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“Nel tunnel buio del disastro
si vede bene che siamo fatti per la vita”

 

 

 

“C’è voluto un terremoto perché questi bimbi venissero visitati per la prima volta nella loro vita da un medico e non venissero più abbandonati nelle bidonville di Port-au-Prince”. Non è un paradosso della storia quello raccontato ieri all’incontro Al cuore dell'esperienza: la speranza ricostruisce da Fiammetta Cappellini, rappresentante di AVSI in Haiti, ma l’incredibile miracolo spuntato tra le macerie di un Paese devastato dal terremoto, con quasi 300mila morti. 

Esperto di politica internazionale, giornalista e scrittore, Robi Ronza ha introdotto l’incontro facendo notare che Haiti è stato il primo stato coloniale a ottenere l’indipendenza: “È uno Stato povero ma affascinante, con possibilità di risorgere dopo il terremoto”. 

Ad introdurre il racconto di Fiammetta è stata l’ambasciatrice della repubblica di Haiti in Italia, Geri Benoit, che ha iniziato ringraziando Robi Ronza “che con la Regione Lombardia ha organizzato i primi soccorsi”, poi ha ricordato una frase di Giovanni Paolo II, in visita ad Haiti nel marzo 1983: “Qualcosa deve cambiare”. “L’incontro con voi, con questo meraviglioso popolo generato da don Giussani”, ha proseguito l’ambasciatrice, ha incominciato a illuminare la risposta: “Il cuore deve cambiare, anzi deve tornare a essere ciò per cui è fatto: desiderio di significato e di infinito. 

Davanti ai 300mila morti, alle persone che vivono nelle tende, agli amputati, alla miseria, queste parole ‘il cuore deve cambiare’ non sono astratte, ma l’unico punto di partenza per ricostruire l’umano. La rinascita dell’umano ha bisogno di avvenire allo stesso tempo della ricostruzione fisica del Paese”. 

“Ad Haiti, paese cristiano dedicato alla Vergine Maria - ha proseguito Geri Benoit - abbiamo bisogno di riscoprire l’insegnamento di Gesù: amare e trattare il prossimo come noi stessi”, perché siamo “una sola persona in Dio”. Un vivissimo ringraziamento ai volontari di AVSI (“Haiti è benedetta per poter contare su questi amici”) e alla generosità di “milioni di italiani”, poi l’ambasciatrice ha lasciato la parola alla successiva testimonianza: “Sono onorata di introdurre Fiammetta, per il modo in cui affronta la difficile situazione di Port-au-Prince”. 

Fiammetta Cappellini ha ringraziato tutti, sottolineando l’importanza degli aiuti offerti in questi mesi. “Il 12 gennaio non è andata distrutta solo la capitale, ma anche i simboli religiosi e politici costruiti in duecento anni di indipendenza”. 

 

La prima cosa che l’ha stupita, la mattina del 13 gennaio, ha narrato, è stato trovare davanti all’ufficio tutti i collaboratori haitiani e le persone con cui erano in rapporto. A chi le chiedeva perché voleva rimanere, non poteva che rispondere: “Come si può avere il coraggio di andarsene di fronte a persone che stanno aspettando te?”, pur sperimentando lei per prima, di fronte a quello che stava succedendo, la propria inadeguatezza. Ma il piccolo aiuto fa la differenza per le singole persone che lo ricevono. 

 

 

Ad Haiti, pur nella crisi, la gente è stata commossa dalla solidarietà internazionale e dall’attenzione riservatale dopo anni di oblio. Un segno di speranza per gli amici haitiani è stato anche il fatto che Fiammetta abbia ripreso con sé ad Haiti il figlio Alessandro. 

“Oltre 30mila persone sono state aiutate da AVSI nelle prime necessità: tende, cibi, assistenza sanitaria. I medici volontari hanno convinto, ad una ad una, diecimila mamme ad allattare il bambino per evitare gravi malattie, dato che non c’erano condizioni igieniche e acqua potabile per preparare il latte in polvere. L’esempio di comunità familiare tra gli operatori AVSI, che dopo il terremoto hanno abitato insieme, si è propagato anche tra gli haitiani sotto le tende seguite dalla ong “e il risultato è che non c’è più un bambino abbandonato o senza famiglia”. Cappellini ha anche ricordato il grande lavoro svolto in silenzio da parte dei missionari. 

“Quello che vediamo ad Haiti è un popolo che desidera ricostruire e desidera cose grandi. È stata una catastrofe, ma è anche un’opportunità, vogliamo che questa opportunità sia colta. La sfida rivolta a tutti continua, continuate ad aiutarci e a pregare per noi”. 
 

 Guarda le foto 
 AVSI AL MEETING: visita la sezione dedicata

 

 

Vedi anche: la nostra vita appartiene ad un Altro

 

EMERGENZA TERREMOTO HAITI: DONA ON LINE

EDUS ha avviato una campagna di raccolta fondi a sostegno delle popolazioni colpite ad HAITI dal terremoto.

 

EDUS in collaborazione con AVSI ha avviato fin da subito una serie di azioni miranti ad alleviare le sofferenze delle popolazioni colpite dal tremendo terremoto ad Haiti.

Una catastrofe. Mai un terremoto di tale portata aveva devastato Haiti, anche se per ora è impossibile valutare appieno le conseguenze del sisma che martedì 12 gennaio 2010, le 16.53 ora locale, quasi le 23 in Italia, ha colpito l’isola di Haiti e in particolare la capitale, Port-au-Prince, dove AVSI lavora dal 1999 con tanti progetti e attività. Si teme che i morti siano centinaia e centinaia. L’ennesima catastrofe che ha nuovamente messo in ginocchio la popolazione, quella sopravvissuta, già stremata dalla povertà ...

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