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In questi anni la vita di molti bambini è cambiata.

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  Mostra Jardim Felicidade di Paolo Pellegrin
 
Il Brasile dei Bambini
  - Trento - Settembre 1999


Adozioni a distanza

Un reportage fotografico di trentuno immagini a colori catturate tra San Paolo, Belo Horizonte, Salvador Bahia e Manaus, le quattro località brasiliane in cui AVSI è presente da anni con i suoi progetti.
Tema: l'educazione. Cioè gli asili, i Centri di recupero nutrizionale, la scuola agricola, i corsi di formazione. E' la mostra Jardim Felicidade. Che racconta la vita delle favelas vista dall'obiettivo del fotografo Paolo Pellegrin, un nome e un volto noti ai lettori di "Buone Notizie". "Mi sono messo alla ricerca del contesto sociale e familiare dei bambini e dei ragazzi -dice del suo lavoro- e ho fotografato le strade, le baracche, i genitori.

È venuto fuori un percorso che parte dal dato sociale dei ragazzi, dalla circostanza in cui sono immersi, e arriva alla proposta educativa e all'impegno di solidarietà: l'adozione a distanza, gli asili e le scuole". Colori e volti, povertà e speranza illuminati dalla luce straordinaria del cielo del Brasile. Quando AVSI è arrivata in Brasile nel 1981 ha iniziato una serie di progetti nell'ambito della sanità e del recupero urbano, ma anche dell'educazione.

Nei 18 anni della sua presenza in questo paese dai due volti -ricchezza e miseria, metropoli e favelas- ha realizzato diverse iniziative rivolte alla popolazione più povera, e quella a favore dei figli delle favelas è cresciuta nel tempo sino a dar vita a una rete di 11 strutture socio-educative, che oggi accolgono oltre 2 mila bambini curati da 113 educatori specializzati.

 L'anima di questo progetto è stata, fin dall'inizio, Rosetta Brambilla: brianzola di Bernareggio, in Brasile da un giorno di gennaio del 1967, è sempre insieme a folle di amici italiani e brasiliani con cui ha condiviso oltre trent'anni di vita nelle favelas. Jardim Felicidade è l'asilo che ha costruito per i bambini di Belo Horizonte e la mostra prende il suo titolo proprio da questo "Giardino della felicità" per raccontare la realtà in cui Rosetta, insieme ai volontari di AVSI, opera.

Le immagini accompagnano in un viaggio per le strade delle favelas, raccontando la vita quotidiana di uomini, donne e bambini, e arriva negli asili, nei centri nutrizionali e nelle scuole. Seguendo un itinerario drammatico e attento raccontano l'impegno di chi da anni lavora per restituire a centinaia di persone la certezza di un gusto della vita nel presente e la speranza di un futuro vero.
 

EDUCARE:

Introdurre alla positività del reale, accompagnando verso il significato della vita



Educare non è un messaggio o un trasferimento di tecnologie.
Educare è innanzi tutto un luogo, un rapporto entro cui gli uomini si incontrano, si mettono insieme per obbedire alla fondamentale legge della vita, quella per cui le generazioni adulte accompagnano le nuove nell’incontro con la complessità e la totalità del reale.
L’ipotesi che fonda la nostra esperienza educativa parte dalla visione cristiana: la persona è creata, sorretta da un Altro ed orientata verso un destino buono per sé.


L’educatore crede che la persona non sia definita dalle sue condizioni difficili, ma dal desiderio di felicità. Per questo egli la accoglie e su questo scommette le sue energie, la sua operosità, il suo tempo, talvolta tutta la sua vita, perché ogni bambino possa divenire un uomo vero ed ogni famiglia possa accompagnarlo in tale cammino.

L’educatore si concepisce come una guida che introduce alla comprensione della realtà. Egli condivide la storia dei bambini e delle loro famiglie e ne rispetta le tradizioni, partecipando al loro destino.
I bambini vengono a scuola ed i loro genitori vengono incontrati nella durezza del bisogno -fame, povertà, promiscuità, malattia caratterizzano la vita in molte parti del mondo- e in questo incontro, la parola presente nella mente degli educatori e nella più vasta comunità di molti adulti, dove operiamo, non è “assistenza” ma rapporto, compagnia, amicizia.
Fattore qualificante degli interventi di AVSI è dunque l’attenzione alla persona come domanda di felicità e di significato per la vita.

 

EDUCAZI0NE E SCUOLA

Un esempio della presenza di AVSI in Brasile

In un Paese come il Brasile in cui la parola realtà raggiunge il punto drammatico della sfida è solo la parola condivisione, quotidianamente vissuta, ciò che permette di reggere questa sfida e di presentare opere educative che desiderano essere una porta aperta alla speranza.

Le realtà educative di AVSI in Brasile sono collocate nella favela e coprono un arco di età dei bambini che va dai primissimi mesi di vita sino ai 10 anni ed oltre:

- Il berçario (da berço, che significa culla) accoglie i bambini da 0 a 3 anni

- La creche, simile alla nostra scuola materna - è articolata in sezioni per bambini dai 3 ai 7 anni

- Il reforço escolar è uno spazio di accoglienza per bambini di età compresa tra i 7 e i 10/11 anni, dove i ragazzi hanno la possibilità di pranzare, fare i compiti, giocare al pallone e partecipare ad atelier di pittura, cucito, oggettistica e a corsi di copeira, il ballo tradizionale
Le esperienze di scuola promosse da AVSI, sono caratterizzate da una eccezionalità costitutiva : sono esperienze di frontiera, scuole nate in luoghi dove il bisogno materiale è significativamente vistoso o dove la convivenza umana è minata da una inimicizia sanguinosa. Sono luoghi in cui potrebbe essere forte la tentazione di ridurre l’interesse per l’altro alle cose di cui ha bisogno, mentre ogni persona richiede di essere aiutata a guardare se stessa e gli altri con stima e positività.
Le scuole sostenute da AVSI sono nate da una storia di adulti che incontrando il bisogno dei favelados hanno scelto di condividerlo con una presenza stabile e continuativa nel tempo, accompagnando i bambini e le loro famiglie nelle circostanze difficili in cui vivono. Sono il riflesso della presenza educativa di adulti che guardano all’uomo per il suo desiderio di imparare a vivere, di apprendere ciò che serve per essere veri, e per convivere in modo dignitoso con i propri simili.

A queste opere educative si affiancano i corsi e le scuole di formazione professionale.
Fra queste la scuola agricola “Rainha dos Apostolos” di Manaus, situata nel cuore della foresta amazzonica che opera da oltre un decennio per educare i giovani indios ed insegnare loro tecniche e metodologie di produzione ed allevamento eco-compatibili, riproducibili nei luoghi di origine dei ragazzi che frequentano la scuola.
Sono oltre 2000 i bambini e ragazzi accolti nelle nostre opere educative in Brasile e 113 gli educatori impegnati.

 

L’AUTORE


Paolo Pellegrin nasce a Roma l’11 marzo 1964.

Nel 1989 inizia a lavorare come fotografo, dedicandosi a tematiche sociali.

Collabora con l’Agence VU di Parigi, Grazia Neri di Milano e Saba di New York.

Nel corso della sua carriera ottiene diversi riconoscimenti tra cui, nel 1995, il World Press Photo, primo premio sezione Daily Life, nel 1996 il Kodak Young Photographer Award e nello stesso anno partecipa al Master Class del World Press Photo, nel 1997 vince il primo premio al Festival Internazionale del fotogiornalismo a Gijon, Spagna.

Nel Gennaio 1997 pubblica, in collaborazione con AVSI, Bambini, un libro sull’Infanzia in circostanze difficili in Bosnia, Romania e Uganda.

Il suo lavoro è stato esposto in mostre personali e collettive in Italia e all’estero.

Collabora regolarmente con le più importanti testate italiane ed internazionali.

“Il tema che mi era stato affidato era sull’Educazione: asili, centri di educazione nutrizionale, corsi di formazione, scuole specializzate, un compito non facile. A Belo Horizonte mentre fotografavo il terzo asilo della giornata, mi sono fermato a riflettere sullo svolgimento del tema. Non riuscivo a concepire un servizio fotografico sull’educazione attraverso una processione di asili puliti e volti felici.

Mi sono messo, quindi, alla ricerca del contesto sociale in cui quegli asili e quelle scuole erano inseriti: le strade, le baracche e le favelas dove i bambini, i ragazzi e le loro famiglie vivono.

Le 31 immagini di Jardim Felicidade sono un percorso che porta dalla realtà del dato sociale alla proposta educativa ed all’impegno di solidarietà.

Il mezzo percorso è il colore. Non un colore qualsiasi, ma quello del Brasile. I problemi tecnici non sono stati indifferenti: impossibile fotografare in esterni in pieno giorno, una luce abbacinante, eccessiva. Mi dedicavo allora agli interni, ma di primo mattino e nel tardo pomeriggio le condizioni erano ideali, la luce radente, calda, straordinaria.

Questa luce pervade le foto, cariche di un senso di sospensione tra cielo e terra. Nelle persone e nelle cose c'è, infatti, una fisicità più presente, più forte della nostra, ma c’è anche il cielo, più grande e avvolgente di quello cui noi siamo abituati. Un cielo che si riflette in tutti attraverso un profondo senso di mistero. Cielo e terra, carnalità e spiritualità sono elementi che convivono a stretto contatto”.



Paolo Pellegrin

 

 

 

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Ultimo aggiornamento del sito effettuato  il: 15 maggio, 2008