi del gioco del lotto ad Haiti. Non risolve ma educa. E ne abbiamo tutti bisogno.

 

Fiametta Cappelletti, responsabile AVSI in Haiti

 

 

Vedi anche: la nostra vita appartiene ad un Altro

 

EMERGENZA TERREMOTO HAITI: DONA ON LINE

EDUS ha avviato una campagna di raccolta fondi a sostegno delle popolazioni colpite ad HAITI dal terremoto.

 

EDUS in collaborazione con AVSI ha avviato fin da subito una serie di azioni miranti ad alleviare le sofferenze delle popolazioni colpite dal tremendo terremoto ad Haiti.

Una catastrofe. Mai un terremoto di tale portata aveva devastato Haiti, anche se per ora è impossibile valutare appieno le conseguenze del sisma che martedì 12 gennaio 2010, le 16.53 ora locale, quasi le 23 in Italia, ha colpito l’isola di Haiti e in particolare la capitale, Port-au-Prince, dove AVSI lavora dal 1999 con tanti progetti e attività. Si teme che i morti siano centinaia e centinaia. L’ennesima catastrofe che ha nuovamente messo in ginocchio la popolazione, quella sopravvissuta, già stremata dalla povertà ...

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Ultimo aggiornamento del sito effettuato  il: 04 marzo, 2010