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Stiamo
vivendo un periodo molto difficile e percepiamo nelle
persone un senso di paura diffusa, incertezza del futuro,
instabilità. Sembra smarrito il senso di responsabilità e
non si comprende più il significato del bene comune. Ci può
essere qualcosa per cui vale la pena sacrificare il proprio
interesse o privilegio particolare?
Che senso può avere l’impegno di
una ONG come AVSI, l’impegno di tanti amici che, nel
sacrificio della carità, non possono non vedere la
sproporzione fra il bisogno enorme che incontrano e le reali
possibilità di risposta ?
Il significato ultimo della
nostra dedizione è ben descritto da Mons. Giussani: “Cristo
morto e risorto è la ragione della speranza che vince la
tristezza del mondo; quando ogni mattina
ci
alziamo possiamo riprendere nelle nostre mani la certezza
della positività e della bontà ultima delle cose: quello che
ci preme e che amiamo non lo perderemo più” (Pasqua 2004).
La nostra passione per l’uomo e
per il suo destino non nasce da superficiale ottimismo ma da
un incontro che ci ha cambiato, che ci cambia continuamente
e che desideriamo comunicare a tutti gli uomini. Gli
avvenimenti di cui siamo testimoni acquistano uno
straordinario significato per tutti.
Fratel Croce ogni notte
fa in modo che ciascuno delle 6-7 mila persone, tra cui
molti bambini in fuga dai ribelli che si rifugiano
nell’Ospedale di Gulu (Uganda), si possa sentire accolto e
non sopportato. Un amico ugandese di Kitgum, Nars Oyo Odoch,
con alcuni collaboratori da anni lotta contro la
dracunculosi, malattia che nel ‘93 mieteva 70 mila vittime e
oggi, grazie a lui, è stata eradicata completamente.
Ernest
in Sierra Leone si preoccupa di realizzare scuole in cui i
ragazzi imparino il rispetto per la persona e possano uscire
definitivamente dalla violenza e dalla guerra che ha
distrutto quel magnifico Paese.
Queste, e tante altre
testimonianze, ci stupiscono quotidianamente, ci fanno
capire che anche nella circostanza più difficile e
complessa, nulla può sostituire l’io, protagonista
dell’azione e creatore di novità. Intendiamo sostenere e
incoraggiare chiunque tenti risposte positive.
“Il capitale umano di una
persona non è riducibile ad un incremento della capacità
lavorativa.
E’ innanzitutto desiderio di verità, di
giustizia, di bellezza, educato dalla fede o, comunque, da
concezioni ideali che abbiano al centro l’uomo.
Questo
desiderio è il motore che ha reso miriadi di persone
protagoniste della creatività dello sviluppo, del progresso
anche materiale della società, attraverso il contributo
gratuito all’edificazione del bene comune” (Un io per
l’Europa, un’Europa per il Mondo, C.d.O.).
Questo è stato vero e possibile
per l’Europa. L’esperienza di questi anni ci dice che è vero
e possibile per tutti gli uomini in tutti i continenti
Arturo Alberti
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