stelline.gif (2987 byte)

In questi anni la vita di molti bambini è cambiata.

EDUS  Ong - Organizzazione Non Governativa riconosciuta
dal Ministero degli Esteri (MAE)

Membro del network AVSI International

 

 
  

   CHI SIAMO  Progetti  Emergenza   Adozioni a distanza    YouTube Edus 
Iniziative  Fund raising  Stampa  Foto EDUS  
Che fare sul sito  News Edus 


Documenti per la stampa > 1. Comunicato stampa / 2. PDF delle locandine

 

LA FELICITA' POSSIBILE!
I bambini delle favelas
2-14 febbraio 2009

 

Edus propone la MOSTRA FOTOGRAFICA


"LA FELICITA' POSSIBILE: I BAMBINI DELLE FAVELAS"

 

Dal 2 al 14 febbraio 2009 presso la sala espositiva di
Piazza Dante Palazzo della Regione

Orario continuato dalle ore 09.00 alle ore 20.00 - INGRESSO LIBERO

 

 

“La felicità possibile: i bambini delle favelas”, è il tema della mostra fotografica che l’organizzazione non governativa Edus – Educazione e Sviluppo – propone dal 2 al 14 febbraio con orario continuato dalle 9.00 alle 20.00 negli spazi espositivi situati a piano terra del Palazzo della Regione (ingresso da piazza Dante a Trento).

 

Le immagini documentano la realtà delle famiglie che popolano le baracche della megalopoli brasiliana di Belo Horizonte, che l’alluvione del 1977 costrinse a cercare rifugio in una chiesa. Cessate le piogge, quando il fiume ritornò al suo livello normale, le famiglie rientrarono nelle favelas e un’infermiera, Rosetta Brambilla, iniziò ad andarle a trovare.

 

Da allora le baracche divennero qualcosa di più di un punto di incontro tra chi chiede aiuto e chi lo offre, perché Rosetta, insieme a don Pigi Bernareggi, missionario in Brasile dal 1962, e a decine di persone dell’Avsi (Associazione volontari per il servizio internazionale), diede vita negli anni ad opere d’assistenza, asili, scuole, dispensari, corsi di formazione e d’igiene, ma soprattutto ad una rete di relazioni umane e sociali capaci di dare senso al vivere anche in una situazione degradata come quella delle favelas.

 

Tutto ciò è documentato dalle immagini fissate dal fotografo meranese Fabrizio Arigossi che, lungi dall’offrire in questa mostra un reportage “distaccato”, rende visibili le caratteristiche dell’esperienza educativa e di condivisione portata avanti da Avsi con i bambini e le famiglie di Belo Horizonte: la centralità della persona, il fare insieme, la positività. Inoltre i pannelli raccontano con le parole di Rosetta Brambilla e di altri volontari, la nascita e lo svilupparsi delle iniziative nate da questo singolare approccio umano nelle favelas di Belo Horizonte, iniziative riunite sotto la sigla “Obras educativas Padre Giussani”.

 

 

 

 

PHOTO GALLERY DELLA PRESENTAZIONE

 

2 febbraio 2008 ore 18.00 inaugurazione della Mostra fotografica.

Partecipa Fabrizio Arigossi (autore delle foto) e Lia Giovanazzi Beltrami Assessore alla solidarietà internazionale e alla convivenza
 

 

                  

 

 

I BAMBINI DELLE FAVELAS

 

«Tutto cominciò con l’alluvione del ’77: le poche famiglie che c’erano allora le avevano alloggiate in chiesa finché il fiume ritornasse al suo livello normale. Quando le famiglie, passate le piogge, sono ritornate nelle loro baracche, ho iniziato ad andarle a trovare a “casa” loro e da quest’amicizia è nata la “baracca” come punto d’incontro e attività». Rosetta Brambilla, infermiera brianzola da quarant’anni in Brasile, racconta così l’inizio della sua presenza nelle favelas di Belo Horizonte.

La situazione di bisogno è un’occasione che non esaurisce il rapporto fra chi chiede aiuto e chi lo offre. Così, Rosetta, insieme a don Pigi Bernareggi, missionario in Brasile dal 1962, e a decine di volontari di Avsi, ha dato vita negli anni ad opere d’assistenza, asili, scuole, dispensari, corsi di formazione e d’igiene, ma soprattutto ad una rete di relazioni umane e sociali che danno senso al vivere anche in una situazione degradata come quella delle favelas brasiliane.

Questa mostra nasce dall’incontro tra un fotografo meranese, Fabrizio Arigossi, sostenitore dell’attività di Avsi, e l’esperienza in atto a Belo Horizonte. La sequenza d’immagini esposta non è il reportage di un osservatore neutrale, per quanto sensibile. Attraverso il particolare colto dall’obiettivo della macchina fotografica, vuole invece testimoniare un’esperienza di carità che, pur partendo dal bisogno, non si ferma ad esso. La centralità della persona, il fare insieme, la positività: è il “metodo” insegnato da don Luigi Giussani.

 

BELO HORIZONTE

 

Belo Horizonte, capitale dello Stato del Minas Gerais, è stata fondata poco più di un secolo fa secondo un progetto che prevedeva 100 mila abitanti. Oggi, la città, eminentemente industriale, ha una popolazione di oltre 2 milioni e mezzo d’abitanti che supera i 4 milioni se si considerano i municipi della regione metropolitana.

Una parte importante di questa popolazione – oltre il 22% secondo le più recenti stime – vive nella cosiddetta “città informale”, in vilas e favelas, in condizioni molto precarie, dovute all’assenza di infrastrutture, servizi e possibilità d’accesso al lavoro.

Abitazioni fatiscenti, alta disoccupazione, reddito insufficiente, disgregazione familiare, instabilità del tessuto sociale: tutto ciò si ripercuote soprattutto su bambini e ragazzi, i più esposti all’abbandono, alla violenza ed allo sfruttamento.

La conseguenza più comune per questi bambini è quella dell’abbandono della scuola per l’entrata precoce nel mondo del lavoro, spesso associata alla vita in «strada». Nella maggioranza dei casi ciò compromette definitivamente per questi bambini la possibilità di studiare ed in seguito qualificarsi professionalmente per emergere dalla loro condizione sociale.

Ecco perché centrale nell’azione di Avsi è il sostegno ad opere educative. I cartelli che seguono documentano, attraverso le parole di Rosetta Brambilla e di altri volontari, la nascita e lo svilupparsi di queste opere nelle favelas di Belo Horizonte, attualmente riunite sotto la sigla “Obras educativas Padre Giussani”.

 

LE CRECHES

 

Sono quattro gli asili (creches) dell’Obras Educativas Padre Giussani attivi attualmente nelle favelas di Belo Horizonte. L’asilo “Etelvina Caetano de Jesus” nacque nel 1978, sotto un semplice tendone. Seguirono, negli anni successivi, le creches “Jardim Felicidade”, “Dora Ribeiro” e “Gilmara Iris”.

«Il lavoro educativo comprende momenti d’incontro, visite alle case, gite, laboratori, feste con la partecipazione delle famiglie e di tutte le persone della comunità che lo desiderano.

Per le mamme l’asilo è diventato nel tempo un punto di riferimento ed è per tutte loro un luogo dove si possono incontrare amici, conversare, imparare e costruire. Fin dai primi anni si è loro offerta l’opportunità di imparare ad accudire i figli e la casa partecipando alle attività dell’asilo. Oltre ad imparare a lavare, stirare e spazzare, hanno scoperto che potevano ed erano capaci di dialogare, coccolare e accarezzare i propri figli».

 

(Helena Perdigão, ottobre 2004)

 

CASA NOVELLA

 

Fra la fine del 2001 e l´inizio del 2002, l’Associação Creche Jardim Felicidade ha costruito nel bairo “Jardim Felicidade" il Centro "Casa Novella", una struttura d’accoglienza per bambini abbandonati o in situazioni di rischio.

«In casi d’emergenza, il poter offrire rapidamente un aiuto e un sostegno materiale e psicologico è di fondamentale importanza e l’allontanamento provvisorio dall’ambito familiare, a volte, può rappresentare l’unica possibilità di sopravvivenza per questi bambini.

Il lavoro con le famiglie è un lavoro impegnativo, non privo d’insuccessi, di passi avanti e poi di ritorno al punto di partenza, ma vale la pena sempre, perché significa valorizzare e rafforzare ciò che le persone hanno costruito, la loro storia, le relazione esistenti, cioè quel tessuto sociale e quell’insieme di esperienze che costituiscono il loro patrimonio di vita».

(Rosetta Brambilla, dicembre2002)

 

CENTRO ALVORADA

 

Il Centro Alvorada è sorto nel 1998 con lo scopo di offrire un luogo educativo per bambini, giovani e adolescenti del quartiere Jardim Felicidade.

Oggi, ospita 240 adolescenti dai 6 ai 15 anni ed offre, oltre ad un aiuto scolastico, laboratori di teatro, musica, informatica, arte su legno e attività ricreative. Il Centro Alvorada si prende cura, inoltre, di altri 78 giovani da 15 fino ai 18 anni che sono accompagnati ed introdotti nel mondo del lavoro.

«Il Centro socio-educativo Alvorada è nato dall’amicizia fra cinque professori e alcune famiglie, che volevano poter offrire continuità stabile al lavoro educativo svolto dall’Asilo Jardim Felicidade.

Non è stato pensato come “un progetto a tavolino”, ma si è sviluppato rispondendo alle esigenze che bambini e famiglie evidenziavano. Oltre al doposcuola,  sono così nate attività differenziate come i laboratori di teatro, musica e danza per accompagnare i giovani nella riscoperta del bello e della tradizione, l’officina di falegnameria per insegnare l’ordine e l’importanza del lavoro manuale, il laboratorio di informatica e la biblioteca per assaporare il gusto del conoscere, il cinema e lo sport per imparare a divertirsi.

Dal 2003, attraverso il progetto “Adolescentes Trabalhadores” del Banco do Brasil, il Centro Alvorada ha iniziato ad accompagnare circa 100 giovani di 16-17 anni nell’avventura dal primo lavoro; rinsalda le motivazioni, offre sostegno nelle difficoltà del lavoro e aiuto scolastico».

(Cristina Soffiantini, ottobre 2007)

 

LA PRIMA CARITÀ È L’EDUCAZIONE

«L’accoglienza in contesti caratterizzati da povertà, rappresenta non solo una soluzione per bambini, ma si traduce in un’esperienza educativa per la comunità intera che spinge nel tempo a ridare al nucleo famigliare un’identità precisa e quindi una solidità».

(Rosetta Brambilla, Dicembre 2002)

 

«Fin dall’inizio delle creches lo sguardo al bambino si è sempre rivolto anche all’ambito educativo al quale appartiene, che è la famiglia, anche se molte volte non sapeva affrontare il proprio compito o avesse bisogno dell’aiuto di qualcuno per scoprirlo. Durante il cammino di questi anni il poter partecipare del cambiamento di rapporto, assistendo al miracolo di madri che cominciavano ad occuparsi dei loro figli perché vedevano com’erano trattati ed amati nella creche, ci ha sempre più convinti che questo è il cammino certo».

(Rosetta Brambilla, S. Natale 2003)

 

LA CARITÀ SARÀ SEMPRE NECESSARIA

 

Quando c'è qualcosa di bello in noi, noi ci sentiamo spinti a comunicarlo agli altri. Quando si vedono altri che stanno peggio di noi, ci sentiamo spinti ad aiutarli in qualcosa di nostro. Tale esigenza è talmente originale, talmente naturale, che è in noi prima ancora che ne siamo coscienti e noi la chiamiamo giustamente legge dell'esistenza.

 

Questa “spinta” verso la carità non è qualcosa di esteriore a noi, come un dovere, ma qualcosa che coincide con noi stessi: siamo fatti così, abbiamo questa struttura. Questo darsi, questo comunicarsi, questo interessarsi all’altro, fa parte della nostra natura così come la sorprendiamo nell’esperienza.

 

“Ti ho amato con un amore eterno e ho avuto pietà del tuo niente”

(Geremia)

 

La vera carità è questo entrare, questo condividere il nostro nulla da parte del Figlio di Dio.

La carità non è una generosità: la generosità parte da quello che a noi manca, che vogliamo riempire con qualcosa, e prima o poi ci stanchiamo. La gratuità, invece, parte da quello che sobbalza nel nostro cuore, da quello che ci riempie, da quello che trabocca di quello che noi riceviamo a nostra volta.

Se noi non allarghiamo la nostra ragione per essere disponibili a cogliere, a sorprendere, a lasciare venire fuori veramente il bisogno dell’altro, ci sembra sempre che ci debba essere qualcuno che ci dice cosa dobbiamo essere o qual è il nostro vero bisogno. Se non ci rendiamo veramente disponibili ad ascoltare, ad accogliere il vero bisogno, come possiamo non imporre la nostra misura?

Soltanto condividendo ci rendiamo conto che «non siamo noi a farli contenti.

(Julián Carron)

 

Il nostro bisogno è essere contenti, il nostro vero bisogno è la felicità. L’unica vera giustizia piena è quella che corrisponde alla nostra esigenza di pienezza; qualsiasi altra idea di giustizia è riduttiva. Perciò andare fino in fondo è come capire di più noi stessi, la realtà e il bisogno che abbiamo noi, e che hanno gli altri, dell’unica risposta, di che cosa mi corrisponde, perché attraverso questa condivisione, attraverso l’impotenza del mio tentativo, io capisco che quello di cui hanno bisogno è quello di cui ho bisogno io: Cristo.

(Julián Carron)

 

«La carità sarà sempre necessaria, anche nella società più giusta. Non c’è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell’amore. Chi vuole sbarazzarsi dell’amore si dispone a sbarazzarsi dell’uomo in quanto uomo”.

 

(Benedetto XVI, Deus caritas est, n. 28)

 

Gesù non ha guarito tutti gli ammalati del suo tempo: avrebbe potuto farlo, aveva la possibilità di farlo e non l’ha fatto.

Quando sentiamo la nostra impotenza nel rispondere a tutti, non dobbiamo scoraggiarci, perché neanche Lui, che poteva farlo, l’ha fatto. Quando rispondiamo, quello che possiamo fare è come un segno attraverso cui portiamo tutto.

Quello che a noi tante volte manca è vedere nel particolare, nel gesto concretissimo, la totalità. Per rispondere al bisogno Gesù ha fatto, a volte, dei miracoli; attraverso quei segni era come dicesse: «Guardate che ci sono io. Guardate che la realtà è più grande di quello che voi avete in testa, e non siete da soli con il vostro nulla: ci sono io qui». Questo rispondeva molto di più al vero bisogno, perché rispondendo al bisogno concreto, rendeva presente quella Sua presenza, che era la risposta totale.

 

(Julián Carrón)

 

RINGRAZIAMENTI

 

Le foto esposte sono state scattate da Fabrizio Arigossi a Belo Horizonte e San Paolo in occasione di due viaggi in Brasile nel gennaio 2005 e nel febbraio e marzo 2007.

Le citazioni di don Luigi Giussani sono tratte da “Il senso della caritativa”(1° ed. Milano, 1961); quelle di don Julián Carrón si riferiscono all’intervento all’assemblea dei responsabili delle Tende Avsi 2006/2007 e degli Avsi Point, tenuta a Milano il 18 novembre 2006.

 

Hanno collaborato:

 

Fabrizio Arigossi, Antonio Battistella, Emanuele Beltrami, Alice Bertoli, Costanza Giatti, Gottardo Giatti, Martin Götsch, Neide Lima de Oliveira, Giuseppe Marzano, Annamaria Mendola, Franco Pedranz, Nicola Properzi, Cristina Soffiantini, Marco Stefanini, Roberto Vivarelli

 


 

MODALITA' PER SOSTENERE I PROGETTI EDUS IN BRASILE

 

Unicreditbanca
c
/c n. 4581604 presso Unicreditbanca - Sede di Gardolo - Trento intestato a  EDUS - Educazione e Sviluppo

Codice IBAN  IT 36 W 02008 01803 000004581604

Banca di Trento e Bolzano
c/c  n.
n. 4461025  Banca di Trento e Bolzano - Via Mantova,19  38100 Trento  intestato a EDUS - Educazione e Sviluppo

Iban  IT 42  E032 4001 8010 0000 4461 025

Versamento tramite bollettino postale c/c n. 53444543 intestato a Educazione e Sviluppo - EDUS. Il versamento può essere effettuato presso qualsiasi sportello delle poste italiane.

Donazioni on line:

CLICCA QUI per sostenere le opere di Edus e don Guido Zendron

 

   

 

 

  Testimonianze    Mostre Edus    Convegni Edus   I nostri link     Link amici Link sostenitori

 Servizio Civile  Firma il libro degli ospiti Demo Dynamic HTML: esempio pratico Tra i tuoi preferiti! Cosa dicono i nostri visitatori

 

  Guida al sito

 

EDUS - Educazione e Sviluppo Via  Zambra 11 - 38100 Trento CF 96029230222l  Mail  Tel +39 0461 407020 - Fax +39 0461-407024
Per informazioni telefoniche sulle adozioni a distanza +39 0547/360811

Contribuisci alla nostra opera (donazioni in denaro, le nostre banche, dona on line,etc): Scopri come!

Trattamento dei dati - Privacy Disclaimer

 

Donazioni on line:  scegli il progetto che vuoi tu!

Ultimo aggiornamento del sito effettuato  il: 17 luglio, 2010