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In questi anni la vita di molti bambini è cambiata.

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  SPECIALE INCONTRI AL MEETING

pubblicato l'8 ottobre 2003

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La fame nel mondo

“Siamo davanti ad una situazione inaccettabile. Degli 840 milioni di uomini, donne e bambini che ogni notte in ogni angolo della terra vanno a letto affamati, il 95% vive nei paesi in via di sviluppo”. È il grido disperato lanciato dal direttore generale della FAO, Jacques Djouf, al Meeting di Rimini durante l’incontro sul tema della fame. Presenti anche Giovanni Alemanno, ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Gilbert Bukenya, vice presidente dell’Uganda, Ana Lydia Sawaya, docente dell’Università Federale di San Paolo (Brasile), Stefano Berni, direttore del Consorzio Tutela Grana Padano e Mauro Inzoli, presidente della Fondazione Banco Alimentare che ha introdotto l’incontro.

“Il diritto al cibo è un diritto fondamentale dell’uomo - ha continuato Djouf - Non c’è più tempo da perdere, perché povertà, sottosviluppo e fame procedono di pari passo e l’obiettivo del vertice mondiale dell’alimentazione del 1996, ribadito nel 2002, di dimezzare entro il 2015 il numero degli affamati appare sempre più remoto, a meno che una forte e innovativa volontà politica si concretizzi nel reperimento delle risorse necessarie per un’azione vigorosa e concreta in ogni parte del globo.”

Per il ministro Alemanno c’è un equivoco che sorge tra il sostegno all’agricoltura dei Paesi sviluppati e le possibilità di accesso al mercato dei Paesi in via di sviluppo “...per non essere accusati di favorire la fame nel mondo - ha affermato Alemanno - perché aiutiamo i nostri agricoltori con sostegni interni, è necessario aumentare le possibilità di scambio e di crescita di mercato dei Paesi in via di sviluppo. Ma rifiuto questa sorte di lotte dei poveri in agricoltura. Esistono paesi che esportano derrate alimentari e soffrono la fame al loro interno.”

Tutti d’accordo che insieme, attraverso la FAO è necessario favorire la crescita graduale nei Paesi in via di sviluppo di progetti e di tecnologie che siano vicine alle loro culture alimentari e agricole. Il vice presidente dell’Uganda, Bukenya ha sviluppato il proprio intervento sulla necessità di una giusta definizione del concetto di “sicurezza alimentare”.

“In Africa - ha affermato - non si può essere sicuri di coltivare in modo sufficiente a conservare una parte dei prodotti agricoli. È per questo che l’Africa è malnutrita. Occorre che le piccole e grandi organizzazioni intervengano per favorire l’unione in cooperative dei piccoli produttori agricoli, per favorire il valore aggiunto di una produzione in eccesso...”.

Dello stesso parere il direttore della FAO che ha sottolineato la necessità di una vera volontà, “spesso carente nelle politiche dei governi” per sviluppare le strategie e i programmi con i Paesi coinvolti. Il vice presidente ugandese ha chiesto espressamente a Italia ed Europa di rimuovere gli squilibri di mercato e i sussidi agli agricoltori europei per consentire l’accesso al mercato anche dei paesi africani. Infine è intervenuta Lydia Sawaya che ha descritto le attività svolte nella regione di S.Paolo del Brasile dal Cren, il Centro di sostegno per bambini malnutriti.

In Brasile sono circa 2 milioni le persone che soffrono di carenze alimentari, è urgente quindi un’attenzione particolare, seria e in concerto con tutti i governi. “Se il problema della fame è un problema umano la sua soluzione deve partire dall’uomo - sostiene Sawaya - da un rapporto di condivisione e di amicizia, che aiuti il povero ad uscire dalla sua esclusione sociale”.

La visita in Italia del vice presidente dell’Uganda non si è fermata al Meeting. Bukenya è stato ricevuto dal Papa, al quale ha chiesto di pregare per il suo paese. Trasferendosi a Rimini ha visitato gli uffici di AVSI a Cesena, incontrando Arturo Alberti e tutto il suo staff. La visita di Bukenya è proseguita poi con un lungo incontro con il senatore Alfredo Mantica, sotto segretario per gli Affari Esteri, chiedendo il sostegno, allargato a tutta la comunità internazionale, per il processo di pace in nord Uganda.   

Incontri al Meeting: Un sorriso per andare oltre la malattia

Nel 1996, Andrea di Francesco, medico chirurgo, aveva raccolto un gruppo di amici e colleghi per realizzare un proprio sogno: dare un sorriso a un bambino del Bangladesh.

Con altri chirurghi, oggi, di Francesco sostiene il progetto “Sorriso nel mondo”: ovvero il Santa Maria Sick Center, un centro medico-chirurgico creato in Bangladesh da suore missionarie e visitato ogni anno dai medici volontari. Quest’anno, al Meeting di Rimini, di Francesco è stato uno dei 5 relatori che hanno preso parte all’incontro organizzato da Medicina e Persona sull’approccio alla sofferenza estrema della malattia e della morte. Presente anche Rose Busingye, infermiera ugandese, che ha raccontato la propria esperienza nel lavoro con i malati di AIDS nelle baraccopoli di Kampala.

“Volevo diventare infermiera per aiutare chi soffre - ha detto Rose - però mi sono trovata subito bloccata dal mio limite”. Rose ha parlato di un periodo molto difficile durante gli studi, quando sveniva spesso alla vista del sangue ed era così turbata dalle immagini degli interventi chirurgici da non poter mangiare. “Volevo lasciare tutto perché ero incapace di confrontarmi con la malattia e la sofferenza - ha detto - ma poi ho incontrato un amico che poco alla volta mi ha aiutato a superare le mie paure”.

“Il mio lavoro di infermiera - ha continuato Rose - è di aiutare i miei malati a superare le barriere imposte dalla malattia e dalla povertà. Il mio lavoro è di offrire loro una spalla… Abbiamo sempre paura dei nostri limiti, ma noi siamo questi limiti, e in questi limiti sta la nostra grandezza, perché in questo confronto si rivela la nostra grandezza. Una persona è qualcuno che ha desideri che vanno oltre i limiti, un desiderio di infinito”.
 

Insieme per costruire l’Irak  

Alberto Piatti, direttore generale di AVSI, è stato tra i partecipanti alla tavola rotonda sulla ricostruzione dell'Iraq al Meeting di Rimini. Presenti anche Marco Bardazzi, corrispondente del Corriere della Sera a New York, il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, Mons. Diarmuid Martin, Arcivesco di Dublino e Fiorenso Stolfi, segretario di Stato per gli Affari Esteri della Repubblica di San Marino. Nonostante le difficoltà e i pericoli ancora presenti nel paese, si è sottolineata l'esigenza di un intervento per la ricostruzione.

"Si può e si deve fare - ha affermato Frattini - In un'era caratterizzata dalla mentalità del terrorismo, è più urgente che mai costruire una società che renda possibile la pace”. Alberto Piatti, che ha recentemente visitato il paese per valutare i bisogni e pianificare i prossimi interventi di AVSI, ha messo a fuoco il ruolo dell'educazione in un paese distrutto dalla guerra:

 “Come in tutte le situazioni di post-conflitto, la ricostruzione della società dipende dall'impegno educativo come prima emergenza”. In Iraq AVSI ha previsto un progetto di formazione degli insegnanti e di ristrutturazione di sei scuole elementari. “Scuole in cui i bambini possano ritrovare il senso della normalità - ha sottolineato Piatti - e in cui possano capire che costruire una società allargata alle diversità è possibile. In una situazione apparentemente senza speranza - ha concluso Piatti - ho avuto la possibilità di incontrare persone e visitare progetti che non sono senza speranza. In queste persone troviamo il seme che ci aiuterà a ricucire ciò che la guerra ha strappato".   

Prospettive della Cooperazione

Arturo Alberti, Presidente di AVSI, ha partecipato a un incontro sulle Prospettive della Cooperazione Internazionale, una buona occasione per coinvolgere e interessare i politici ai temi che ci stanno a cuore e per riproporre alla politica (specialmente ai rappresentanti della maggioranza di governo) le esigenze non tanto delle Organizzazioni Non Governative, ma dei popoli che incontriamo nel bisogno. All’incontro erano presenti Giuseppe Deodato, direttore generale della Cooperazione al ministero degli Affari Esteri; Alfredo Mantica, sottosegretario al ministero degli Affari Esteri; Patrizia Paoletti Tangheroni, deputato al parlamento italiano; Fiorello G Provera, senatore della Repubblica italiana, Luca Volontè, deputato al parlamento italiano e Giuseppe Garocchio, consigliere al Comune di Milano e già deputato al parlamento italiano.

"Sono qui non per rappresentare gli interessi di una ONG o di un gruppo di ONG - ha esordito Alberti - sono qui per dare voce alle tante persone che incontriamo ogni giorno nei Paesi poveri che vivono in situazioni caratterizzate dalla mancata soddisfazione dei bisogni umani fondamentali: casa, cibo, salute, educazione, lavoro". In particolare Alberti, rivolgendosi ai politici, ha detto: “L’aiuto allo sviluppo deve diventare una scelta strategica: lo sviluppo è la via per la pace e per la convivenza tra uomini liberi.

E nella strategia dello sviluppo riteniamo che le ONG siano un soggetto importante, significativo, operativo”. Alberti ha inoltre chiesto che venga riconosciuto il valore della presenza delle ONG, una maggiore certezza sui finanziamenti (nella quantità e nei tempi dell’erogazione) e la Riforma della legge 49 del 1987 (che regola la cooperazione allo sviluppo). “Ma soprattutto chiediamo ai politici di non avere paura della libertà e della creatività - ha concluso Alberti - Incoraggiare la libertà e la creatività senza soffocare la vita con enormi lacci burocratici.

Premiare la libertà e la creatività e punire i furbi; ma per contenere i furbi e i disonesti non si deve togliere respiro alla libertà e alla vita. Lo sviluppo richiede una nuova fantasia (Giovanni Paolo II ha chiesto una nuova fantasia della carità) che deve essere incoraggiata e sostenuta. Vogliamo lavorare insieme alle Istituzioni e a tutti i soggetti che possono dare un vero contributo allo sviluppo: Università, Enti locali, imprenditorialità. Ciascuno con un suo compito specifico, tutti uniti da un comune ideale di solidarietà e di amore all’uomo che può cambiare la realtà”.

Provocatorio e costruttivo l’intervento di Alberto Garocchio, che ha concluso l’incontro sottolineando la necessità di “un luogo di dibattito politico”, unico e riconosciuto da tutti, capace di affrontare con decisione e fermezza il problema della Riforma della legge sulla cooperazione.  

EDUCAZIONE AL LAVORO Giovani al lavoro nella falegnameria del COWA in Kenya.

Alla discussione, hanno preso parte anche Antonio Villa, rettore della scuola Domus Mariae di Tarcento, Brigitte Jaboné Affoné Chatou, Giuseppe Forgiarini, titolare dell'Aimer Srl e Carlos Garavelli, presidente della Fondazione Obra Padre Mario Pantaleo di Buenos Aires (Argentina), che opera nella periferia della città occupandosi di servizi alla persona in condizioni di necessità. La sua Fondazione opera in un contesto sociale molto precario e delicato.

 “Il lavoro di AVSI in Brasile - ha affermato Novara, che da dieci anni lavora con AVSI nelle favelas - è iniziato 20 anni fa con lo scopo di rendere abitabili le aree degradate delle favelas attraverso la riabilitazione delle infrastrutture. Se in questo ambito AVSI è diventata un modello, abbiamo però compreso che per entrare nelle favelas non era sufficiente un programma di ricostruzione; per questo ci siamo concentrati nei settori dell'educazione e del lavoro”. Attraverso la formazione professionale e le scuole di mestieri, AVSI ha cercato di offrire ai giovani l'indipendenza finanziaria, una modalità per sostenere le proprie famiglie e migliorare la propria situazione.

Per Garavelli “difficile parlare di lavoro in una zona come quella povera della periferia di una grande città come Buenos Aires, dove solitamente il lavoro non è pianificabile, perché precario e assolutamente non continuativo. Secondo Garavelli è sempre più importante riuscire a trasmettere un concetto di educazione al lavoro come espressione dell’io e non solo come necessità momentanea. "Oggi in Brasile non è più sufficiente lavorare solo sul fronte economico - ha continuato Novara - occorre combattere l'isolamento sociale e lavorare con le persone più svantaggiate che non hanno la possibilità di avere un posto nella società". La persona che viene indicata come "povera" è sempre più spesso una persona che non ha la possibilità di utilizzare i propri talenti e le proprie risorse.  

Etica d’impresa e responsabilità sociale

Arturo Alberti, presidente AVSI ha partecipato a un incontro sull’etica d’impresa e la responsabilità sociale che ha suscitato un notevole interesse nel mondo imprenditoriale. Presenti infatti anche Luca Ferrarini, Gruppo Ferrarini- Vismara, Ernesto Illy, presidente CentroMarca, Grazia Sestini, sottosegretario al Welfare, Vincenzo Tassinari, presidente Coop. Italia e Domenico Olivieri, presidente Sacmi Imola.

 “La nostra organizzazione da anni è appassionata allo sviluppo dei popoli - ha affermato Alberti nel suo intervento - In questo il ruolo delle piccole e grandi imprese è fondamentale. Con la globalizzazione ci sentiamo tutti corresponsabili del destino degli altri uomini. Come ONG cerchiamo una partnership reale con le imprese, non chiediamo solamente.

Nel Terzo Mondo, se si vuole sfuggire a un rapporto assistenziale bisogna educare al lavoro. Noi possiamo collaborare con le imprese a formare il lavoro e a creare una cultura del lavoro. Le imprese nel Terzo Mondo devono fare profitto, ma nel rispetto dei popoli. Con i volontari nei paesi siamo disponibili a fare da mediatori per l’insediamento delle imprese.

Anche grazie ad una recente normativa fiscale che consente la detraibilità totale di questi interventi. È un modo per rendere le aziende protagoniste dello sviluppo del mondo.” Gli imprenditori presenti hanno raccontato le rispettive interessanti esperienze di responsabilità sociale ed hanno colto l’occasione per proporre alcuni suggerimenti al governo italiano.

Grazia Sestini, rappresentante del governo, ha esordito il suo intervento affermando che qualunque impresa è sociale perché dà ricchezza e dà all’uomo la possibilità di lavorare e vivere e, anticipando una iniziativa sulla responsabilità sociale dell’azienda nell’ambito del semestre italiano di presidenza europea, ha sottolineato che:

 “Sta nascendo il nuovo Welfare Mix, in cui al sistema dei servizi partecipa tutta la comunità. Come lo Stato può riconoscerlo? Permettendo la deducibilità degli interventi.”

La casa di tutti i bambini del mondo

All'interno del Villaggio Ragazzi del Meeting è stata allestita la mostra "Questa è la mia casa", realizzata in collaborazione con l'associazione Welcome School, finanziata dalla Fondazione Cariplo, a conclusione di un progetto di educazione multiculturale che ha visto protagonisti i bambini della Scuola La Zolla di Milano. Durante la settimana del Meeting i bambini hanno potuto visitare la mostra e fare i loro disegni sul tema della casa.

Ogni giorno, interessanti testimonianze e grandi incontri durante l’appuntamento "I bambini incontrano AVSI" , dove diversi collaboratori dell’AVSI hanno insegnato qualcosa di nuovo e molto particolare ai bimbi. Con Willy hanno imparato i canti dei bambini nigeriani, con Ernest hanno invece conosciuto la triste storia dei bambini soldato della Sierra Leone e con Silvana Ninivaggi hanno costruito giocattoli con materiali poveri e riciclati.

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Ultimo aggiornamento del sito effettuato  il: 26 settembre, 2008