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Adozioni a distanza
Un reportage fotografico di
trentuno immagini a colori catturate tra San Paolo, Belo
Horizonte, Salvador Bahia e Manaus, le quattro località
brasiliane in cui AVSI è presente da anni con i suoi
progetti.
Tema: l'educazione. Cioè gli asili, i Centri di recupero
nutrizionale, la scuola agricola, i corsi di formazione.
E' la mostra Jardim Felicidade. Che racconta la vita
delle favelas vista dall'obiettivo del fotografo Paolo
Pellegrin, un nome e un volto noti ai lettori di "Buone
Notizie". "Mi sono messo alla ricerca del contesto
sociale e familiare dei bambini e dei ragazzi -dice del
suo lavoro- e ho fotografato le strade, le baracche, i
genitori.
È venuto
fuori un percorso che parte dal dato sociale dei
ragazzi, dalla circostanza in cui sono immersi, e arriva
alla proposta educativa e all'impegno di solidarietà:
l'adozione a distanza, gli asili e le scuole". Colori e
volti, povertà e speranza illuminati dalla luce
straordinaria del cielo del Brasile. Quando AVSI è
arrivata in Brasile nel 1981 ha iniziato una serie di
progetti nell'ambito della sanità e del recupero urbano,
ma anche dell'educazione.
Nei 18
anni della sua presenza in questo paese dai due volti
-ricchezza e miseria, metropoli e favelas- ha realizzato
diverse iniziative rivolte alla popolazione più povera,
e quella a favore dei figli delle favelas è cresciuta
nel tempo sino a dar vita a una rete di 11 strutture
socio-educative, che oggi accolgono oltre 2 mila bambini
curati da 113 educatori specializzati.
L'anima di questo
progetto è stata, fin dall'inizio, Rosetta Brambilla:
brianzola di Bernareggio, in Brasile da un giorno di
gennaio del 1967, è sempre insieme a folle di amici
italiani e brasiliani con cui ha condiviso oltre trent'anni
di vita nelle favelas. Jardim Felicidade è l'asilo che
ha costruito per i bambini di Belo Horizonte e la mostra
prende il suo titolo proprio da questo "Giardino della
felicità" per raccontare la realtà in cui Rosetta,
insieme ai volontari di AVSI, opera.
Le immagini accompagnano in
un viaggio per le strade delle favelas, raccontando la
vita quotidiana di uomini, donne e bambini, e arriva
negli asili, nei centri nutrizionali e nelle scuole.
Seguendo un itinerario drammatico e attento raccontano
l'impegno di chi da anni lavora per restituire a
centinaia di persone la certezza di un gusto della vita
nel presente e la speranza di un futuro vero.
EDUCARE:
Introdurre
alla positività del reale, accompagnando verso il
significato della vita
Educare
non è un messaggio o un trasferimento di tecnologie.
Educare è innanzi tutto un luogo, un rapporto entro cui
gli uomini si incontrano, si mettono insieme per
obbedire alla fondamentale legge della vita, quella per
cui le generazioni adulte accompagnano le nuove
nell’incontro con la complessità e la totalità del
reale.
L’ipotesi che fonda la nostra esperienza educativa parte
dalla visione cristiana: la persona è creata, sorretta
da un Altro ed orientata verso un destino buono per sé.
L’educatore crede che la persona non sia definita dalle
sue condizioni difficili, ma dal desiderio di felicità.
Per questo egli la accoglie e su questo scommette le sue
energie, la sua operosità, il suo tempo, talvolta tutta
la sua vita, perché ogni bambino possa divenire un uomo
vero ed ogni famiglia possa accompagnarlo in tale
cammino.
L’educatore si concepisce come una guida che introduce
alla comprensione della realtà. Egli condivide la storia
dei bambini e delle loro famiglie e ne rispetta le
tradizioni, partecipando al loro destino.
I bambini vengono a scuola ed i loro genitori vengono
incontrati nella durezza del bisogno -fame, povertà,
promiscuità, malattia caratterizzano la vita in molte
parti del mondo- e in questo incontro, la parola
presente nella mente degli educatori e nella più vasta
comunità di molti adulti, dove operiamo, non è
“assistenza” ma rapporto, compagnia, amicizia.
Fattore qualificante degli interventi di AVSI è dunque
l’attenzione alla persona come domanda di felicità e di
significato per la vita.
EDUCAZI0NE E SCUOLA
Un
esempio della presenza di AVSI in Brasile
In un Paese come il Brasile in cui la parola realtà
raggiunge il punto drammatico della sfida è solo la
parola condivisione, quotidianamente vissuta, ciò che
permette di reggere questa sfida e di presentare opere
educative che desiderano essere una porta aperta alla
speranza.
Le realtà educative di AVSI in Brasile sono collocate
nella favela e coprono un arco di età dei bambini che va
dai primissimi mesi di vita sino ai 10 anni ed oltre:
- Il berçario (da berço, che significa culla) accoglie i
bambini da 0 a 3 anni
- La creche, simile alla nostra scuola materna - è
articolata in sezioni per bambini dai 3 ai 7 anni
- Il reforço escolar è uno spazio di accoglienza per
bambini di età compresa tra i 7 e i 10/11 anni, dove i
ragazzi hanno la possibilità di pranzare, fare i
compiti, giocare al pallone e partecipare ad atelier di
pittura, cucito, oggettistica e a corsi di copeira, il
ballo tradizionale
Le esperienze di scuola promosse da AVSI, sono
caratterizzate da una eccezionalità costitutiva : sono
esperienze di frontiera, scuole nate in luoghi dove il
bisogno materiale è significativamente vistoso o dove la
convivenza umana è minata da una inimicizia sanguinosa.
Sono luoghi in cui potrebbe essere forte la tentazione
di ridurre l’interesse per l’altro alle cose di cui ha
bisogno, mentre ogni persona richiede di essere aiutata
a guardare se stessa e gli altri con stima e positività.
Le scuole sostenute da AVSI sono nate da una storia di
adulti che incontrando il bisogno dei favelados hanno
scelto di condividerlo con una presenza stabile e
continuativa nel tempo, accompagnando i bambini e le
loro famiglie nelle circostanze difficili in cui vivono.
Sono il riflesso della presenza educativa di adulti che
guardano all’uomo per il suo desiderio di imparare a
vivere, di apprendere ciò che serve per essere veri, e
per convivere in modo dignitoso con i propri simili.
A queste opere educative si affiancano i corsi e le
scuole di formazione professionale.
Fra queste la scuola agricola “Rainha dos Apostolos” di
Manaus, situata nel cuore della foresta amazzonica che
opera da oltre un decennio per educare i giovani indios
ed insegnare loro tecniche e metodologie di produzione
ed allevamento eco-compatibili, riproducibili nei luoghi
di origine dei ragazzi che frequentano la scuola.
Sono oltre 2000 i bambini e ragazzi accolti nelle nostre
opere educative in Brasile e 113 gli educatori
impegnati.
L’AUTORE
Paolo Pellegrin nasce a Roma l’11 marzo 1964.
Nel 1989 inizia a lavorare come fotografo, dedicandosi a
tematiche sociali.
Collabora con l’Agence VU di Parigi, Grazia Neri di
Milano e Saba di New York.
Nel corso della sua carriera ottiene diversi
riconoscimenti tra cui, nel 1995, il World Press Photo,
primo premio sezione Daily Life, nel 1996 il Kodak Young
Photographer Award e nello stesso anno partecipa al
Master Class del World Press Photo, nel 1997 vince il
primo premio al Festival Internazionale del
fotogiornalismo a Gijon, Spagna.
Nel Gennaio 1997 pubblica, in collaborazione con AVSI,
Bambini, un libro sull’Infanzia in circostanze difficili
in Bosnia, Romania e Uganda.
Il suo lavoro è stato esposto in mostre personali e
collettive in Italia e all’estero.
Collabora regolarmente con le più importanti testate
italiane ed internazionali.
“Il tema che mi era stato affidato era sull’Educazione:
asili, centri di educazione nutrizionale, corsi di
formazione, scuole specializzate, un compito non facile.
A Belo Horizonte mentre fotografavo il terzo asilo della
giornata, mi sono fermato a riflettere sullo svolgimento
del tema. Non riuscivo a concepire un servizio
fotografico sull’educazione attraverso una processione
di asili puliti e volti felici.
Mi sono messo, quindi, alla ricerca del contesto sociale
in cui quegli asili e quelle scuole erano inseriti: le
strade, le baracche e le favelas dove i bambini, i
ragazzi e le loro famiglie vivono.
Le 31 immagini di Jardim Felicidade sono un percorso che
porta dalla realtà del dato sociale alla proposta
educativa ed all’impegno di solidarietà.
Il mezzo percorso è il colore. Non un colore qualsiasi,
ma quello del Brasile. I problemi tecnici non sono stati
indifferenti: impossibile fotografare in esterni in
pieno giorno, una luce abbacinante, eccessiva. Mi
dedicavo allora agli interni, ma di primo mattino e nel
tardo pomeriggio le condizioni erano ideali, la luce
radente, calda, straordinaria.
Questa luce pervade le foto, cariche di un senso di
sospensione tra cielo e terra. Nelle persone e nelle
cose c'è, infatti, una fisicità più presente, più forte
della nostra, ma c’è anche il cielo, più grande e
avvolgente di quello cui noi siamo abituati. Un cielo
che si riflette in tutti attraverso un profondo senso di
mistero. Cielo e terra, carnalità e spiritualità sono
elementi che convivono a stretto contatto”.
Paolo Pellegrin
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