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pubblicato
il 22 ottobre 2003
“I bambini
rappresentano la parte più vulnerabile della popolazione
civile e l’esperienza terribile delle crudeltà della
guerra causa un trauma psicofisico che può condizionare
irreversibilmente il loro processo di crescita. Di questo
ne è convinta AVSI, che dal 15 al 17 ottobre ha
partecipato a Firenze (Istituto degli Innocenti) al primo
seminario nazionale di formazione sul monitoraggio e la
valutazione dei progetti a favore dell’infanzia e
dell’adolescenza in situazioni di conflitto armato.
Lucia Castelli di AVSI, pediatra, da molti anni in Africa,
responsabile progetti psicosociali per i bambini
traumatizzati dalla guerra in Uganda, ha presentato il
primo “caso di studio e approfondimento” del seminario: il
sostegno al processo di reintegrazione degli ex bambini
soldato nell’Uganda del Nord.
Castelli, infatti, lavora ormai da tempo a Kitgum, nel
Nord del paese, dove da anni è in corso un’interminabile e
sanguinosa guerriglia che terrorizza i villaggi, rapendo
bambini che vengono poi obbligati con la forza a marciare,
imbracciare fucili, uccidere, spargere terrore.
Se riescono a scappare e ritornare ai loro villaggi,
bisogna aiutarli a ricostruire il nucleo famigliare;
bisogna promuovere il reinserimento sociale con la ripresa
delle attività di routine, come scuola, gioco, lavoro. E’
necessario sensibilizzare la gente che li circonda,
insegnare un metodo agli insegnanti che possano così
aiutarli, prendersi cura di loro, in modo che piano piano
ritornino a una vita normale. A una vita da bambino.
Il seminario ha approfondito anche altri temi: si è
discusso dei problemi socio-sanitari di emergenza per la
protezione e l’assistenza dei bambini vittime della guerra
in Bosnia, presentando un progetto della Cooperazione
Italiana; è stata affrontata la tematica relativa al
traffico di esseri umani, in particolare donne e minori,
esistente in Africa; si sono pensate linee guida e
strategie comuni da adottare e perseguire per dare vita,
sempre di più, a un mondo “a misura di bambino”.
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