Pur con chiara coscienza dei miei limiti
personali per quanto riguarda un problema di così vaste dimensioni, ho aderito con grande
piacere allinvito, rivoltomi dagli organizzatori di questo incontro, di esporre
qualche riflessione sul tema del debito estero dei PVS e della lotta alla povertà.La povertà non è un male incurabile né discende da incoercibili ed
inesorabili leggi della natura: essa è, viceversa, quasi ovunque il frutto di decisioni
o, per dir meglio, di assenza di decisioni in favore dellessere umano e della sua
dignità causata da circostanze avverse, da lotte politiche o ideologiche ovvero
dall incapacità delle persone gravate da responsabilità politiche di vertice.
O, più probabilmente, è il risultato dellinsieme di tutti
questi eventi.
La povertà è stata riconosciuta come un male che affligge una
notevole parte della comunità internazionale e, per questo motivo, da molto tempo è
iniziata la lotta a questo flagello; sono impegnati formalmente in essa Organizzazioni
internazionali, Governi e Stati nazionali nonché vastissime comunità di persone senza
tuttavia che, a mio modo di vedere, si sia ancora manifestata una scelta univoca e
veramente efficace sulle azioni da compiere.
La riduzione del debito estero
dei Paesi più poveri è
lazione più importante e potenzialmente più efficace finora individuata per la
lotta contro la povertà; per la componente multilaterale di tali debiti,
liniziativa denominata HIPC (Heavly Indebted Poor Countries) è stata
proposta dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale nellautunno del
1996 ed ampliata nel 1999 a seguito del vertice di Colonia. Essa permette ai paesi poveri,
con buone performances di politica economica, di riportare il servizio del debito a
livelli sostenibili per le risorse di ciascuno di essi.
Il programma, che vede coinvolti tutti i creditori multilaterali e
bilaterali, viene attivato a condizione che i paesi beneficiari adottino programmi di
aggiustamento strutturale del bilancio, monitorati dal FMI, e devolvano le risorse
finanziarie liberatesi con lannullamento debitorio al finanziamento di
interventi addizionali nel settore della spesa sociale.
In particolare la riduzione del debito estero è strettamente
condizionata alladozione di specifici programmi di riduzione della povertà.
Non vè dubbio alcuno che la lotta alla povertà abbia due
aspetti fondamentali: il primo, è collegato alleticità delle azioni
da svolgere; il secondo, ai tecnicismi che rendono più o meno efficaci tali
azioni, con particolare riferimento come già detto alla riduzione del
debito estero dei Paesi meno favoriti.
Per quanto riguarda laspetto etico non si può non
rilevare unampia convergenza tra tutti i soggetti che prima ho ricordato: nessuno
contesta più linsostenibilità di una concentrazione asimmetrica sul pianeta
della ricchezza prodotta, che favorisce pochi e costringe molti a vivere di elemosine
internazionali ed in condizioni non idonee né per la dignità dellessere umano né,
in alcuni casi estremi, per la sua stessa sopravvivenza.
E forse inutile ricordare le ricorrenti campagne a
favore dellinfanzia nei Paesi meno favoriti oppure lorrore,
fonte di dotte discussioni morali, che destano in tutti noi, abitanti della parte
fortunata del pianeta, certe visioni di epidemie, carestie o calamità naturali che si
accaniscono contro popolazioni inermi e stremate a tal punto da far vacillare il
convincimento sulla giustizia divina!
Assai più complesso è il secondo aspetto, quello tecnico,
da cui inesorabilmente dipende lefficacia delle azioni poste in essere per
contrastare la povertà nel mondo: il fatto è che le regole per attuare la lotta a tale
flagello ed in particolare la riduzione del debito estero, sono pressoché unicamente
stabilite proprio dai donatori/creditori che le dettano
nellottica della contropartita politico-economica spesso irrealistica, sempre
anti-democratica in quanto imposta alle popolazioni cosiddette beneficiarie senza alcun
loro coinvolgimento attivo.
Ma avrò modo di ritornare più avanti su questi aspetti la cui
insoddisfacente evoluzione attuale non consente ancora di avere una visione ottimistica
sulla soluzione del problema della povertà nel mondo.
Ho già ricordato che uno dei principali strumenti per la lotta alla povertà nel mondo
è costituito dalla riduzione del debito estero: ma quali sono le dimensioni dei
fenomeni che stiamo esaminando e quali le conseguenze sulle popolazioni più deboli?
Non è agevole rispondere a tali quesiti sia per la complessità del
fenomeno che per la varietà delle popolazioni degli oltre quaranta Paesi costituenti la
fascia dei più poveri e dei più indebitati; tuttavia, una stima condivisa dai principali
Organismi internazionali fa ascendere ad oltre 1,2 miliardi il numero delle persone che
vive in condizioni di povertà estrema, ovvero con un reddito medio annuo compreso tra 1 e
2 dollari al giorno.
Negli anni 90 la povertà assoluta della popolazione mondiale è
diminuita dal 29% al 24%, ma il numero complessivo dei poveri è aumentato in ragione
dellaumento della popolazione stessa.
I risultati migliori sono stati conseguiti in Cina e nel resto
dellEstremo Oriente ( dal 28% al 15% ) e nellAsia meridionale ( dal
44% al 40% ); più modesta la riduzione percentuale nellAfrica subsahariana (
dal 48% al 46% ) ed in America latina ( dal 17% al 16% ). La situazione è ancora
stazionaria in Medio Oriente ed in via di peggioramento nelle Repubbliche ex-
Unione Sovietica.
In realtà, il problema della povertà estrema interessa in modo
prevalente lAfrica ed il sub-continente indiano; in misura ridotta lAmerica
latina.
Per conseguire lobiettivo del dimezzamento della povertà
assoluta entro il 2015, fissato dallOCSE nel 1996 ed adottato dallItalia come
uno degli obiettivi della sua politica di cooperazione allo sviluppo, occorre che:
- LAfrica riduca la percentuale dei poveri dal 46% al 24%;
- Il sub-continente indiano dal 40% al 22%;
- LAmerica latina dal 16% all8%.
Gli studi più aggiornati svolti dalle Organizzazioni internazionali
mostrano che la prospettiva di centrare lobiettivo del 2015 che ho ora ricordato è
difficile ma possibile per lAmerica latina e per il sub-continente indiano, mentre
lanalisi degli indicatori dellAfrica non inducono a nessun ottimismo.
Infatti, nel continente africano il tasso di iscrizione dei bambini
alla scuola primaria è salito nel decennio 90 soltanto dal 58% al 60%, mentre tale
media negli altri continenti è superiore all80%. La mortalità infantile ( 92 morti
per 1000 nati vivi ) anche se in diminuzione, è la più elevata del mondo, superiore
anche a quella del sub-continente indiano ( 75 morti per 1000 nati vivi ). La degradazione
ambientale colpisce soprattutto lAfrica ove a titolo desempio
solo il 46% della popolazione rurale ha accesso ad acqua non inquinata.
La promozione dello sviluppo e, quindi, la lotta alla povertà ha un
elemento chiave nel rafforzamento di quellinsieme di istituzioni che consentono di
attuare la "good governance".
Con questo termine si intendono il consolidamento dello Stato di
diritto, la trasparenza dellazione governativa e la lotta alla corruzione,
lefficienza della pubblica amministrazione, il decentramento, lo sviluppo
dellassociazionismo della società civile; questo obiettivo, preliminare a qualunque
efficace progetto di sviluppo economico e sociale, urta nei Paesi più poveri proprio
contro il muro del debito estero.
Per comprendere le dimensioni di questo fenomeno si può far
riferimento ad una indicazione attendibile contenuta nei documenti che accompagnano
lazione bilaterale del nostro Paese ovvero la legge del 28/7/2000 n. 209 per
la riduzione del debito estero dei Paesi a più basso reddito e maggiormente indebitati:
rientrano negli obiettivi di questa legge 18 Paesi, concentrati in Africa e
nel Medio Oriente, con reddito pro capite annuale inferiore a 300 dollari. Il
totale dei debiti commerciali ammonta a 1906 m.ni di dollari mentre
lanalogo debito riferibile ai crediti daiuto risulta pari a 706 m.ni di
dollari; si tratta dunque di oltre 5300 m.di di lire di crediti cui il
nostro Paese ha recentemente deciso di rinunciare.
Proiettando i dati italiani, si può ritenere che i 40 Paesi più
poveri ed indebitati che fanno parte del ricordato programma HIPC totalizzino debiti
esteri superiori ad un centinaio di migliaia di miliardi di lire, una parte a
carattere multilaterale mentre la maggior parte risulta di natura bilaterale: è
evidente, pertanto, che la cancellazione di questi debiti è il presupposto per
linnesco di una spirale virtuosa di lotta alla povertà.
- Liniziativa multilaterale HIPC è rivolta a circa 40 Paesi con un debito estero
considerato insostenibile dalle Istituzioni Finanziarie Internazionali. Secondo i criteri
formulati dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale i Paesi che potrebbero
beneficiare nellanno 2000 di tale intervento sono 11: le maggiori difficoltà nel
raggiungimento del cosiddetto "decision point" ( momento in cui il Paese
è dichiarato eleggibile alla riduzione del debito estero ) sono legate principalmente al
varo del Programma interno di riduzione della povertà.
Labbattimento del debito estero è, infatti, fortemente
condizionato dallassunzione di specifici impegni rivolti a migliorare le condizioni
di vita delle popolazioni interessate, mediante ladozione di bilanci pubblici
destinati al welfare.
Al fine di velocizzare il processo di qualificazione, la BM ha
suggerito di approvare degli "Interim Poverty Reduction Strategy Programme"
di durata temporale variabile che potranno provvisoriamente sostituire quelli definitivi:
questa decisione è ritenuta a livello internazionale accettabile e consente di
velocizzare lintero processo di azzeramento del debito estero dei Paesi a ciò
eleggibili.
I meccanismi di cancellazione del debito attualmente in vigore
prevedono un periodo di prova di tre anni affinché il Paese diventi eleggibile per
unoperazione sullo stock del debito da parte del Club di Parigi. In questa
fase lanalisi permetterà di decidere se le provvidenze previste dal programma
HIPC,
unitamente ad altri tipi di azioni svolte da creditori non multilaterali, siano state
sufficienti affinché i Paesi interessati raggiungano la sostenibilità del debito.
Da questa analisi discendono tre scenari possibili:
- i Paesi capaci di raggiungere in tre anni una situazione di sostenibilità, escono dal
processo e non sono più classificati eleggibili;
- i Paesi che non raggiungono nel periodo la sostenibilità, verranno considerati
eleggibili alliniziativa a condizione di protrarre per i successivi tre anni le
politiche di riforma concordate;
- per i casi intermedi, verrà lasciata aperta unopzione differita di tre anni per
avviare il processo di eleggibilità.
Pur non dubitando della correttezza del procedimento adottato a
livello internazionale e rispettando il formalismo bancario di cui il procedimento stesso
è intriso, non è possibile non notare che lefficacia del prospettato azzeramento
del debito estero multilaterale è subordinata a complessi adempimenti ed a tempi di
verifica che mal si accordano con situazioni talora davvero drammatiche per le popolazioni
interessate.
Come prima ho già ricordato, al programma multilaterale HIPC si
possono ovviamente affiancare iniziative bilaterali, la cui importanza strategica
risiede proprio nella facilitazione che esse accorderebbero ai Paesi beneficiari per
risultare eleggibili per il programma internazionale: su questa strada lItalia non
è stata seconda a nessun altro Paese, varando nel Luglio di questanno
la legge che ho già ricordato sulla cancellazione del debito estero dei Paesi più
poveri.
Altre Nazioni europee hanno seguito lItalia su questa strada: la
Francia cancellerà crediti bilaterali per 7 miliardi di euro a favore di 28 Paesi HIPC
mentre il Regno Unito effettuerà analoga operazione per circa 640 milioni di sterline a
favore di 25 Paesi.
Ma quali sono realmente le conseguenze dellalto indebitamento
estero accumulato dai Paesi poveri ed in via di sviluppo?
Ecco un elenco di elementi negativi che non ha certamente alcuna
pretesa di essere esaustivo:
- drastico ridimensionamento delle spese destinate allistruzione, alla sanità e
più in generale al welfare;
- sfruttamento esasperato dellambiente con conseguente compromissione degli elementi
del suo equilibrio;
- proliferazione delleconomia illegale ( droga, contrabbando, prostituzione,
malavita organizzata);
- flussi migratori incontrollati;
- modifica delle tradizionali produzioni destinate al mercato interno a favore di quelle
gradite ai mercati internazionali per acquisire valuta pregiata;
- cessione progressiva ai creditori dellautonomia decisionale in politica economica.
Questo breve elenco ci serve per confermare una volta di più che la
lotta alla povertà e la cancellazione del debito estero appartengono al novero delle cose
che debbono essere assolutamente fatte!
- Ma è giusta la strada intrapresa?
E proprio qui che sento di dover manifestare più di qualche
perplessità.
Cominciamo con gli aspetti bilaterali
e, segnatamente dalla
legge del 28/7/2000 n. 209 per la riduzione del debito estero, varata recentemente dal
nostro Paese.
AllArt. 1 sono indicate condizioni assai generiche per
leleggibilità dei Paesi HIPC ai benefici della legge: il rispetto dei diritti
umani, la rinuncia alla guerra ed il perseguimento dello sviluppo sociale ed umano
favorendo la riduzione della povertà.
Sono certo che non sarà difficile ottenere manifestazioni di
adesione ideologica sui primi argomenti da parte dei Paesi beneficiari; ma per quanto
riguarda i programmi di sviluppo, come riusciremo a concordare in tempi brevi strumenti
certi che garantiscano la costanza ed il rispetto degli impegni nel tempo?
Non corriamo il rischio di aver formulato una previsione di legge
che o ritarda enormemente lavvio delle procedure di cancellazione dei debiti ovvero
è destinata a non essere osservata con la serietà che viceversa spetterebbe a qualunque
norma di legge del nostro Paese?
AllArt. 3, è previsto che il Paese beneficiario si impegni a
presentare un progetto di utilizzo a scopo sociale del risparmio conseguito, senza alcuna
indicazione sulla condivisione, da parte delle popolazioni interessate, di tale programma
e delle priorità in esso inevitabilmente contenute,
Ma siamo proprio sicuri che la cancellazione del debito crei risorse
finanziarie effettive nei Paesi poveri e che allatto di predisporre un programma di
interventi sociali non riemergano le ragioni di vecchie lotte di natura politica o tribale
che, magari per anni, hanno insanguinato quel Paese e sono state allorigine di
involuzioni economiche generatrici di spaventosi cicli di povertà?
Ecco qui come nel proseguo delle mie riflessioni comincio
ad avanzare la proposta che sarebbe meglio non condizionare la cancellazione dei crediti
bilaterali ad alcun impegno politico, limitandoci ad esprimere con forza lauspicio
che qualunque Paese benefici di tale provvidenza faccia proprio limpegno di dedicare
tutte le energie allo sviluppo economico ed alla lotta alla povertà con il pieno e
democratico coinvolgimento dei cittadini.
Se, nel tempo, tale auspicio non dovesse avere lattuazione che
merita, allora lItalia potrebbe decidere di sospendere temporaneamente o
definitivamente qualunque intervento di cooperazione allo sviluppo, anche se inquadrato in
accordi internazionali già ratificati.
Venendo, ora, agli interventi multilaterali e cioè al programma
HIPC, non posso non riprendere le considerazioni che avevo avviate in precedenza.
Realisticamente, la cancellazione del debito dei Paesi più poveri è
stretta tra due limiti: il primo, è costituito dalla necessità che
i titoli di credito vengano comunque trattati con logica bancaria onde evitare pericolosi
contraccolpi al sistema degli Organismi finanziari che assiste i programmi di cooperazione
allo sviluppo a carattere multilaterale; ed il secondo, che un atto,
motivato da ragioni di solidarietà ed urgenza, non comporti una vera e propria moratoria
per insolvenza nei confronti dei Paesi interessati, tenendo a mente le rigide procedure
del Club di Parigi.
A quanto ho appena esposto, vi sono da aggiungere almeno altre due
considerazioni:
i tempi previsti dalle procedure BM/FMI solo teoricamente si esauriscono in tre anni;
è verosimile, invece, che la grande maggioranza dei Paesi compresi nellelenco degli
HIPC possa usufruire della cancellazione o riduzione del debito estero solo dal sesto anno
dallavvio della relativa procedura.
In considerazione delle drammatiche e nefaste conseguenze sulle
popolazioni afflitte da povertà estrema, possiamo ritenere soddisfacente questa attesa?
Quante persone inermi moriranno in tale lasso di tempo?
Quante guerre evitabili e quante catastrofi si compiranno prima che la
comunità internazionale trovi soddisfazione ai requisiti minimi per un siffatto atto
umanitario?
sempre in linea con le procedure stabilite a livello internazionale, qualunque accordo
per la riduzione della componente multilaterale del debito estero dei Paesi HIPC ha come
prerequisito laccettazione di una ristrutturazione del bilancio interno con
privilegio agli interventi di lotta alla povertà e di incremento del welfare.
In linea teorica, non si può non condividere un simile orientamento e
le finalità umanitarie che esso sottende; ma, allatto pratico, cè da
chiedersi se sia così semplice in ognuno dei Paesi eleggibili alla cancellazione del
debito, ristrutturare il proprio bilancio interno e se gli interventi di finanza
internazionale siano in grado di generare risorse finanziarie effettive e, quindi,
aggiuntive a quelle disponibili ovvero solo teoriche.
Ed in più, cè da valutare seriamente se in Paesi che
generalmente non brillano per gestioni democratiche la riduzione di autonomia in
materia di programmazione economica delle risorse, non possa alla lunga rivelarsi un
rimedio che aggrava la malattia, avallando in qualche modo un ulteriore scollamento tra le
decisioni del vertice politico e le popolazioni che devono sopportare le conseguenze del
sottosviluppo e della povertà estrema.
Mi resta, infine, da fornire qualche informazione aggiornata su quanto il Parlamento
italiano si accinge a fare in materia di cooperazione allo sviluppo.
La Commissione esteri della Camera dei Deputati si accinge a licenziare
il testo della nuova disciplina in materia di cooperazione allo sviluppo, con
lobiettivo di farne concludere la discussione in Aula entro la fine dellanno.
Se così accadrà, è possibile che il Senato in seconda e definitiva lettura
vari la legge prima dello scioglimento delle Camere e la conclusione della
legislatura.
Nel passaggio dal Senato alla Camera è stato rispettato
limpianto complessivo del testo basato sulla divisione netta dei tre momenti
fondamentali: attività di orientamento politico e verifica affidato al
Parlamento; programmazione politica riservata al Ministero degli esteri ed al
Ministero del tesoro; infine, attuazione degli interventi di cooperazione
posta in capo ad unAgenzia specializzata, di nuova costituzione.
Due sono le novità assolute della nuova disciplina: la prima,
consiste nellindividuazione dei soggetti della cooperazione ( Governo, Autonomie
locali ed Organizzazioni non Governative ); la seconda, è rappresentata
dalla normativa finalmente dedicata alle ONG ed al volontariato che dovrebbe vedere così
risolti i problemi che nel nostro Paese hanno condizionato la piena utilizzazione di una
risorsa preziosa e qualificata, specie per quanto riguarda gli interventi a carattere
umanitario.
Una menzione particolare deve essere riservata al problema del debito
estero dei Paesi più poveri.
Il testo originario del Senato fu approvato prima della legge n.209
sulla cancellazione del debito estero dei Paesi HIPC e, pertanto, non poteva contenere
alcun riferimento specifico allargomento; viceversa, nel testo in discussione alla
Camera dei Deputati sono stati inseriti due emendamenti ( Artt. 6 e 7 ) destinati a questo
tema; più in particolare nel nuovo testo è previsto che :
il documento dindirizzo politico annuale, predisposto dal Ministro degli esteri
ed approvato dal Parlamento, includa le iniziative programmate a livello internazionale
per la cancellazione o la riconversione del debito estero;
le risorse finanziarie liberate dalla cancellazione o ristrutturazione del debito
bilaterale dei Paesi più poveri e nella disponibilità del Governo italiano, siano
utilizzate esclusivamente per programmi di cooperazione allo sviluppo a favore degli
stessi Paesi beneficiari.
Forse si poteva far di più, ma è pur tuttavia un buon inizio!
Poche parole per concludere infine questo mio intervento.
Se solo ponessimo mente alle condizioni in cui vivono i più poveri dei
poveri cioè oltre un miliardo di persone di nostri simili che abitano il nostro stesso
pianeta, allora nessuno di noi potrebbe più avere pace; nessuno, guardare negli occhi il
proprio figlio prospettandogli un futuro sereno e felice; nessuno, scegliere una vacanza o
comprare uno dei tanti prodotti superflui di cui non possiamo proprio più fare a meno;
finché non avessimo la certezza che la povertà estrema sia stata debellata dal mondo.
Se, noi cristiani, ci ricordassimo per un solo istante la parola del
Vangelo che ci assicura essere questi umili e diseredati i primi nelle cure del Padre,
allora sarebbe più vicina la soluzione del problema della povertà nel mondo.
Eppure, il costo delleliminazione della povertà è inferiore a
quanto si creda: una stima dellUNDP valuta che per centrare questo obiettivo sarebbe
sufficiente l1% del PNL globale e non più del 2-3% del reddito nazionale di tutti i
Paesi, ad eccezione di quelli più poveri.
Per fornire laccesso universale ai servizi sociali essenziali e
per sostenere i trasferimenti di reddito contro la povertà occorrerebbero 80 miliardi di
dollari allanno: non più del costo di una media guerra regionale! Gli interventi di
primo aiuto ai 20 Paesi più poveri in assoluto costerebbero 5,5 miliardi di dollari: il
costo della costruzione di Eurodisney a Parigi!
Dunque, combattere ed eliminare la povertà dal mondo è sicuramente
tra le cose possibili:
sarà anche fattibile, se dimenticheremo qualche egoismo di troppo; se
non porremo troppi vincoli agli aiuti; se semplificheremo le procedure delle nostre leggi
e dei nostri trattati internazionali, complicati in realtà solo dalla nostra feroce
determinazione per non perdere la supremazia e per non trasformare una pelosa elemosina in
una mano fraternamente tesa.
Ecco su tutto questo spero che il XXI° secolo sappia scrivere una
parola finalmente nuova e di speranza!
Grazie. |