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In questi anni la vita di molti bambini è cambiata.

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APPELLO: EMERGENZA UMANITARIA AD HAITI

 

Più di 50 le vittime della rivolta e migliaia le persone senza cibo sull'isola di Haiti.
La situazione più drammatica la sta vivendo la popolazione del Nord, zona in mano ai ribelli e completamente isolata dal resto del Paese, che sta scivolando rapidamente nella catastrofe.
Nelle regioni settentrionali manca tutto. Manca l'acqua, manca il cibo, manca l'elettricità. Le strade sono barricate, le comunicazioni telefoniche interrotte, la situazione sanitaria fuori controllo.
Sono 260 mila le persone che necessitano di cibo, tra cui 80 mila bambini. Persone già in condizioni precarie prima dell'inizio della guerriglia a causa di un succedersi terribile di siccità e inondazioni.

Per far fronte a questa emergenza umanitaria, AVSI, presente sull'isola con ufficio e rappresentante dal 1999 con diversi progetti in corso, ha messo a disposizione un conto corrente bancario sul quale è possibile effettuare delle donazioni necessarie per acquistare generi di prima necessità, vitali e indispensabili per la popolazione del Nord.

 

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IL PAESE: Ex colonia francese, Haiti è stato il primo paese dell'America Latina a ottenere l'indipendenza, nel 1804, abolendo la schiavitù. Dal 1915 al 1934 è stata occupata dagli Usa.

Nel '57 è iniziata la dittatura della famiglia Duvalier, rovesciata nell'86.

L'INIZIO DELLA RIVOLTA: Le proteste contro il presidente Jean-bernard Aristide, deposto due volte in passato da colpi di Stato Militari, sono iniziate nel 2000, anno in cui è stato ricondotto per la terza volta al potere.

I TIMORI ODIERNI: Le elezioni del 2000 sono state cntestate dall'opposizione che oggi teme nuove frodi nel voto del 2004. L'opposizione è tuttavia frantumata, senza veri leader né un programma unitario.

NUMERI: Superficie 27.750 km; Popolazione 7.527.800; Aspettativa di vita 52 anni; Mortalità infantile 7,6%: Malati di AIDS 6,1%: Analfabeti 47,1%; Pil pro capite 1.400 $; Popolazione sotto soglia povertà 80%.

  

CRONACA DEL 17.02.04 ore 17,30 locale (-6)

Mentre i gruppi armati ribelli (parola che con l'altra « assaillants » non esisteva nel vocabolario haitiano ed era una triste « prerogativa » di molti paesi africani ma non qui malgrado la storia violenta di questo paese) continuano ad avanzare alla conquista di diverse cittadine del nord del Paese (nel pomeriggio si è sparso il panico quando, voce non confermata, sembrava che fossero già alle porte di Cap Haitien come avevano promesso) e tra queste quella di Hince che spezza ancora di più il paese bloccando anche l'altra strada, limitrofa alla frontiera per accedere nel Dipartimento del Nord Est e tutto questo non senza gravi violenze come hanno riportato alcune fonti, la CARICOM in particolare, con dietro a se il supporto di Stati Uniti e Canada, ha annunciato il suo foglio di marcia in modo netto e forse chiaro come non mai.

Lo ha detto il Coordinatore delle Nazioni Unite in Haiti, il maliano Adama Guindo nell'ambito della riunione settimanale con le ONG e le cooperazioni internazionali. La CARICOM condanna tutte le ribellioni armate e violente, chiede ad Aristide di formare immediatamente un nuovo Governo di Unità nazionale, chiede alle Opposizioni di smarcarsi dalla rigidità che impedisce ogni compromesso e partecipare alle nuove iniziative costituzionali per il Paese ed infine sostiene l'invio di una forza internazionale di interposizione. Su questo ultimo punto si è scagliata tutta l'opposione sia quella armata che quella pacifica : nessuno vuole sentire parlare di una forza di interposizione (militare, paramilitare, di poliziotti internazionali ecc.) perchè contribuirebbero a far restare in sella Aristide e addirittura consolidarne la sua posizione. Le opposizioni, infatti, hanno sempre dichiarato che con Aristide al potere non vi era nessuna possibilità di dialogo e per questo chiedono le sue dimissioni da ormai lungo tempo. L'Ambasciatore americano in Haiti ha parlato di « compromesso » storico che viene proposto alle parti per il bene della popolazione. La Francia non disdegna l'invio di un proprio contingente.

Quanto alla situazione umanitaria rimane grave in tutto il nord a causa del blocco di tutte le attività pubbliche e private, commerciali, delle scuole e delle banche. Ci sono dei deplacés (una prima stima ne indica 260.000 tra cui 8.000 bambini) ma è difficile sapere realmente quanti sono, dove sono e in quale situazione ; certamente tanta gente ha fuggito i combattimenti e le zone più pericolose. Martedi il Comitato Internazionale della Croce Rossa non senza difficoltà è riuscito ad arrivare a Gonaives portando dei medicinali e dei kits per i feriti. Un rappresentante del CICR ha sollecitato tutti gli operatori umanitari ad organizzare insieme dei convogli umanitari al fine di « costringere » le parti ad aprire il corridoio umanitario e a renderlo sicuro. Il problema della mancanza di sicurezza anche negli ospedali si fa sentire gravemente ; molte persone non vanno a farsi curare per paura di essere uccisa o di ritorsioni, il personale non ha facile accesso ai centri di cura. In questo senso è stato lanciato, soprattutto alle Agenzie ONU, un appello affinchè pensino in primo luogo a rendere sicuri i luoghi di lavoro in modo che possa essere svolto il servizio in favore della popolazione e che questa abbia libero e sicuro accesso.

Il PAM è stato costetto ad affittare una nave per poter inviare 1200 tonnellate di cibo a Cap Haitien, permangono tuttavia le inquietudini per quanto concerne la distribuzione in luoghi dove non vi è più nessuna autorità a garantire la sicurezza e con la quale si possano discutere i metodi e le strategie per poter far accedere i più vulnerabili agli aiuti umanitari. Nel Paese è stata interrotta la vaccinaziona su larga scala intrapresa dall'UNICEF per la polio e il morbillo. Il FNUAP ha sottolineato il grave problema della rottura di stock degli antiretrovirali per le persone affette da AIDS con tutte le complicazioni che ciò comporta. L'Ambasciata canadese ha annunciato un appello che verrà lanciato nel proprio paese per la raccolta di fondi necessari all'acquisto di materiali d'urgenza. Resta forte la presenza cubana che assicura ad Haiti la presenza di ben 335 medici in permanenza e ha inviato medicinali d'urgenza che copriranno almeno il mese di marzo. Preoccupante la paralisi dell'ospedale universitario di Port au Prince, l'unico che potrebbe prendere in carico un numero importanti di feriti in caso di attacco alla capitale come promesso dai ribelli che oggi si sono dati un nuovo nome « Front pour la Liberation et la Reconstruction d'Haiti ».

 

CRONACA DEL 17.02.04 ore 09,30 locale (-6)

 

La burundizzazione di Haiti. E' quanto sta accadadendo in questo paese dei Caraibi che del Burundi ha pure la stessa superficie. La burundizzazione è cominciata una settimana fa con un gruppo ex amico di Aristide che gli ha voltato le spalle e ha deciso di cacciare il Presidente con la forza.

Ha conquistato la città dell'Indipendenza, Gonaives e gran parte del Dipartimento dell'Artibonite. Il suo portavoce ha dichiarato che abbandoneranno le armi appena nel Paese sarà instaurato un nuovo governo di consenso nazionale senza più Aristide tra i piedi. Intanto a rinforzare i ranghi di questo gruppo armato sono arrivati da Santo Domingo, dove erano in esilio, un forte ex commissario di polizia, tale Guy Philippe, che fu braccio destro di Aristide, con centinaia di soldati e tale Chambelaine, sanguinario militare che faceva il bello e il cattivo tempo durante la dittatura militare di Cedras. Sono apparsi sugli schermi delle televisioni nazionali ma soprattutto su quelle internazionali dichiarando che il prossimo obiettivo sarà la conquista di Cap Haitien, seconda città per importanza del Paese e poi marceranno su Port au Prince per destituire Aristide.

Ritornano i militari, quindi, in un paese che non ha esercito dopo che che Aristide di ritorno nel 1994 dal suo esilio per aver subito un colpo di stato militare, lo abolì dando maggiori poteri alla polizia, divenuta politica e pluripotenziaria. Sono pesantemente armati, arrabbiati, vestiti in uniforme e dichiarano ad alta voce i loro obiettivi senza paura. Così dicendo hanno conquistato un'altra importante città del Dipartimento del Centro, Hince, a cui il governo non ha ancora detto se e come reagirà. Parrebbe che l'impreparazione della polizia e la sua mancanza di formazione e strategia, davanti a questi avvenimenti potrà ben poco per arrestare la marcia dei ribelli. Il comandante della polizia di quella regione, infatti, ci ha rimesso la vita durante l'attacco. Tutto esattamente come in Burundi nei suoi tempi peggiori che preparavano uno stato di guerra che solo oggi, dopo più di 10 anni, sta forse avviandosi ad una soluzione.

Il Comitato Internazionale della Croce, intanto, ieri ha potuto portare un camion di medicinali a Gonaives mentre tutto il nord continua ad essere isolato. Le Nazioni Unite hanno avviato i contatti necessari per cercare di ottenere l'apertura di un corridoio umanitario al fine di raggiungere le popolazioni del nord che da ormai due settimane sono isolate ; magazzini e banche chiuse così come le scuole, edifici pubblici e privati incendiati e stock di cibo svuotati da non troppo anonimi banditi. 260.000 gli sfollati tra cui 8.000 bambini.

 

CRONACA DEL 13.02.04 ore 12,30 locale (-6)

 

Si è manifestata la prima emergenza umanitaria in Haiti ad una settimana giusta dai primi attacchi armati nel nord del Paese che è rimasto isolato e irraggiungibile. Sarebbero infatti 260.000 le persone che necessitano di cibo, tra cui 80.000 bambini. Si tratta di persone per altro già in crisi d'alimentazione ancora prima dello scoppio della guerriglia che non ha fatto altro che aggravare la loro situazione : siccità in alcune zone e paradossalmente inondazioni in altre hanno reso il nord di Haiti un vero inferno.

Al momento nessuno è riuscito ancora ad arrivare fin lassù, il PAM ha chiesto la sicurezza necessaria per poter accedere al nord ed assolvere al suo compito di distribuire cibo. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa non ha avuto ancora modo di entrare nelle cittadine di Gonaives e di St Marc che restano i due focolai della rivolta, anche se St Marc è ritornata nelle mani della polizia. Le NU hanno instaurato la fase 4 (evacuazione di tutto il personale espatriato) per la città di Gonaives che resta in mano ai ribelli ; la fase 3 (evacuazione del personale non indispensabile e le famiglie) per tutto il Dipartimento dell'Artibonite. Il resto del Paese, compresa la capitale, resta in fase 2 di massima allerta. Cap Haitien e tutta la zona di referenza, è senza elettricità ormai da diversi giorni e senza carburante.

Scuole, banche e commerci sono chiusi. Scarseggia il carburante anche a Les Cayes, nel sud paese malgrado che non sia ancora stata toccata dall'ondata di violenze. Stamane delle barricate sulle principali strade impedivano l'accesso delle auto in capitale ciò che ha provocato un'ondata di traffico che ha impiegato tutta la mattinata per esaurirsi. Le comunicazioni stradali e telefoniche sono interrotte con il nord del Paese. L'emergenza sanitaria potrebbe profilarsi nelle prossime ore a causa degli ospedali non più in grado di funzionare e al personale che non può accedervi.

Si attende stassera il risultato degli incontri di Washington tra la Caricom e i funzionari dell'amministrazione americana e canadese che sarebbero dell'avviso di inviare una polizia internazionale al fine di ristabilire l'ordine nel paese. Il partito del Presidente Aristide si è detto d'accordo con la proposta, rifiutata invece dall'Opposizione poichè andrebbe a consolidare il suo potere. Alla base di Guantanamo, a Cuba, gli USA hano preparato 50.000 posti per accogliere eventuali rifugiati da Haiti.

 

CRONACA DEL 10.02.04 ore 17,30 locale (-6)

 

Oltre sessanta tra Ambasciate, ONG, Cooperazioni Internazionali hanno partecipato oggi pomeriggio nella sede del PNUD di Port au Prince alla riunione di informazione sulla crisi di Haiti organizzata in occasione della visita dei funzionari di OCHA, il dipartimento d'emergenza delle Nazioni Unite. E' stata l'occasione per fare il punto della situazione nel paese. Anche se la notizia dell'ultima ora non era ancora conosciuta. Poco fa, infatti, un dispaccio della Reuters annuncia che sono in corso delle trattative ad alto livello per immaginare qualchecosa di più profondo, importante e di più consistente per far uscire dalla crisi questo Paese. Da qui passa necessariamente un cambiamento in grande stile.

La lettura che ne viene fatta qui è che il Presidente potrebbe dimettersi e partire, magari di notte, come fu per precedenti presidenti dimissionari nel corso della storia travagliata di Haiti. Quanto alla situazione del paese, la comunità internazionale la definisce critica e, allo stesso tempo, ancora abbastanza incerta. Insomma potrebbe essere l'inizio di qualcosa di più tragico salvo ovviamente decisioni importanti dell'ultima ora. In ogni caso è chiaro che esiste un conflitto interno almeno nel Dipartimento dell'Artibonite dove la città di Gonaives resiste nelle mani dei ribelli, è il quadro giuridico che fa il Comitato Internazionale della Croce Rossa pur riservandosi ancora la decisione di una comunicazione ufficiale.

Gravi problemi sono stati registrati per tutta la giornata nel Nord, a Cap Haitien. Gli espatriati di diverse organizzazioni sono stati fatti evacuare, i commerci sono chiusi e la gente chiusa in casa. Manca ormai la benzina. Rimane l'incertezza di cosa possa accadere nelle zone « occupate » dalla ribellione soprattutto da un punto di vista sanitario allora che i servizi dello stato in questo settore sono piuttosto disastrosi. In queste zone, infatti, non è chiaro chi sia l'interlocutore anche per assicurare la protezione agli aiuti umanitari dato che il CICR ha già avuto delle difficoltà a rendersi in crte zone per constatare i fatti accaduti. Cuba ha già annunciato l'invio di grandi quantità di medicinali. Quasi tutte le attività e i progetti sono stati sospesi in attesa di comunicazioni meno difficili e dell'evoluzione della situazione.

A Saint Marc la polizia ha ripreso il controllo totale della città. All'ospedale locale sarebbero arrivati otto feriti di cui tre sono deceduti dopo un primo intervento. Non è chiaro se si tratta di feriti da arma da fuoco. La situazione è cangiante che non permette ancora un'analisi chiara, per questo motivo gli attori dell'aiuto umanitario si incontreranno ogni settimana per fare il punto della situazione e prendere le dispoosizioni necessarie almeno fintanto che perdura lo stato di crisi. Il Dipartimento di Stato Americano ha confermato che non esclude le dimissioni di Aristide e dice che comunque non interverrà militarmente nel paese. A Jacmel oggi si è tenuta una grande manifestazione di studenti che hanno chiesto ancora le dimissioni del Presidente. Le bande armate del presidente hanno perturbato la manifestazione con tiri da arma da fuoco a cui gli studenti hanno risposto con lancio di pietre.

 

CRONACA DEL del 9.02.04 ore 8,30 locale (-6)

 

La polizia ha ripreso, dopo una giornata di combattimenti, i commissariati di Saint Marc nel nord e quello di Grande Goave sulla strada del Sud. Lo ha fatto con l'aiuto delle bande armate al soldo del governo di Aristide che poi si sono vendicate sulla popolazione che aveva sostenuto il movimento di rivolta. Il Primo Ministro si è recato sul posto per affermare la presenza dello Stato. Ciò ha provocato un duro documento del Dipartimento di Stato americano che ha affermato, tramite il suo portavoce cha ha incontrato i giornalisti a Washington sulla crisi in Haiti, che troppo sovente il regime di Aristide è stato all'origine dei disordini nel Paese. Un primo monito della Casa Bianca all'inquilino del Palazzo Nazionale di Port au Prince, forse che gli americani incomincino a sentire il peso di Aristide sulla crisi nella regione e si preparino ad abbandonarlo ? Ciò non toglie che oggi non esiste ancora una soluzione all'eventuale partenza anticipata del Presidente ciò che rende le cose più complicate e il futuro incerto. Poche settimane fa Aristide aveva promesso all'uscita da un incontro di mediazione della CARICOM di voler disarmare le bande che la Presidenza arma e paga per difendersi e difenderla. Durante un'intervista l'altro giorno alla CNN Aristide aveva affermato che alcuna banda armata era al servizio del governo.

Questa situazione sta favorendo ancora una volta l'innalzamento della tensione nel Paese. A Les Cayes, nel sud, sono le Chimere armate del Presidente e le sue Organizzazioni Popolari che mantengono alta le pressione psicologica sulla popolazione affinchè non scenda nelle strade. Frugano nelle case per cercare armi e alcuni giornalisti indipendenti sono stati obbligati a nascondersi perchè minacciati di morte. Secondo le radio locali resta alta la tensione nelle terza città del Paese, appunto Les Cayes. Ma la situazione più preoccupante è registrata nel Nord. Forti disordini sono in corso nella seconda città del Paese, Cap Haitien, dove si affrontano i partigiani e gli oppositori del Presidente. Tutte le stazioni radio sono state chiuse, molte prese d'assalto e sono stati registrati diversi atti di intimidazione e di vandalismo generalizzato ; case, locali ed edifici pubblici sono stati dati alle fiamme. Anche dalle parti di Port de Paix la situazione sta peggiorando, ieri a St Raphael e a Dondon la popolazione ha messo in fuga i poliziotti dei locali commissariati. Dopo poche ore la polizia ha ripreso il controllo della situazione. In tutto, da poco meno di una settimana in cui la situazione si è infiammata in Haiti, si contano una quarantina di morti. Tra gli altri, sei giovani sono stati giustiziati domenica nella più grande bidonville del Paese, Citè Soleil, alle porte della Capitale.

Si tratta di sei ex sostenitori del Presidente colpevoli di essere passati nei ranghi dell'Opposizione e per questo giustiziati dai capi banda della bidonville. Un amico che riceve e legge questi bollettini e che fu in Rwanda prima, durante e dopo il genocidio, mi ha scritto che rivede nella situazione odierna di Haiti la stessa che fu alla vigilia della tragedia che insanguinò il paese africano dieci anni fa. Un esperto indipendente in diritti umani, lungamente intervistato a TV5 ha affermato che Haiti è sull'orlo della catastrofe umanitaria invitando la comunità internazionale a prepararsi soprattutto in ambito sanitario. Kofi Annan ha detto che l'ONU si prepara ad aumentare la propria implicazione nel Paese senza per altro lasciar trasparire di cosa si tratta. La CARICOM sarà in settimana a Washington per un incontro con degli esperti dell'amministrazione Bush sulla crisi haitiana. Il Presidente Aristide tace mentre si leva alta la voce, un pò da tutte le parti, affinchè lasci il potere per evitare un bagno di sangue.

Per altro, ieri, nella città di Gonaives sempre nelle mani dei ribelli, un gruppo di sostenitori di Aristide ha rimesso le armi e molte manifestazioni antigovernamentali sono state organizzate in quel Dipartimento. Focolai di rivoluzione si registrano un pò dappertutto. Ieri nella Capitale e nella vicina cittadina di Petion Ville la polizia ha pattugliato le strade e perquisito auto, camion e bus alla ricerca di armi ; alcuni Commissariati sono stati meglio protetti nel timore di assalti. L'Opposizione dei 184 e della Piattaforma della Società Civile ha preso la parola solo per dire che la situazione è grave e che essa prende le distanze da ogni azione violenta che è stata perpetrata nel Paese non riconoscendosi in quella strategia. La manifestazione annullata domenica scorsa è programmata per giovedi di questa settimana ma restano forti inquietudini sugli sviluppi a cui potrebbe portare. Il paese è ancora diviso, impossibile accedere verso nord dove strade e ponti sono stati distrutti ; si registra già una diminuzione dei prodotti agricoli che affluiscono in capitale dalle province del nord e con esso l'aumento sensibile dei prezzi dei prodotti attualmente disponibili. In questo momento a Jacmel si sta tenendo una manifestazione di studenti. Ricordiamo che le Università del paese sono chiuse ormai dall'inizio di dicembre 2003.

 

CRONACA DELL'8.02.04 ore 19,30 locale

 

La seconda città di Haiti, la città dell'indipendenza, Gonaives, è caduta nelle mani del Fronte di Ribellione Anti Aristide venerdi scorso dopo una giornata di combattimenti tra ribelli e polizia. Ricordiamo che Haiti, con il Costarica non ha un proprio esercito e certi "poteri" sono stati affidati alla polizia. 7 morti e un numero imprecisato di feriti. Il Commissariato dato alle fiamme e una serie di azioni violente hanno fatto da contorno alla giornata. Il Governo ha promesso per la giornata di sabato un'azione forte e rapida della polizia inviata dalla capitale per riprendere il controllo della città. Risultato undici poliziotti morti, tre civili ed un numero ancora imprecisato di feriti.

L'operazione di recupero della città è fallita davanti a poliziotti impreparati, immediatamente caduti nella trappola dei ribelli che li hanno lasciati avanzare nel cuore della città per chiuderli poi in una morsa mortale. I poliziotti sopravvissuti hanno ripiegato dandosi alla fuga. Quello che forse era imprevedibile era l'esempio che altre città hanno immediatamente seguito sull'onda lunga di Gonaives. La città di Saint Marc si è accorta quasi per caso che il Commissariato era vuoto ; i poliziotti infatti se ne sono andati ancora prima che la ribellione arrivasse in città. Come promesso, il Fronte Anti Aristide controlla oggi tutto il Dipartimento dell'Artibonite, tutti i commissariati sono nelle mani della ribellione. In molte città è stata la popolazione stessa a rendersi davanti ai commissariati per "invitare" i poliziotti ad andarsene. Non vi è stata particolare resistenza.

Da registrare tanti edifici pubblici dati alle fiamme, saccheggi di case e uffici così come del porto commerciale di Saint Marc. Difficile, a causa delle comunicazioni quasi impossibili, stabilire la veridicità di certe voci di vendette trasversali che avrebbe cominciato a costellare il panorama triste di Haiti. Si va verso il peggio. La protesta, nella giornata di domenica ha toccato anche le città in direzione sud. Petite Goave e Grande Goave non sarebbero più sotto il controllo dello Stato. Qui la popolazione ha giocato un grande ruolo nello svuotare e poi incendiare i commissariati liberando tutti i prigionieri. Resta il dubbio su Miragoane. A Les Cayes, dove per altro lavora l'altro nostro collega, e a Jacmel altra cittadina importante di Haiti, sono stati oggi i partigiani di Aristide a tenerne il controllo cercando di difenderle dalla ribellione e dalla protesta della popolazione. Per tutto il giorno in queste due cittadine sono state elevate delle barricate incendiate, gli uomini armati a servizio del presidente hanno fatto la ronda per mantenere alta la pressione psicologica per evitare che la gente scendesse in piazza come altrove. Nella capitale le barricate dei sostenitori del presidente hanno bruciato per quasi tutta la giornata ; nella zona "calda" del Carrefour Sud si diceva che questi stessero preparando delle azioni di guerriglia e di caccia all'uomo contro gli oppositori di Aristide. In realtà nessuno, al momento, ha dato notizie che confermassero la messa in atto di questo piano. Certamente la situazione rimane tesa. E al momento attuale non si registra ancora una vera e propria risposta "pane al pane" dei gruppi armati del presidente. Se ci sarà è il baratro della guerra civile ; al momento attuale siamo ancora sul bordo del baratro non senza che azioni di violenza siano state perpetrate. L'Opposione dei 184 e della Piattaforma della Società Civile che non si riconosce nel gruppo ribelle armato del Fronte anti Aristide di Gonaives e si proclama pacifica, ha annullato stamane la consueta marcia di protesta per le vie della capitale. Uno dei loro leader ha letto un comunicato in cui si affermava che la marcia era spostata a giovedi per offrire oggi una giornata di riflessione e di lutto per i morti di Gonaives.

Certamente vero, ma incompleto ; se oggi si fosse tenuta quella marcia sarebbe stato il massacro perchè i sostenitori del presidente non avrebbero potuto sopportarla dopo quanto successo nel nord e probabilmente qualche oppositore seppure pacifico avrebbe potuto aver la tentazione di imitare i ribelli negli attacchi ad uno o più dei tanti commissariati della capitale. Il nord è attualmente tagliato dal resto del paese ; i ribelli infatti hanno distrutto ponti, strade di accesso e persino la pista del piccolo aereoporto per evitare altri tentativi della polizia di riprendere la città. L'attenzione dei ribelli, che già avevano annunciato di voler prendere possesso di tutto il paese, sembra rivolgersi adesso alla quarta città di Haiti, Cap Haitien. La rivoluzione, perchè di questo si tratta, si sta allargando a macchia d'olio di ora in ora.

Oggi il Governo ha tacciuto. L'obiettivo dei ribelli pacifici o armati che siano è sempre e solo la dimissione di Aristide che non si è espresso sulla crisi di questi giorni. I ribelli armati di Gonaives, sono ex amici di Aristide, ex Chimere armate, ex del suo partito Lavalas che gli hanno voltato la schiena dopo che l'uccisione del loro leader Metayer che sarebbe stata, secondo loro, ordinata dal presidente stesso.

Un presidente certamente imbarazzato che questi suoi ex, oggi, usino e proclamano di farlo, le armi che lui stesso ha loro dato negli anni e nei mesi scorsi, per difenersi e per difendere il suo regime così come fece il dittatore Duvalier con i suoi Tontons Macoutes. I ribelli di Gonaives hanno proclamato che comunque non intendono proseguire la guerriglia e rimanere armati, saranno disposti a cedere tutte le armi nel momento in cui il presidente se ne andrà e sarà installato un governo di unità nazionale.

Per ora nessun leader è sulla lista per occupare questo posto. Lunedi mattina si riuniscono in sessione d'urgenza i capi missione delle agenzie delle Nazioni Unite ; c'è l'impressione che si passi dalla fase due alla tre, quella che prevede l'evacuazione del personale non necessario e dei famigliari dei funzionari ed operatori. Questa decisione spetta al Coordinatore delle UN in Haiti, il maliano Adama Guindo. La fase quattro, l'ultima, è l'evacuazione di tutto il personale e l'abbandono del Paese. Martedi è prevista la riunione di sicurezza dei francesi e degli americani, nonchè delle Nazioni Unite con le Organizzazioni Internazionali alla quale siamo invitati. Gli americani in ogni caso hanno già annunciato di favorire ed incoraggiare il rientro in patria dei loro funzionari non indispensabili e di tutti i famigliari.

 Carlo Maria Zorzi

Représentant AVSI Haiti

Port au Prince et Les Cayes

"Condividere i bisogni per condividere insieme il senso della vita." 


Per condividere i bisogni di una persona, è necessario condividere con lei il senso della vita (avere "simpatia" e commuoversi per il suo personale destino); senza di ciò la risposta al bisogno è un gesto di bontà autogratificante, o una strategia politica. 

 

 

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Ultimo aggiornamento del sito effettuato  il: 15 maggio, 2008